Amarcord 1912, Antonio Pecoriello: una vita dedicata all’Avellino

Ci sono Presidenti e presidenti, ci sono Presidenti Vincenti e presidenti perdenti. Ricordiamo Abate, Sibilia e Iapicca, che hanno scritto pagine importanti dell’Avellino calcio, ricordiamo meno volentieri Graziano, Tedeschi, Casillo e Pugliese: i peggiori visti alla presidenza. C’è chi, invece, per l’Avellino ha dato tutto ma il suo nome sembra caduto, ingiustamente, nel dimenticatoio: << La mia delusione più grande è stata quella di non essere stato chiamato per il centenario dell’Avellino. Eppure mio padre per l’Avellino ha dato tutto rimettendoci anche un mucchio di soldi. E’ stato dimenticato>>. A parlare è Massimo Pecoriello, figlio di Antonio Pecoriello, presidente dell’Avellino dal febbraio del 1984 fino a dicembre del 1985, prima di lasciare quote, e salute, al suo successore Graziano.

Una vita spesa per l’Avellino calcio, dagli anni sessanta fino a quel fatidico 28 dicembre 1985: << Fu il presidente Abate ad avvicinare mio padre al calcio: era il 1959. Da allora, fino alla carica di presidente, ha ricoperto tutti i ruoli possibili immaginabili. E’ stato vice presidente per dieci anni, senza dimenticare la carica di amministratore delegato ricoperta nell’anno della promozione in B del 1972/73. Non a caso è la persona che per più anni è stata all’interno della società>>. Una vita spesa per il calcio e per l’Avellino, la data di nascita, infatti, sembra tutto un presagio: 13 maggio 1912. Dopo l’arresto di Sibilia (<<C’era un ottimo rapporto tra loro, andavano d’accordo>>) avvenuto nel giugno del 1983, la poltrona presidenziale dell’U.S. Avellino rimane scoperta. In attesa di chiarire la posizione del Commendatore, il consiglio direttivo nomina l’avvocato Pelosi presidente. Ma c’è un problema, Pelosi ha poche quote e poco potere: << Mio padre lo diceva sempre, Pelosi era un presidente senza portafoglio.

D’altronde senza soldi e senza azioni non si comanda>>. La presidenza di Pelosi dura poco, il tempo di cambiare Veneranda con Bianchi e, a sorpresa, ecco le dimissioni. Ci vogliono tre riunioni del consiglio di amministrazione per eleggere il nuovo presidente ma, alla fine, ecco arrivare la fumata bianca. Il 15 febbraio del 1984 Pecoriello diventa il nuovo presidente dell’Avellino, con sette voti favorevoli e due contrari ha la meglio su Brogna e Spina. L’elezione di Pecoriello (in possesso di azioni per un valore di cento milioni di lire) diventa necessaria per coprire il “vuoto di potere” creatosi con la gestione Pelosi: << Aspettava quel momento dal ’59>>.

Avellino 1983-84
Avellino 1983-84

Pecoriello subentra, probabilmente, in uno dei periodi più difficili sia a livello societario che calcistico. L’Avellino, infatti, è terzultimo in classifica e l’esordio, nelle vesti di presidente, non è dei migliori: Torino-Avellino 4-2 alla 20° giornata. La squadra di Bianchi si riprende subito vincendo, la domenica successiva, al Partenio contro il Genoa anellando punti preziosi che la permettono di agguantare la salvezza a 90’ dal termine dopo il pari (1-1) di Torino contro la Juventus. Al Comunale va in scena una doppia festa: scudetto per bianconeri e permanenza in A per i lupi. Nonostante la salvezza l’Avellino chiude il campionato 1983/84 con un passivo di 3,5 miliardi, più del doppio del suo capitale sociale: <<Mio padre non badava a spese. Mai un ritardo nei pagamenti, è stato sempre puntuale. I calciatori gli riconoscevano questo, infatti gli assegni portavano sempre la sua firma con tanto di nome sopra. A lui interessava solo la salvezza dell’Avellino, costi quel che costi. Anche se la sua ambizione era di portare più in alto la squadra, ma non né aveva la possibilità>>. All’inizio della stagione 1984/85 Pecoriello viene riconfermato presidente ma, all’interno della società, le frizioni continuano a non placarsi: << C’erano dei contrasti con gli altri membri del consiglio che volevano prendere il posto di mio padre (Spina e Brogna, ndr) ma alla fine si faceva il tutto sempre per il bene dell’Avellino>>. Nella sessione estiva del calciomercato 1984, l’Avellino ripiana il passivo grazie ad oculate operazioni mercato. Spende 5 miliardi per la campagna acquisti (3 solo per riscattare Diaz e Favero dal Napoli), completando la rosa con elementi dal calibro di Colombo, Amodio, Ferroni, Garuti e, nella sessione invernale, Casale. A far pendere l’ago della bilancia sul positivo sono le cessioni di Favero e Limido alla Juventus (4,5 miliardi) più quelle di Osti, Schiavi (1,7) e Cervone (520 per la metà). A portare avanti il mercato un giovane Pierpaolo Marino: << Mio padre apprezzava molto Marino, si vedeva che era in gamba>>.

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Lasciato Bianchi ecco arrivare Angelillo: << Un signore. E’ stato un grande allenatore, era uno che faceva lavorare parecchio i calciatori>>. E’ un anno da ricordare e non solo per l’ennesima salvezza conseguita. Due partite su tutte: Atalanta-Avellino 3-3 e Avellino-Verona 2-1, ma andiamo con ordine. << A Bergamo, dopo esser andati sotto di tre gol, riuscimmo nell’impresa di agguantare un pareggio inaspettato. Io ero piccolo, al gol del pari esultai come un forsennato per poco non mi linciavano. Uscimmo dallo stadio tre ore dopo la fine della partita, destinazione Milano. Ci fu una cena con tutta la squadra, ovviamente pagò mio padre>>. Ma la partita che resta nella leggenda è quella contro il Verona. Gli scaligeri arrivano ad Avellino forti del loro primo posto e, soprattutto, della loro imbattibilità: << Nevicò tutta la settimana. Poi,il giorno prima della partita, cadde altra neve che ricoprì ulteriormente sia gli spalti sia il campo. Il Partenio era ricoperto da oltre 70 cm di neve. Mio padre, per paura di perdere la partita a tavolino, affittò un macchinario all’avanguardia che spazzò il campo dalla neve caduta. Ma la cosa che più mi è rimasta impressa è che non so quante pale comprò, una miriade. Quelle pale servirono a liberare gli spalti. I calciatori, visto l’enorme sforzo, diedero tutto quella partita, tutto! Fu una vittoria di cuore!>>. Altro risultato importante è quando l’Avellino viene premiato dal Presidente delle Repubblica Pertini. E’ proprio Pecoriello a ritirare il premio “Guido Dorso” assegnato a chi, attraverso il loro impegno, contribuisce al rilancio del Sud. L’Avellino rappresentava, in campo calcistico, l’esempio migliore di tale impegno: << Pertini, fino allora, aveva premiato solo la Nazionale Campione del Mondo e la Juventus. Alla premiazione c’era tutta la squadra, disse che l’Avellino e il suo presidente gli stavano simpatici>>.

Con Pertini
Con Pertini

A differenza dei presidenti dell’epoca a Pecoriello non piace apparire: << A lui non piacevano i grandi palcoscenici e le interviste, forse per questo non viene ricordato al pari di Sibilia. Con i calciatori, invece, aveva rapporto quasi paterno. Una volta Barbadillo, che già pensava a cosa fare una volta smesso, chiese di comprare uno stabile da mio padre per aprire un ristorante, poi non se ne fece più nulla. O quella volta con Colomba. Franco aveva un fratello titolare di un mobilificio, mio padre partì e andò a comprarsi la cucina a Bologna dal fratello di Colomba. Era fatto così. Al termine della stagione i calciatori, per riconoscimento, gli regalarono una statuetta>>.

La statuetta che i calciatori regalarono a Pecoriello
La statuetta che i calciatori regalarono a Pecoriello

Ma tutti non sanno, o pochi ricordano, che è con Pecoriello che nasce l’idea del ritiro prolungato, oggi in gran voga, il quale scelse questa “punizione” dopo le tre sconfitte consecutive conseguite contro Udinese, Napoli e Milan: << Appena le cose andavamo male lui prendeva e portava tutti in ritiro. Era anche un modo per non far distrarre i calciatori, all’epoca si che c’era la pressione dei tifosi>>.Grazie alla vittoria esterna contro la Lazio (1-0 alla 28°), l’Avellino di Angellilo si regala la permanenza in massima serie.

Avellino 1984-85
Avellino 1984-85

Ma i venti in casa irpina stanno per cambiare. L’estate del 1985 è parecchio movimentata, soprattutto a livello societario. Graziano (titolare di 680 milioni in azioni) tenta la scalata al potere, rileva le quote di Sibilia e acquista quelle di Iapicca, ma viene fermato da una finanziaria interna che evita il ribaltamento:<< Sibilia promise le sue quote a mio padre, poi per qualche altro motivo le cedette proprio a Graziano. Per evitare la scalata di quest’ultimo, mio padre, che intanto aveva acquistato altre azioni, formò una finanziaria insieme a Brogna, Spina, Minichiello e Picariello per evitare di perdere la maggioranza. Alla fine tennero la società con il 51% contro il 49% di Graziano>>. Sul piano tecnico l’acquisto più importante si rivela, invece, quello di aver confermato De Napoli che, poco prima dell’inizio del campionato, firma un triennale con un miliardo d’ingaggio: << Tutti dicono che De Napoli è esploso grazie a Sibilia, ma non è stato così. E’ stato grazie a Pecoriello, aveva un debole per Nando, era il suo pupillo>>. Causa un inizio di campionato alquanto traballante, la panchina di Ivic viene messa subito in discussione:<< Dopo la partita persa contro il Como per 4-1, mio padre si arrabbiò tantissimo quando vide che, durante un’ intervista, Ivic sorrideva alle telecamere: ma questo che c…. mi ride! Per lui quando perdevi dovevi stare male>>.

Pecoriello con Ivic
Pecoriello con Ivic

Che Avellino sia una piazza calda, focosa e troppo attaccata al pallone lo dimostra quello successo a l’arbitro Paparesta, sempre nella medesima partita: << Dopo i primi quarantacinque minuti stavamo perdendo 3-1, Paparesta ne combinò di tutti i colori. Qualcuno, poco prima della fine del primo tempo, entrò nel suo spogliatoio e piazzò dei crisantemi schiacciati davanti al box della doccia. Gli fecero capire che stava sbagliando>>. Sul finire dell’anno, esattamente il 28 dicembre, la società cambia nuovamente padrone quando Graziano viene nominato presidente: << Fu l’inizio della fine. L’Avellino non è fallito con Pugliese ma con Graziano. Il suo unico scopo fu quello di smantellare tutto e di incassare più soldi possibili. Basti vedere i quasi venti miliardi incassati dalle cessioni di Diaz, De Napoli e Alessio. Chi comprò invece? Anastopoulos, il più grande bidone della storia dell’Avellino calcio. Voleva imitare Berlusconi, si presentava allo stadio con gli elicotteri……affittati. Comprò le azioni da Spina, Brogna e gli altri e così divenne presidente>>. Perso il potere per Pecoriello non c’è più posto in società: << Il giorno dopo che Graziano divenne presidente mio padre prese un ictus, aveva capito di aver perso tutto. Graziano (che intanto aveva acquistato le quote di Pecoriello, ndr) ogni mese sganciava un assegno da trenta milioni, poi  fu arrestato e il restante delle azioni cedute non vennero più saldate. Mio padre perse qualcosa come 200-300 milioni>>.

Con De Napoli
Con De Napoli

Si chiudeva così un lungo percorso durato ventisei anni, dal 1959 al 1985. Doveroso, se non obbligato, chiudere con i ricordi di Massimo, all’epoca dei fatti poco più che ragazzino: << Avevo dodici anni. E’ stato come vivere in un sogno, figlio di un presidente di calcio per giunta di una squadra di serie A. Ho visto gare di campionato con a fianco personaggi come Agnelli, Viola e Mantovani, presidenti che non esistono più. Ho ricordi stupendi di Diaz, Barbadillo e Vullo. Per non parlare di Tagliaferri, terminava le partite con il fango fin dentro le mutande: quelli erano calciatori che davano tutto! Oggi sono sempre un tifosissimo dell’Avellino, ho l’abbonamento in curva. Con me porto sempre mia figlia: ha preso la passione del nonno>>.

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<< Passava intere giornate al club di Marcantonio Napolitano, il sabato sera, la domenica prima delle partite stava sempre lì. Viveva la città e gli piaceva il contatto con la gente. È stato un vero lupo!>>