Allo stadio con Arturo nel cuore

Cari amici,
avevo deciso di riporre l’elmetto indossato qualche settimana fa in difesa del gruppo e del mister – come i miei 12 lettori sanno – quando ho capito che il gioco si stava facendo duro. Poi le cose si sono tranquillizzate, per fortuna, ma non ancora del tutto. Poco c’è mancato che il tema dei torti arbitrali non sia entrato nella più folle campagna elettorale della storia repubblicana. Il tema lo avrebbe certamente affacciato in un finto “Porta a Porta” il finto Vespa Giampaolo Fabrizio qui ritratto con il finto Grillo immortalati nel selfie di Francesco Marzullo. D’altronde il Vespone di “Striscia” ha il papà irpino di Altavilla, dove riposa (neanche a darci queste notizie è buono l’inutile altavillese Rino Scioscia. Ahah. Rino, Rino… Grazie invece a Francesco che ce le fornisce) e prima o poi Giampaolo lo agganceremo per il club di Roma, che fra due settimane festeggerà il primo compleanno, chissà che non sia quella l’occasione giusta.

Grillo e Vespa di Striscia la Notizia
D’altro canto con lo “scarto” dei nostri torti, neanche con uno di quelli da noi considerati più più gravi, ci ha campato alla grande – sempre parlando di “Striscia” – Cristiano Militello, che ha tributato al trapanese Nizzetto la palma del migliore cascatore di “Tutti giù per terra” per il rigore gentilmente concesso dal pessimo Ghersini di Genova contro di noi.
La situazione in chiave play off è peggiorata lunedì scorso, con le vittorie di Bari e Siena: una volta che il Latina poteva farci una favore si è guardato bene… Quanto al Bari lasciamo stare. Ora gli arbitri condannati si mettono a fare pure i dirigenti. Roba da evocare il libro appena uscito del bravo collega Ivo Romano: “Gioco sporco“.

francesco buonocore copia

Ma a completare il quadro del lunedì nero che ci siamo lasciati alle spalle, a parte il confronto notturno fra i “veri” Vespa e Grillo che però ci siamo risparmiati, a sera c’è stata una notizia che ci ha mandato nello sconforto. Arturo Vignola, trentenne operaio conciario di Solofra, grande tifoso dell’Avellino, ha deciso di farla finita. Non ho fatto in tempo a conoscerlo, ma è come se lo conoscessi da sempre, visto che era un aficionado delle carovane dell’onnipresente Angelica Modano, di cui era inseparabile amico, al pari di Angela Nappo, Stefania Merolla e Raniero Biancardi che mi hanno parlato di lui. Non credo alle storie che ora bisogna vincere per lui, una vita che va via non si recupera più, purtroppo, è una grande sconfitta che ci interroga, e capisco fino in fondo la povera Angelica che non riesce a darsi pace per non essere riuscita ad essere la sua àncora di salvezza. Ma ricordarlo – certo – è un dovere irrinunciabile, da credente lo farò nel mio cuore nella messa domenicale, immaginerò che fra le braccia aperte del buon Dio potrà ritrovare quel sorriso che si scorge nelle foto è che è andato irrimediabilmente smarrito in questo lunedì nero di maggio.

Arturo Vignola tifoso avellino
Arturo farà sempre parte della nostra famiglia di appassionati dei colori bianco verdi, che sanno anche condividere la sofferenza, come insegna la strenua lotta di Paolo Pagliuca che, tuttavia, nel suo caso, sembra dare lui forza a noi. Grande, Paolo! Il nostro compito ora è di stare sempre all’altezza di queste vicende che ci interrogano e ci sfidano, senza mai cedere alle contese effimere, alle divisioni, alle meschinità con le quali a volte cercano di dividerci.
Se abbiamo scelto il mister come simbolo di questa rubrica non è per caso. È perché pensiamo – lo ribadiamo, a rischio di annoiare i 12 lettori abituali – che il suo metodo e il suo gruppo di lavoro siano delle grandi garanzie perché non scivoliamo nei nostri solidi difetti autolesionisti del passato e riusciamo a dare il meglio di noi, come sta accadendo in questi anni. Se sarà vittoria con la Reggina, cosa di cui siamo tutti convinti (ma piano, andiamoceli prima a conquistare questi tre punti) la nostra battaglia sarà ultra-vinta. Oltre alla salvezza con ampio margine di anticipo, oltre all’esser stati sempre nella parte sinistra della classifica, saremo stati capaci di lottare per l’obiettivo più ambizioso fino all’ultimo. Io insisto, c’è da esser felici di tutto ciò. Ci riusciremo, non ci riusciremo, a entrare nei play off, lo vedremo dopo Padova. M di sicuro c’è da essere felici già così e fiduciosi per il futuro. Perché forse, torti arbitrali a parte ( e 6 punti almeno che ci hanno tolti) a parte la sfortuna di sicuro lo scotto della neo-promossa lo abbiamo scontato, specie in quel pessimo uso fatto dalla società del mese di riposo a gennaio. A mio avviso – lo dico sommessamente – era l’occasione per fare un discorso di grande realismo, dicendo che ci trovavamo alle prese con un obiettivo non messo nel conto, e che per perseguirlo occorrevano due condizioni: mettere in lista di sbarco tre calciatori e imbarcare un nuovo ingresso in società per finanziare un nuovo, imprevisto, investimento verso il nuovo obiettivo. Che poteva essere a quel punto la promozione diretta. Ma se due di queste condizioni non si sono verificate, bene ha fatto la società – dico io – a non andare fuori budget con tutti i rischi che avrebbe comportato e benissimo hanno fatto il mister e la squadra a restare in corsa fino all’ultimo, nonostante la miriade di avversità cui siamo andati incontro nel prosieguo, a partire dagli infortuni, a finire alle sviste a senso unico.

Mi pare che queste riflessioni siano entrate per fortuna nella consapevolezza generale, gli animi si sono rasserenati. Mi risulta inoltre che sia andato bene in settimana anche un vertice in società, unico evento positivo di questo lunedì nero. Le parole del mister, martedì, sono state chiarissime, la chiamata in causa di Taccone, se avete visto le immagini, è stata assolutamente priva di polemiche, ma solo un prendere la palla al balzo per l’inaspettato ingresso in sala stampa del presidente e del direttore sportivo. Rastelli, chiamandolo in causa, ha detto a chiare lettere che (Chievo o non Chievo, che comunque non si è fatto vivo per ora, ci fa sapere il mister) non ha alcuna intenzione di venir meno all’impegno triennale preso, e se qualcuno volesse cercarlo gli dirà di rivolgersi al presidente. A chiudere il cerchio, ecco Taccone intervenire a sua volta sul sito Tuttomercatoweb ribadendo la volontà di tener fede ai due anni di ulteriore contratto del mister, sostenendo che ci si trova bene reciprocamente.
Tutto a posto quindi, per il Rastrellatore. Tutto tranquillo. Senonché hanno ripreso da qualche giorno a farsi sentire quelle che io chiamo le “forze del male”, le deboli quanto perniciose forze seminatrici di zizzania. Che, al pari degli avvocati matrimonialisti, non sperano altro che nei divorzi per portare a casa qualche consulenza. E allora qualche dubbio resta: non vorrei mai che con queste voci – alcune fondate, alcune no – di cambiamenti societari, una figura come quella del mister (grande lavoratore ma non al soldo di alcuna scuderia) possa improvvisamente risultare ingombrante per qualche importante operazione societaria da chiudere nelle prossime settimane. Non lo auspico e non lo credo, ma resto vigile. Elmetto non più indosso, perché credo alla pace ristabilita. Ma lo tengo comunque a tracolla, alle volte dovesse servire improvvisamente.

Andrea Soncin

Concludo con la formazione. In difesa indisponibile Izzo con il dubbio Fabbro-Peccarisi in base alle comunicazioni che arriveranno dall’infermeria, ma sembrerebbe favorito il primo. A centrocampo prevedo Arini per Togni e null’altro. Dietro le punte vedo bene Ciano, per l’esigenza di rafforzare il coefficiente offensivo. Prevedo poi una chance data a Soncin, per il gravoso impegno in nazionale sostenuto da Galabinov, che potrà essere arruolato nella ripresa.
Quindi: SECULIN, ZAPPACOSTA, FABBRO, PISACANE, BITTANTE, D’ANGELO, ARINI, SCHIAVON, CIANO, CASTALDO, SONCIN.
Forza lupi, allora, con un pensiero al caroArturo. Riposa in pace, carissimo amico!