Antonio Sibilia: Si Chiude un Libro Lungo Oltre Mezzo Secolo

Con la scomparsa dell’ex Presidente Sibilia si chiude un libro durato quasi sessant’anni, con lui va via un pezzo di storia targato U.S. Avellino e di certo non basteranno poche righe per raccontare “il personaggio” Sibilia. Una storia fatta di vittorie, promozioni, calciatori presi a poco e venduti a peso d’oro; ma anche di sconfitte, retrocessioni, campionati anonimi e un via vai di calciatori ed allenatori, tanto da far passare Avellino come una sorta di Hotel. Lui, che nel dopoguerra, investì nel mattone, diventando ben presto uno dei maggiori costruttori del Sud, con il calcio naturale conseguenza. Entrò per la prima volta in società nel 1958 come  consigliere, il passo poi fu breve: vice presidente prima e Presidente dopo. Era il 23 ottobre del 1970 quando prese il posto di Abate, l’Avellino sguazza tra C e Quarta serie senza una vera identità. L’inaugurazione dello Stadio Comunale prima (dicembre 1970) e la salvezza dopo, senza dimenticare il primo avvicendamento in panchina quando sostituì Pulcinella con Piacentini. Ma è con Giammarinaro che ottenne le prime soddisfazioni andando a stravincere il campionato di C nella stagione 1972/73, squadra rimasta nella storia per gli innumerevoli record che ottenne. E fu proprio Giammarinaro la “causa” delle sue dimissioni nel giugno 1975, il tecnico ,infatti, era troppo amato dai tifosi, che ritennero ingiusto il suo  esonero. Deluso, lasciò la presidenza a Iapicca. I due si lasciarono in mal modo (come sempre c’entrava il Dio denaro) e, per ripicca e rivalsa, fondò l’U.S. Irpinia con cui ottenne anche ottimi risultati sia in D che a livello giovanile. E furono proprio i soldi il motivo che lo costrinsero a rientrare nel 1978, il primo anno di A, quando una grave crisi economica colpì la società. Un anno da consigliere e due da amministratore delegato, prima di andarsi nuovamente a sedere sulla poltrona da Presidente nel giugno del 1981.

Sibilia

sibilia in panca
In panchina, durante la partita contro la Reggina (1994/95)
Nel 2000 la cessione a Pugliese
Nel 2000 la cessione a Pugliese

E’ l’anno post terremoto e penalizzazione, conferma Vinicio in panchina ma, una volta raggiunta la salvezza , “costringe” il tecnico alle dimissioni, evitandogli di pagargli i 60 milioni del premio salvezza. Dopo “o lione” ecco Tobia, poi Marchioro e Veneranda chiudono la sua “avventura” in serie A. L’arresto, in pieno svolgimento del calciomercato, lo tolgono dai giochi. Su di lui tantissimi sospetti, poche prove: è accusato dell’attentato al giudice Gagliardi, ha rubato i fondi del terremoto, è legato alla Camorra, è amico di Cutolo. Già Cutolo, a cui regalò una medaglia d’oro che fece consegnare da Juary in persona in un’aula del tribunale. L’esilio, in Trentino, i domiciliari, prima di uscire pulito da tutte le accuse. Intanto il suo giocattolo sprofonda, retrocede prima in B, poi addirittura in C. L’estate del 1994 è l’anno del gran ritorno, invocato da tutto a da tutti. Il “suo” Avellino è sul lastrico, rischia il fallimento. Prende tutto, società e debiti e cede tutti, non vuole nessuno della gestione Tedeschi: “Porterò l’Avellino in serie A”. Intanto scuce svariati miliardi di lire e al primo colpo porta i lupi in B. Sembra fatta, il Commenda è tornato più forte e potente di prima. Sarà l’inizio della fine. L’Avellino retrocede subito, lui cambia tre allenatori ma è il presunto premio salvezza non pagato che “condanna” l’Avellino alla C. Tenta nuovamente la scalata alla B ma i campionati 1996/97 e 1997/98 si rivelano deludenti. Il Commenda ormai è stanco, non investe più. Le stagioni 1998/99 e 1999/00 sono campionati anonimi, troppo, per una piazza come Avellino.  I tifosi, delusi, iniziano a sborbottare, pochi abbonamenti  e di conseguenza poca gente sugli spalti. Il pallone si è ormai sgonfiato. Lascia definitivamente nel 2000, quando, per una cifra intorno ai sei miliardi, cede la società al duo Pugliese-Aliberti. Dopo di lui, pochi Presidenti, tanti, invece, gli Opportunisti che hanno portato l’Avellino al Fallimento. Con lui in sella, tutto questo sarebbe successo? Io non credo. Ciao Commenda….. ci mancherai e salutaci Adriano.

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