Addio ad Abbatini, giocò anche nell’Avellino

E’ venuto a mancare all’età di 78 anni Bruno Abbatini. Giocò nell’Avellino dal 1965 al 1968, collezionando nelle tre stagioni in biancoverde, con la fascia di capitano sul braccio, 87 presenze e 13 reti. Nativo di Genzano, classe 1938, Abbatini muove i primi passi proprio nella squadra della sua città, il Cynthia. Nell’estate del 1959 è acquistato dalla Roma, che lo gira in prestito prima all’Ostia Mare e poi al Tevere Roma.

Nella Roma
Nella Roma

Più volte titolare della Nazionale semiprofessionistica, nel 1961 torna nuovamente nella capitale. Alla corte di Carniglia, e con in squadra gente dal calibro di Schiaffino e Angelillo, Abbatini gioca due partite in serie A. L’esordio in massima serie, datato 17 dicembre del 1961, è da incorniciare. Contro il Padova, Alberto Marchesi, corrispondente de “Il Corriere dello Sport”, gli tributa elogi destinati solo a grandi campioni: “ Abbatini si è guadagnato i galloni sul campo, in alcuni momenti ha entusiasmato la platea con le sue fughe, i suoi insidiosi cross e i suoi tiri prepotenti ”. Gioca, da titolare, un’altra gara contro l’Udinese, poi la lenta discesa nelle categorie inferiori. Un anno, in prestito, al Cesena (20 presenze e 7 reti in C), poi il biennio, in serie B, con la casacca del Padova (61 presenze e 4 reti).

Abbatini

Nell’estate del 1965 l’approdo in Irpinia. La squadra allenata da Giunchi cerca esperienza in attacco, Abbatini, ala con il vizio del gol, sembra essere l’uomo giusto. La prima stagione in biancoverde, però, non è esaltante (29 presenze e solo 2 reti), complice anche il comportamento del calciatore che non riuscì ad ambientarsi bene in serie C. E’ nella stagione seguente che Abbatini si ricorda di essere calciatore di categoria superiore. Con il suo rendimento, pressoché discreto per tutto l’arco del campionato, porta l’Avellino a lottare per la promozione in B, poi sfumata ai danni del Bari. Ala estrosa, a Roma gli avevano affibbiato il nomignolo di “ Il sinistro proibito”, ad Avellino diventò “ Schiccherò”, per via dei suoi tiri potenti come schicchere. Un’altra stagione in biancoverde, sempre in serie C, chiusa con 26 presenze e 5 reti, poi, nel 1968, il passaggio al Sora.