Atalanta-Avellino: Lupi a Caccia della Dea

Che occasione persa per l’Avellino e la sua tifoseria! Il divieto di trasferta imposto ai sostenitori biancoverdi impedirà loro di partecipare all’appuntamento con una compagine che, nonostante disponga di un palmarès senz’altro non paragonabile a quello delle big della Serie A (una Coppa Italia e cinque campionati di Serie B), può comunque vantare, alle sue spalle, una storia straordinaria e inconfondibile. Una storia che ha permesso all’Atalanta (la Dea) di acquisire il titolo onorario di “Regina delle Provinciali”, con ben 54 campionati di Serie A a girone unico disputati, dal 1929 a oggi.

La storia della società bergamasca inizia in un lontano ottobre del 1907: il suo nome trae ispirazione da una figura mitologica greca, chiamata appunto Atalanta, eroina dedita alla caccia e alla corsa. Inizialmente nata sotto la denominazione di Società Bergamasca di Ginnastica e Sports Atletici Atalanta, la stessa arriverà a fondersi, nel 1920, con la Società Bergamasca di Ginnastica e Scherma, creando, così, l’Atalanta Bergamasca di Ginnastica e Scherma semplificata, infine, nell’attuale Atalanta Bergamasca Calcio. Dopo i primi campionati di Prima Divisione, nel 1928, l’Atalanta si trasferirà dalla “Clementina” (stadio adottato dagli orobici nel periodo 1919-1928, in sostituzione del primo campo di Via Maglio del Lotto) a quello che è il nuovo impianto di gioco, dedicato, in principio, a un martire fascista, Mario Brumana. Da quel giorno in poi, la compagine nerazzurra non abbandonerà più il suo stadio che, dopo qualche anno, cambierà il nome in “Atleti Azzurri d’Italia”.

Curva Nord Atalanta
Curva Nord Atalanta

Ci sono vari momenti aurei nella storia della compagine bergamasca. Il primo successo arriva nella stagione 1962-63 quando, sul neutro del “Giuseppe Meazza” di Milano, l’Atalanta sconfigge per 3-1 il Torino, conquistando, così, il suo primo e unico trofeo nazionale conseguito nella sua storia, la Coppa Italia. Seguirà, poi, un periodo buio che culminerà, addirittura, nella retrocessione in Serie C1 verso i primi anni degli anni ottanta. Il tutto, però, si risolve nel giro di qualche anno quando, tra il 1982 e il 1984, gli orobici centreranno una doppia promozione che li riporta in massima serie. La permanenza tra le grandi durerà fino alla stagione 1986-87, anno contraddittorio per la società nerazzurra che scenderà nuovamente tra i cadetti ma, allo stesso tempo, arriverà fino al doppio confronto con il Napoli di Maradona, nella finale della Coppa Italia vinta dai partenopei. Il risultato conseguito, tuttavia, permetterà all’Atalanta di disputare, per la seconda volta nella sua storia, la Coppa delle Coppe dell’anno successivo. Gli orobici, pur affrontando, al tempo stesso, l’impegno del campionato di Serie B, si faranno valere nella competizione continentale, arrivando fino alla semifinale (persa con i belgi del KV Mechelen) ed emulando, così, il record raggiunto da un’altra compagine che, venti anni prima, aveva disputato la stessa competizione giocando in una serie cadetta: i gallesi del Cardiff City.

Il resto è, poi, tutta storia recente. La risalita in serie A, la doppia partecipazione alla Coppa UEFA del 1990 e del 1991, la terza finale di Coppa Italia persa, stavolta, contro la Fiorentina di Gabriel Omar Batistuta, il saliscendi tra A e B all’inizio degli anni duemila, fino all’ennesima promozione tra le grandi nella stagione 2011-12, con l’attuale c.t. della Nazionale Antonio Conte sulla panchina degli orobici. Da Glenn Peter Stromberg a Claudio Caniggia, da Roberto Donadoni a Cristiano Doni, passando per Alberto Fontana, Massimo Carrera, Gianpaolo Bellini, Fabio Rustico, Luciano Zauri, i fratelli Damiano e Cristian Zenoni, Fabio Gallo, Nicola Caccia, Riccardo Zampagna e, infine, la compianta promessa Federico Pisani (scomparso nel 1997 in seguito a un incidente stradale), sono tantissime le bandiere che hanno illuminato, nel corso degli ultimi anni, i cuori dei tifosi nerazzurri. Così come anche gli allenatori passati per la città lombarda: Paolo Tabanelli, Ferruccio Valcareggi, Ottavio Bianchi, Nedo Sonetti, Emiliano Mondonico (l’allenatore, che più di tutti, è legato alla storia e all’onore dell’Atalanta) e, infine, l’attuale guida Stefano Colantuono, incaricato, anche quest’anno, di trascinare gli orobici verso la conquista di una dura salvezza.

Stefano Colantuono
Stefano Colantuono

La partenza dell’Atalanta in quest’inizio di stagione, infatti, non si è rivelata facile. La Dea occupa, attualmente, la quartultima posizione in Serie A, a quota 11 punti, a un solo punto di vantaggio dal Chievo terzultimo. A condizionare, poi, il momento di Denis e compagni è il trend per niente positivo seguito dalla compagine orobica negli ultimi cinque incontri: zero vittorie, quattro pareggi e una sconfitta casalinga contro la Roma (1-2). Il tempo per calmare un pochino le acque, ovviamente, c’è: ma l’impressione è che mister Colantuono – considerato anche il prossimo impegno in campionato, di fondamentale importanza, contro il Cesena – decida di mescolare le carte nel match di domani pomeriggio contro l’Avellino, se non, addirittura, di far rifiatare l’intera formazione titolare per dare ampio spazio alle seconde linee. In tal caso, non sarebbero da scongiurare eventuali colpi di scena allo stadio “Atleti Azzurri d’Italia”, nonostante il divario tra la compagine nerazzurra e quella biancoverde sia evidente dal punto di vista tecnico e, più in generale, sul piano del confronto tra i due organici.

Un’ultima considerazione va fatta sui precedenti tra Atalanta e Avellino. Le due squadre non si affrontano dalla stagione 2005-06: nel girone d’andata, gli orobici si imposero all’ “Atleti Azzurri d’Italia” col punteggio di 2-0 e con le reti di Ventola e Soncin. Al ritorno, la sfida al “Partenio” si concluse sullo 0-0, con i nerazzurri in grado di strappare un ottimo pareggio, trampolino di lancio verso la promozione in Serie A di quell’anno. Proprio nella massima serie, la Dea e il Lupo si sono affrontati soltanto in otto occasioni: il bilancio sorride agli irpini, vittoriosi in due occasioni, contro l’unica vittoria ottenuta dai bergamaschi. Il resto, solo pareggi (5!). La speranza è quella di poter rincontrarsi, un giorno, nel palcoscenico più rilevante del calcio italiano. Ma, almeno per ora, questa vetrina può bastarci. Sperando che, dall’altra parte della vetrina, possa intravedersi una Firenze non troppo distante.

TUTTE LE NOTIZIE SU ATALANTA-AVELLINO

Leggi anche –> Colantuono: “Contro l’Avellino spazio a chi ha giocato meno”

Leggi anche –> Atalanta-Avellino, la Curva Nord Bergamo segue la Primavera