25 Anni di Bidoni dell’Avellino Calcio: da Ravanelli a Togni

In comune tra di loro non hanno quasi nulla. Hanno giocato in epoche calcistiche diverse, hanno indossato – nella loro carriera – magliette diverse, hanno avuto storie e vite diverse, e qualcuno di loro – addirittura – è riuscito a salire sul tetto del mondo. A guardarli bene, però, ci sono due cose che li accomunano e li legano più di ogni altra particolarità: tutti loro hanno indossato la maglietta dell’Avellino. E tutti loro, a volte per colpe di altri, lo hanno fatto in maniera poco fortunata, lasciando in allenatori, presidenti e – soprattutto – tifosi, ricordi per nulla dolci. In una parola, tutti loro – nonostante per alcuni poi la storia abbia poi detto altre verità – sono diventati i “Bidoni” dell’Avellino calcio.

VOLA… PENNA BIANCA VOLA – Anno di grazia 1990. L’Avellino arriva dal dodicesimo posto dell’anno prima in serie B e punta, nel campionato che verrà, a migliorare la propria posizione. Francesco Oddo può contare su una squadra tutto sommato attrezzata per la cadetteria e salvarsi non sembra un miracolo. Tutto sbagliato. I Lupi, a fatica, si salvano soltanto all’ultima giornata grazie al pari sul campo della Cremonese e alla miglior classifica avulsa rispetto a Salernitana e Cosenza, che si giocano lo spareggio. Fabrizio Ravanelli quel giorno a Cremona, però, non c’è già più, bollato in Irpinia come “Bidone”. Acquistato soltanto dodici mesi prima dal Perugia, con cui aveva fatto faville, Penna Bianca non si ambienta mai in Irpinia e prima ancora che inizi il campionato viene ceduto alla Reggiana, che – proprio grazie a un suo gol – sbancherà il Partenio. Di scudetti e Champions, poi, meglio non parlare.

“LUPETTO” SI’, LUPO NO – Dalla polvere delle offese irpine alla gloria in serie A per Ravanelli. Percorso praticamente inverso, invece, quello di Graziano Mannari. E’ il campionato 1991-1992, il nuovo Avellino di Tedeschi si affida a Bruno Bolchi, prima, e Ciccio Graziani poi, che non riusciranno a evitare la retrocessione, anche abbastanza indegna. Nulla potrà fare il “bomber” – si fa per dire – che ai tempi del Milan aveva ottenuto la benedizione di un certo Ruud Gullit – che lo chiamava “Lupetto” – e che si era tolto lo sfizio di segnare al Bernabeu contro il Real in un’amichevole vinta 3-0 dal Diavolo. Indimenticabile la sua esperienze all’ombra del Partenio: zero presenze, zero gol e “chi s’è visto, s’è visto”.

PICCIONI E IL SALUTO DELLA SUD – Se il biennio 92-93, 93-94 scorre via senza infamia né lode – con un sesto e un nono posto nell’allora serie C, il campionato 94-95 è quello della festa per i colori biancoverdi. Festa alla quale non partecipa l’amato – e anche molto – Piccioni Walter da Giulianova. Per carità, nel ’95 è poco più che un ragazzino e quindi ha poche colpe – anche perché non mette mai piede in campo -, ma la sua storia con l’Avellino inizia quell’anno. E finisce nel 2001, quando saluta piazza Libertà. Centrocampista con libertà di offendere, ad offenderlo puntualmente sono i tifosi dell’Avellino. Il culmine si raggiunge a gennaio 2007: l’Avellino capolista perde 4-0 a Manfredonia, con gol e prestazione super proprio di Piccioni. E dalla Sud arriva l’immancabile saluto: “Picciò, Picciò è la Sud che te lo chiede, va…”.

PRISCIANDARO, BOMBER DI ZERI – Passano dodici mesi, e nonostante il terzetto in panchina – Boniek, Orrico, Pace – l’Avellino retrocede. Così, il campionato 96-97 dovrebbe essere quello della vendetta, della risalita. Dovrebbe, appunto. Perché i Lupi, che cambiano di nuovo tre allenatori – Casale, Zoratti, Di Somma – chiudono la stagione di serie C con un anonimo dodicesimo posto. Gran merito va a Gioacchino Prisciandaro, che nell’avventura irpina realizza la bellezza di due, sì due, reti. In carriera poi diventerà il bomber da oltre duecento reti, traguardo festeggiato con la maglia della Cremonese. Da due a duecento, questione di zeri.

CHI L’HA VISTO GIL? – La stagione 97-98 scorre via senza grossi patemi: Antonio Sibilia, come da tradizione, cambia tre tecnici – Morinini, Cerantola, Lombardi – e saluta l’arrivo all’ombra del Partenio di un trio di “Bidoni” niente male: Giuseppe Anaclerio, Mario Bonfiglio e Massimiliano Fanesi. Talmente tanto “Bidoni” che non sono stati neanche buoni “Bidoni”. Nulla a che vedere, invece, con l’esaltante avventura irpina di Nelson Gil Gomes. Estate 1998, Sibilia e Geretto scommettono sul ragazzo angolano che arriva dal Benfica: il curriculum non è male, i piedi – dicono – neanche. Risultato? Tre partite, non una finta, non un gol con le sue scarpette rosse, ma uno stiramento che lo cancellerà dai radar. “Bidone” e pure desaparecidos.

Gil Gomes
Gil Gomes

“JAMM A’PPERE A MONTEVE’…” – L’esterofilia colpisce ancora, e questa volta con più forza, nel 2001, l’anno del sogno infranto e dei “traditori” di Catania-Avellino. Il “Bidone” questa volta arriva dal Sud America e porta il nome e il cognome di Jonathan Vidallè, che quando giunge al Partenio ha giocato già nella serie A argentina, cilena e svizzera. Evidentemente il Partenio gli fa dimenticare come si gioca a calcio e, soprattutto, come si segna. Tanto che la Sud gli “dedica” un coro per informarlo che in caso di suo gol è pronta la spedizione da Mamma Schiavona. Con l’Avellino di gol ne farà uno solo. Contro l’Avellino anche, con la maglia de L’Aquila in un 2-2 che ai tifosi avellinesi ancora fa male, anche perché il buon Jon pensò bene di zittirli tutti.

EDDY E PAPE, LA STRANA COPPIA – Altro giro, altro straniero. Anzi due, giusto per non far mancare nulla al popolo biancoverde. Perché nel campionato 2001-2002 hanno la fortuna di calcare il Partenio – sì, la fortuna è la loro – niente meno che Eddy Bembuana-Keve e Ousmane Pape Sené. Congolese il primo, camerunese il secondo, in due realizzano la bellezza di cinque gol, nonostante entrambi – almeno sul cartellino – siano attaccanti. Molte di più, invece, le bestemmie messe “a tabellino” dai tifosi per colpa loro.

ARGENTI-NO – Che l’Avellino, almeno quello degli anni Duemila, non abbia gran fortuna con gli stranieri lo si capisce nel 2002-2003. Salutati con enorme dispiacere Bembuana e l’amico Sené, al Partenio arrivano due argentini tutta classe e fantasia: Javier García e Milton Pereyra. La fantasia, più che altro, è quella che devono metterci i tifosi per immaginare una giocata o un gol. Bollettino, complessivo, dell’esperienza dei due in Irpinia: quattro partite, zero assist, zero gol.

PENA…RELLI – I due anni successivi – retrocessione con Zeman e promozione col Napoli – trascorrono tranquilli, almeno dal punto di vista dei “Bidoni”. Lo stesso non si può dire per l’annata di gloria 2006. Ad Avellino approda Luigi Panarelli e, inspiegabilmente, Oddo prima e Colomba poi decidono di fargli arare – non in senso lato – la fascia laterale. I risultati sono abbastanza modesti. E, per sua sfortuna, anche al di fuori dal campo. Per informazione chiedere a Laura Torrisi, a quel tempo “soltanto” una concorrente del Grande Fratello, che ebbe il coraggio di rifiutare una proposta di matrimonio che il nostro Gigi le fece in diretta tv. Come si dice, “Bidone” e mazziato.

ASCENZI, BUBU’ SETTE(TE) – Nel 2008, l’anno della retrocessione e del ripescaggio dopo il trio Sarri, Carboni, Calori, lo scettro di “Bidon of the year” se lo prende di prepotenza Marco Ascenzi da Roma. Comprato non si sa bene perché, il bomber segue la regola del 7: si mette la numero sette sulle spalle e gioca sette partite. Come dite, fa sette gol? Non scherzate.

FALLA, WILLY – Passano dodici mesi e la maledizione del sette(te) continua. Da un numero 7 all’altro, da un bidone all’altro. Nel campionato 2008-2009, infatti, il trono non può che prenderselo Willy Aubameyang, giovane di belle (?) speranze che arriva dal Milan e che in trenta partite, trenta, segna un solo gol contro il Parma. Ad Avellino, però, soprattutto in zona curva Sud, nessuno ha mai dimenticato quel simpatico ragazzo di colore al quale era dedicato un coro da vero “bomber”. Come faceva? “Falla Aubameyang, falla facci fumà…”.

Willy Aubameyang
Willy Aubameyang

I NUOVI BIDONI – Se Willy “bidoneggiava” a tutta forza in B, altri hanno seguito le sue orme nei campionati minori, diventando suoi degni eredi. Come dimenticare il buon Diego Acoglanis, argentino che mai ha mostrato appieno le sue doti in Irpinia, o il “cervello” Lucas Correa, altro degno esponente della corrente dei “bidonisti”. Lo scettro di “Bidone”, però, al momento si trova ben saldo nelle mani di Romulo Togni. Arrivato dal Pescara nel 2013, in Irpinia ha combinato davvero poco, salvo qualche lite, qualche calcio a una panchina e un’ammenda. Per il resto nulla di nulla. Il trono, ad ora, è ben caldo sotto il suo sedere.

In attesa del prossimo “Bidone“. Perché la magia della storia del calcio, in fondo, passa anche dai loro piedi.

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