23 novembre, il “terremoto” può venire da Crotone

Cari amici,
questa trasferta di Crotone mi porta indietro di 10 anni. La mente corre a quell’11 maggio 2003, quando l’Avellino vinse 1 a 0 con gol di Sasà Marra. Credo che raramente come quel giorno avvertii la distanza dalla mia terra natale, esultai a Milano, dove vivevo e senza l’ausilio dei moderni mezzi di comunicazione che allora erano ai primi passi, credo che la notizia mi venne in diretta dallo Scida da qualche numero di telefono familiare opportunamente allertato per gli aggiornamenti.

Alla fine si rivelò solo un nuovo, amaro, “ascensore”, ma non rivanghiamo. A volte mi viene di fare il calcolo dei chilometri percorsi in macchina nella mia vita per lavoro, famiglia, diletto e tifo sportivo e per grandi linee ne conto un milione e mezzo. Tanti. Cosicché in questi giorni mi viene da sorridere alla macabra idea di un incidente che – in base alle statistiche – poteva anche capitarmi. Al netto del dolore che avrei causato alle persone care, che cosa mi sarei perso, alla luce delle cose che mi stanno capitando in questi giorni, e sarebbe stato davvero un peccato.

Crotone Avellino Marra

A Roma abbiamo da qualche tempo istituito il calcetto per prepararci a vedere la partita insieme e c’è un ragazzo di Avellino che studia nella Capitale, che per ragioni di somiglianza lo abbiamo soprannominato Terracciano. Cosicché sabato scorso quando al Legend Pub stavamo vedendo insieme la partita, noi dell’Avellino Club Roma, come facciamo da qualche tempo – eravamo una cinquantina, forse più – e ho visto la gente darsi di gomito («Hai visto Terracciano?») pensavo che fosse uno scherzo, o che si riferissero al nostro Mario Dal Gaudio sosia del nostro portierone di San Felice a Cancello. Dall’ingresso ho allora iniziato a sbirciare attraverso i vetri perché, confesso, non amo essere messo in mezzo negli scherzi. Ma altro che scherzi, era davvero lui: in cura nella capitale a “Villa Stuart” ci ha fatto la sorpresa di venire a soffrire con noi a vedere il derby con la Juve Stabia, e alla fine ha anche risposto al richiamo «O Terracciano salta con noi», e come si è potuto vedere si è messo davvero a zompare insieme a noi. Cosicché se col Crotone, ora, dovessi scorgere al pub una sagoma che assomiglia ad Alessandro Fabbro (hai visto mai, tante volte…) non penserò al nostro Sergio Ianniello, soprannominato Fabbro, ma proprio a lui, “The Wall”, anche lui in cura nella clinica capitolina.

Li tratteremo bene, state certi, li teniamo in caldo per un rientro che sia il più veloce possibile, non ce li terremo stretti nella Capitale. Giorni di popolarità per noi di Roma, con video che sono andati sul Messaggero (che ha dedicato a noi del club un’intera pagina) e sul Mattino, da Avellino ci avrete visti anche su Irpinia tv. Ma state certi, non ci siamo montati la testa, il nostro statuto sociale, un po’ come questa rubrica, potremmo riassumerlo in due parole: Massimo Rastelli. Ossia: spirito di gruppo, intercambiabilità, abnegazione e aggiungerei amicizia, parola che il nostro mister pratica e vive molto bene, applicandola al calcio, pur senza cadere nei sentimentalismi che sono un’altra cosa.

Presenti come sempre in tutti i campi ci saremo anche a Crotone, con il nostro stendardo, con il mitico Claudio De Pascale lanciato verso l’impresa solitaria, stavolta, a nome dei lupi romani. Ci manda Picone, nel senso che qualche inghippo burocratico che si era creato in Calabria è stato risolto in quattro e quattr’otto dal dottor Pasquale Picone, numero due della questura irpina, che ringraziamo, per confermare l’autorizzazione al nostro vessillo in base alla un po’ cervellotica normativa vigente.
Due note stonate, ora. Come può la società teorizzare, come è accaduto, che non si premia quello che il mister indica come obiettivo, cioè la salvezza? Che contraddizione è mai questa? Patron Taccone, a lei la mia grande stima per aver riportato l’Avellino in luoghi dove si respira aria fresca d’altura, ma non possiamo smentire il mister così palesemente (anche se ormai la salvezza come obiettivo non regge più tanto, è vero).

Di Somma

Altra nota stonata. Salvatore Di Somma, per qualche polemica di troppo di cui è stato vittima. Non me lo toccate, l’ho già detto, ma qualcuno ci prova ancora, e fra le gioie grandi di questa settimana ho ricevuto la sua richiesta di amicizia su Facebook, segno chiaro che ha letto le parole di gratitudine che ho inteso scrivere nella scorsa Rastellata, per il sogno che ci ha regalato, da ragazzi: chi ha l’età mia non può dire diversamente. Chi ha qualche anno in meno però dovrebbe ascoltare, come io ascoltavo a scuola estasiato il racconto del professore Evangelista della promozione di Catania sottrattaci a tavolino, con il triste presagio del radiocronista siciliano Niccolò Carosio, dopo che la scarpa del cannoniere Fabbri fu esposta da Pepere al Corso. Le leggende, direbbe Gerardo Carmine Gargiulo, si tramandano di padre in figlio, e forse se avessimo più rispetto delle bandiere di ieri riusciremmo a riconoscere anche quelle di oggi che non mancano ma a volte non le rispettiamo abbastanza.

E, 33 anni dopo quel 23 novembre 1980, risuona ancora il racconto del roccioso libero di Castellammare di quella donna che aveva perso tutto ma vedendolo gli disse, riferendosi alla vittoria contro l’Ascoli, quella drammatica domenica: “Però, che bella partita che avete giocato!”.

Ma veniamo alla partita di oggi. Partita difficile e ricca di insidie così come pieno di insidie è il mio tentativo di indovinare la formazione, di nuovo. C’è l’incognita D’Angelo che decide all’ultimo momento. C’è l’incognita maltempo che allontana, forse, l’esordio di Togni, ormai quasi pronto. E c’è Angiulli che scalpita. Stavolta, mister, è davvero dura interpretarti e prevedere responsi medici e metereologici insieme. Puntando sulla generosità del guerriero di Ascea, però, dandolo in campo, io ipotizzerei un Millesi vice Schiavon con Bittante che si riprende la fascia sinistra, e naturalmente Izzo che rientra dietro e Zappacosta a destra.
Quindi.

SECULIN, IZZO, PECCARISI, PISACANE, ZAPPACOSTA, D’ANGELO, ARINI, MILLESI, BITTANTE, CASTALDO, GALABINOV.

E speriamo che in questo 23 novembre il vero terremoto possa venire da Crotone