Arbitri e Diritti Tv: un Calcio marcio, ma la puzza non sta nelle Curve…

“Giudice finalmente, arbitro in terra del bene e del male”. Così cantava anni fa De Andrè, nella sua Un Giudice. Più che dare l’idea di giustizia riusciva così a trasmettere l’idea di arbitrarietà, che è ben altra cosa, e come si può notare ha una radice in comune con il personaggio che è attualmente primo nella classifica delle imprecazioni dei tifosi avellinesi, che un tempo piaceva essere immaginato come dotato di protuberanze ossee sul cranio causate dalla scarsa fedeltà delle compagne: sì, l’arbitro, insomma.

Purtroppo ultimamente la giustizia, o forse l’arbitrarietà, ha assunto un ruolo di primo piano nelle dispute tra tifosi e addirittura negli articoli di giornale, come lamentato addirittura dal presidente della Figc Tavecchio (da che pulpito…). Ma vediamo come in effetti si facciano due pesi e due misure.

Partiamo dal campo. Dopo aver assistito a una serie di sviste arbitrali grandi come una palazzina abusiva di dodici piani, domenica il caro Minelli ha saputo superare persino l’assistente di Baracani (che convalidò un gol che persino l’autore aveva visto essere in fuorigioco) cacciando per somma di ammonizioni Biraschi per un fallo di mano inesistente che ha quindi causato…. già lo sapete.

Daniele Minelli

Il punto però non è la validità o meno della decisione, che non merita commenti, ma l’atteggiamento arbitrario (appunto) che caratterizza le decisioni del giudice sportivo, che ha squalificato per due giornate il difensore, giustificando la scelta come spiegato in un altro articolo. Oltre al danno la beffa: è come se un giudice, dopo aver riconosciuto l’illegittimità della pena data, non solo non revocasse la sua decisione, ma addirittura comminasse una pena aggiuntiva. Sappiamo bene che la squalifica non poteva essere tolta, perché ciò avrebbe portato all’ammissione della colpevolezza dell’arbitro e all’invalidità della gara, decisa sull’1 a 1 proprio da quell’episodio (e dal fuorigioco segnalato a Tavano, che in realtà era un metro dietro l’ultimo difensore). Quindi non potevamo aspettarci Biraschi in campo venerdì sera; però appare effettivamente ridicolo aggiungere una giornata di squalifica.

Fuori dal campo invece succede ben altro. L’ennesima inchiesta, stavolta sui diritti tv, ha fatto emergere i soliti nomi: Galliani, Paparesta, Preziosi, Lotito. Non si fa in tempo a prender fiato dopo l’inchiesta sul caso Catania che subito si parla di tutt’altro che calcio. Personaggi recidivi, tra chi già fu coinvolto e chi ne è uscito pulito troppe volte per esserlo davvero. Ai tifosi non veniva permesso andare in trasferta dopo aver commesso uno sbaglio (ammesso che lo sbaglio ci fosse), invece qualcuno è addirittura diventato presidente di una squadra di calcio dopo aver contaminato questo gioco. In fondo si sa, errare è umano, perseverare è…conveniente.

Purtroppo per i benpensanti, stavolta i problemi non sono causati dai tifosi, unici a credere in un gioco che ormai è marcio, unici a cercare di portare la gente allo stadio e impegnarsi per togliere di mezzo questo business fatto di televisioni, prime donne che fanno pubblicità e terze divise che tradiscono i colori di una città.
Avete ragione, il calcio è marcio. La puzza la sentiamo tutti, ma bisogna guardare nella parte giusta. Non è nelle curve che dovete cercare, è nelle tribune e più spesso ai piani alti dei palazzi.

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