Attenzione prego attenzione, facciamolo scoppiare ‘sto pallone!

«Attenzione prego attenzione,
la Partenauto, la tua concessionaria di fiducia. è lieta di annunciare le formazioni delle squadre che scenderanno in campo fra qualche istante…». E chi lo può dimenticare…. La legge del Partenio che oggi siamo chiamati a far tornare in vigore con il malcapitato Pescara di Serse Cosmi (che dovrà farsene una ragione, ma comincerà a racimolare punti la prossima settimana) si può riassumere con due volti.

O quello per niente tranquillizzante di Giovanni Zeccardo – detto ‘o Coreano – che presidiava minacciosamente l’ingresso degli spogliatoi, o quello pacioso e rassicurante di Edio Alvino, la voce del Partenio. Quello delle formazioni lette svogliatamente e in fretta fino all’undici ospite, una svogliatezza che aumentava alla lettura delle riserve. Fino al grido. «Avellinooo!». E lì veniva giù lo stadio. “Piotti…Romano… Arbitra la partita…». Neanche si sentiva più chi era l’arbitro nel tripudio di coriandoli, fumogeni e lu-pi, lu-pi, e – tattatà, tatattattà, tattatatatta, tatattatà… – scattava immancabile la colonna sonora di Yellow submarine.

In questa settimana un gentile lettore ha inteso scrivere al portale Avellino-calcio.it rivolgersi personalmente al “Rastrellatore qui presente, in tal modo portando a sette il numero degli aficionados accertati di questa rubrica, dai tre o quattro iniziali. Grazie per l’«ammirazione» e gli altri complimenti. Ma, come forse tu stesso ti aspettavi, debbo contraddirti. L’«amarezza per lo scippo varesino» ci sta tutta. Ma Manganiello di Pinerolo non ha «ucciso i nostri sogni», come dici tu. Ci ha provato, è vero, ma ci ha fatti ritrovare più forti di prima. Capisco i tuoi sensi di colpa per aver trasmesso a tuo figlio una passione che lo ha fatto piangere, prendendo contatto con l’ingiustizia. Ma non devi aver dubbi.

Passata la delusione dobbiamo convincerci che non è il pallone che è – o l’hanno ridotto – così. E non è l’ingiustizia che fa la differenza. Non so se tu sei credente, ma ad esempio la fede cristiana, mi si scuserà per il paragone irriverente, si basa sulla più assurda delle ingiustizie. Più sommessamente, parlando di pallone come della vita in generale, a tuo figlio devi trasmettere l’idea che la differenza non la fa il fatto di non subire ingiustizie, che prima o poi conosciamo tutti, grandi e piccoli protagonisti di questo mondo, ma la capacità di saper reagire, di trovare anzi nella tua consapevolezza più forti le ragioni per insistere.

Rastelli allontana i giocatori dall'arbitro Manganiello

Noi della nostra generazione sappiamo che con questi colori abbiamo saputo reagire contro due avversità ben più difficili, quali i famosi 5 punti di penalizzazione e la tragedia del terremoto con l’esproprio del Partenio che comportò. Non possiamo arrenderci quindi di fronte a Manganiello di Pinerolo, che porta così male un cognome che tradisce antiche origini da conterraneo. D’altronde con tutte le male parole che si è preso dal capitano Ciccio Millesi se non avesse avuto la coscienza sporca avrebbe potuto arricchire il suo referto a fine gara, e non l’ha fatto.

Posso quindi dire che tanto era prevalso lo scoramento per la sconfitta interna con il Lanciano quanto è ricomparsa la fiducia dopo la gara di Varese. Ci sono tanti sintomi positivi che ci inducono a ben sperare. Penso a Togni, sì proprio lui, che consola Terracciano e penso alle lacrime di un portiere che è da noi solo in prestito e dimostra tanto attaccamento. Penso alla prova della squadra priva dei nostri 4 atleti migliori (Izzo, Zappacosta, Castaldo e Arini) e penso che con il recupero man mano di tutti e l’inserimento di Ladriere non potremo che migliorare. E non potremo che farlo già oggi, con Izzo e lo stesso Ladriere che tornano a disposizione e con Castaldo e Arini fresco papà di nuovo in campo.

Tutta la squadra a Varese ha convinto. Così come il tifo, a 900 km da Avellino, ha dato un’altra prova di sé con circa 600 presenze, fra le quali saluto il caro Gianluca Fatale (montellese trapiantato in provincia di Varese, che porta avanti con me la memoria di un grande irpino come Giovanni Palatucci) e i nostri Arnaldo Cirillo e Pellegrino Marinelli indomiti rappresentanti del club di Roma. Ma simbolica più di tutte è stata la prova di capitan Millesi, che viene anche lui da un momento difficile sul piano personale. È stato il migliore in campo, un vero trascinatore e la prova di sabato scorso del capitano ricorda tanto le sue prestazioni dello scorso anno quando portò per mano la squadra verso la insperata promozione diretta.

Millesi ha detto che con il Pescara il pallone dovrà scoppiare ed allora con il coautore Antonello Candelmo siamo andati a rivisitare un simbolo del Partenio vecchi tempi quale è appunto Edio Alvino. Con l’aiuto del figlio Lorenzo abbiamo appreso alcuni particolari succosi di questo piccolo-grande personaggio che con la sua indimenticabile voce ha contribuito a fare la storia dell’Avellino Calcio, ricordato anche nel libro di Leondino Pescatore “Avellino, che storia” dai cui ho preso questa sua foto d’epoca.

Docente di applicazioni tecniche con la passione per la tecnologia era stato arruolato dal Comune per dotare di impianto di amplificazione l’allora Comunale di Contrada Zoccolari. Non essendoci ancora la cabina radio in Tribuna Montevergine la centralina dell’impianto fu attrezzata alla buona all’ingresso della casetta-spogliatoio situata – ricorderete – sul lato sinistro (per chi guarda) dell’attuale Curva Sud- Ebbene, fra un «sa-sa-prova» e un altro arrivò a un certo punto il momento di decidere chi dovesse leggere le formazioni e la scelta, al netto di qualche speaker improvvisato che si proponeva seppellito da un «lievit’a miezzo che non è cosa cosa toa», non potè che cadere sul mago dell’amplificazione la cui voce era già risuonata a ripetizione a mo’ di prova nell’impianto semi deserto.

La mitica epopea di speaker per Edio Alvino iniziò così. Poi ci fu il passaggio in Tribuna Montevergine, a fine anni ’70, e a casa Alvino girava una cassetta sui cui furono riversate le musichette per tenere impegnato l’ambiente allo stadio in attesa della formazione fra una pubblicità e l’altra («Attenzione attenzione, oggi si bene Arnone, aranciate, gazzosa, chinotto, è un’altra cosa Arnone…»). Attorno a Edio Alvino si creò una vera e propria corte dei miracoli con i suoi riti propiziatori. C’era l’ufficiale dei vigili urbani che gli offriva immancabile una sigaretta che lui, non fumatore, doveva fumare per forza, Fra gli aficionados dei riti scaramantici pre partita nella cabina radio, a base di consumazioni di sementi e lupini, anche il compianto ragionier Guido Candelmo, papà del coautore Antonello e funzionario della Prefettura.

Una domenica, ricorda il figlio Lorenzo Alvino che fungeva da tecnico assistente, venne fuori che questa musichetta di Yellow submarine (incisa su quella cassetta conservata ancora da qualche parte in casa Alvino) mandata per ultima prima delle formazioni aveva portato bene. Così fu “promossa” dopo la lettura delle formazioni, per l’ingresso delle squadre. E – in concorrenza con “Avellino Avellino sento odor di noccioline” di Gerardo Carmine Gargiulo divenne man mano se non un vero e proprio inno la colonna sonora per la bolgia del Partenio all’ingresso delle squadre in campo.

L’epopea di Edio Alvino speaker è durata circa 20 anni, sempre a gratis, passione pura: 20 anni di pranzi consumati in fretta la domenica per non far mancare la sua voce allo stadio, che avrebbe portato male. Ci ha lasciato alla fine del 2009, annus horribilis del nostro Avellino, ricordato con uno splendido pezzo sul Mattino da Enzo Sara (personaggi e giornalisti d’altri tempi). Ma Edio Alvino ha avuto l’intelligenza di tirarsi fuori prima, senza dover scandire con la sua voce squillante (un po’ allergica alla pronuncia di Vierchowod ma anche alle bassezze che hanno portato alla fine dell’Us Avellino) la fine ingloriosa di quella bella favola avellinese.

Oggi però ne può nascere un’altra ripartendo da quello spirito, attorno a questo progetto societario e a questo allenatore. Le premesse nell’ambiente ci sono tutte se restiamo uniti. Un ulteriore tassello lo hanno messo con la loro iniziativa i “tifosi insuper…abili”, davvero una bella iniziativa questa promossa da Flavio Puleo. Se non ne fossimo convinti non saremmo neanche qui a scrivere queste cose caro tifoso deluso Luciano Pisano, che con tanta gentilezza hai voluto rivolgerti a me. Questa è almeno la mia scommessa.

E, a proposito di scommesse, oggi con un collega amante di tabelle e statistiche ne era partita una sulla presenza o meno in campo di Terracciano con il Pescara. Lui aveva azzardato su una possibile sua assenza, dopo l’incolpevole episodio di fine gara a Varese, io ho scommesso subito che no, Pietro-Saracinesca sarà ancora lì a difendere la nostra porta. Il ragionamento è semplice: si può mai parlare di furto e colpevolizzare la vittima-simbolo di questa ruberia?

Nella vigilia di Pescara un pensiero vorrei rivolgerlo anche a Vincenzo Zucchini, grande centravanti naturalizzato mediano ad Avellino ma sempre col vizietto del goal, scomparso di recente. Fu un grande trascinatore dell’Avellino in C nella grande cavalcata verso la prima promozione nel 1973. Che bella sorpresa ritrovarmelo nel 1995 negli spogliatoi di Pescara, dopo la promozione nella sfida con il Gualdo. Lo intervistai per Itv. Con un’affermazione azzardata l’allora sindaco Antonio Di Nunno me lo presentò («Sei troppo giovane, non puoi ricordare»). Macché, magari… Lo ricordavo benissimo e da qualche parte conservo pure il suo autografo… Andò via troppo presto, Vincenzo, lo pensammo ormai anziano invece avrebbe avuto ancora una lunga carriera divenendo una bandiera del Pescara.

davide-zappacosta-roma

Venendo alla formazione, tutti disponibili, tranne Davide Zappacosta. La “nostra infermeria” romana ha infatti restituito in fretta e più determinati di prima Armando Izzo e Benoit Ladriere. Caro mister, sono stati inappuntabili anche con noi, sono venuti a cena, hanno mangiato pochissimo e alle 23 erano già in piedi per andare a nanna in tempo, per essere freschi e arzilli per la fisioterapia all’indomani. E i risultati si sono visti. Altrettanto ho promesso al nazionale dell’under 21 anche lui ospite, alla vigilia di Avellino-Pescara, del club Roma. Voci lo danno in procinto di legarsi alla comproprietaria Atalanta.

Io non ho niente in contrario, caro Davide, da ragazzo a Bergamo, mentre gli altri facevano a botte, io attaccavo bottone con degli ultras atalantini, da qualche parte ho conservato ancora adesivi, sciarpe, persino qualche lettera che mi scrivevano da Bergamo. Ma la piena disponibilità a incontrare i tifosi di Avellino a Roma la dice lunga su dove sia ora la testa di Zappacosta, concentrato a dare il meglio per i nostri colori e – chissà – a tentare di conquistare sul campo quella A che lui, personalmente, conquisterà senz’altro. In attesa del suo prezioso rientro c’è da immaginare che al suo posto sarà riconfermato Bittante, che Arini si riprenda il suo a scapito di Angiulli e Castaldo a scapito di Ciano.

Con grande dispiacere del mister, che crede molto nel nuovo acquisto dal sinistro vellutato, che sarà certo impiegato nella ripresa, come seconda punta, o dietro alle punte per aumentare la caratura offensiva, se ve ne fosse la necessità. Dunque: TERRACCIANO, FABBRO, PECCARISI, PISACANE, BITTANTE, D’ANGELO, ARINI, SCHIAVON, MILLESI, CASTALDO E GALABINOV.
E – attenzione prego attenzione – facciamolo scoppiare ‘sto pallone. Tarà-tatattatà, tarà-tatattatà….

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