23 novembre 1980, ore 19.34, terremoto in Irpinia: trentacinque anni dal dramma

Come avvenuto lo scorso anno, l’articolo di oggi sarà un fuori programma per una giusta causa. Infatti in questa settimana, precisamente lo scorso lunedì 23 novembre, è stato trentacinquesimo anniversario del catastrofico terremoto dell’Irpinia. Quindi mi è sembrato doveroso parlare nuovamente quest’oggi di quel tragico episodio che ha lasciato dei segni profondi in terra irpina.

Dopo 35 anni ricordiamo le vittime e guardiamo le ferite non ancora rimarginate. I Comuni più colpiti furono quelli dell’Alta Irpinia, l’epicentro del terremoto, che comprendeva Sant’Angelo dei Lombardi, Lioni, San Mango sul Calore, Conza della Campania, Castelnuovo di Conza, Calabritto, Bisaccia, Lacedonia, solo per elencarne alcuni.

Sono trascorsi 35 anni da quel drammatico pomeriggio di domenica 23 novembre 1980: 35 anni di sofferenze e malaffare, appalti e container, clientelismo e una ricostruzione mai terminata. Ecco perché da queste parti il sisma è una ferita ancora aperta. I morti, la distruzione e interi paesi rasi al suolo, quasi scomparsi alla cartina geografica. Impossibile dimenticare, anche se sono trascorsi tre decenni e mezzo. Fu tutta l’Italia, all’epoca, a farsi trovare impreparata all’evento: non esisteva una Protezione Civile, né tantomeno qualcuno in grado di coordinare i soccorsi. Decine di Paesi dell’Alta Irpinia e delle vicine province di Potenza e Salerno rimasero isolate per settimane.

Una scossa di terremoto durata 90 secondi sconvolse l’Irpinia alle 19.34 del 23 novembre 1980: 2.914 i morti, 9.000 i feriti, 280.000 gli sfollati, 99 i Comuni devastati, 18 quelli rasi al suolo. Numeri già sentiti e risentiti, visti e rivisti ma che fanno sempre riflettere. Per un minuto e mezzo le scosse travolsero case, scuole, ospedali, interi borghi dell’Irpinia e delle province di Napoli, Salerno e Potenza. Centinaia di paesi semidistrutti, migliaia di morti e feriti, uno Stato tardo a capire e lento nella reazione. La generosità dei volontari fece da contrappunto allo scandalo politico.

L’Italia è da sempre un paese esposto a frane e terremoti e quello dell’Irpinia fu uno dei più tragici. Il primo ad arrivare sul luogo della tragedia fu, il lunedì pomeriggio, il Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, che, inseguito dalle grida, dai pianti e dalle implorazioni dei sopravvissuti, non poté e non seppe dare risposta ai terremotati. Il Presidente, tornato a Roma sconvolto, decise di lanciare un messaggio al Paese e giovedì 27 novembre, parlando alla televisione, pronunciò parole di vergogna, che rappresentano ancora oggi un pezzo di storia d’Italia.

Gli aiuti arrivarono disordinatamente e in ritardo, mentre i superstiti, lamentandosi, finivano di morire tra le macerie. Ci furono anche dei miracoli: quindici bambini, sepolti per tre giorni sotto le macerie, vennero salvati a Senerchia, piccolo paese dell’Alta Irpinia, quasi completamente distrutto dal terremoto. E dovunque, come sempre in questi casi, si ebbero esempi di straordinaria generosità e di vergognoso sciacallaggio. Si mossero per primi, da Roma, Firenze, Bologna, colonne di volontari che tuttavia, per mancanza di mezzi e per la pessima condizione delle strade, non sempre riuscivano a raggiungere in tempo le zone terremotate. Il disordine era drammatico, le autorità locali sembravano impotenti. I sopravvissuti chiedevano aiuto, viveri, medicinali, coperte, mentre i feriti continuavano a morire.

Prima pagina de Il Mattino S.Angelo dei Lombardi Conza della Campania (1) Caposele CalabrittoCome detto, i comuni più colpiti furono quelli dell’Alta Irpinia: Andretta, Sant’Angelo dei Lombardi, Lioni, Bisaccia, Conza della Campania. Lunedì è stato nuovamente il 23 novembre ed e stato ancora il giorno del ricordo: come accade puntualmente da 35, ci saranno state cerimonie di commemorazione senza sentire la necessità di dover chiedere scusa ad una terra prima distrutta da una calamità naturale, poi violentata per decenni da una ricostruzione lenta e improduttiva.

Oggi ho ritenuto doveroso interrompere il nostro viaggio sulla ferrovia dimenticata per parlare del tragico evento del 23 novembre 1980 perché occorre ricordare per non dimenticare: l’Irpinia e gli Irpini non possono e non devono dimenticare!

Vi rinnovo il nostro appuntamento a giovedì prossimo per riprendere il nostro viaggio in treno sulla linea Rocchetta-Avellino e far visita a Morra De Sanctis.

UN VIAGGIO NELLA NOSTRA AMATA TERRA:
L’IRPINAUTA DI SALVATORE NARGI