Avella, il regno della nocciola d’Irpinia

Dopo aver visitato Tufo, lasciamo la Valle del Sabato per ritrovarci ad Avella, comune irpino di circa 8.000 abitanti. È famosa la coltivazione della nocciola, che prende il nome proprio da questo comune (in lingua latina il nocciolo si chiama nux avellana, mentre in lingua spagnola, in lingua portoghese e in occitano la nocciola è chiamata rispettivamente avellana, avelã e avelana).

castello-di-avellaSituato nel cuore di una grande conca dell’Appennino Campano dominata dai massicci montuosi dei Picentini, è circondato a nord dai monti di Avella e a nord-est da Montevergine, entrambi parte della catena montuosa del Partenio; il Partenio è meta di pellegrinaggi per venerare la Madonna di Montevergine nel santuario benedettino del XII secolo, posto sul monte a 1270 metri. Il più importante corso d’acqua che passa per questo comune è il Clanio. Il clima di Avella è semicontinentale, con inverni rigidi e piovosi, mentre in primavera e agli inizi autunnali sono frequenti brina e gelate; in estate la siccità predomina sul territorio con rare piogge e venti di ponente e di scirocco. La vegetazione è ricca, con prevalenza di noccioleti che producono le pregiate nocciole avellane (il cui legno è citato da Gabriele D’Annunzio ne “I pastori”), ma di rilievo è anche la produzione di frutta e ortaggi.

L’origine etimologica del nome Avella è alquanto incerta e remota: le fonti più attendibili (Plinio, Severio Mauro e Ambrogio Leone) lo legano alla qualità delle nocciole che abbondano nel suo territorio, sebbene fonti non meno autorevoli lo riconducono alla particolare intensità dei venti locali che sono capaci di sradicare alberi e “scoprire edifici” (il verbo “avello” in latino ha, infatti, il significato di “estirpare con forza”). I particolari connotati orografici e paesaggistici del territorio notati da un popolo di origine greca, i Cumani Calcidesi, danno credito, secondo il Giustino, ad un’origine alquanto più poetica poiché: “un gruppo di calcidesi, giunti in zona dopo aver attraversato le gole di Monteforte, rimasero particolarmente impressionati dall’amenità del posto e dalle ondulazioni della campagna nella misura di battezzare l’intero territorio con il nome di Abel, cioè di campo erboso, adatto alla pastorizia, che ben presto si trasformò in Abella per ridurre l’asprezza della consonante finale.

monti-del-partenioLe origine storiche della città di Avella, pur non essendo perfettamente datate, risalgono ad età molto remota, certamente anteriori alla fondazione di Roma, quando già rappresentava una popolosa città. Il suo territorio si estendeva tra il massiccio del Partenio e la piana di Palma Campania in una fertile pianura di estensione ben più consistente di quella attuale, integralmente abitata dagli Osci, cioè il popolo troglodita molto affine, almeno nella lingua, alla civiltà etrusca. Essi, infatti, vivevano, prevalentemente, nelle caverne ove si rifugiavano alla vista di individui estranei e parlavano un dialetto non ben identificato, che rappresentava una mescolanza di greco ed etrusco trascritto, nei pochi documenti esistenti, sempre da destra verso sinistra. La fondazione della città di Nola costituì, per gli Osci, l’inizio di accese dispute con i conterranei nolani a causa dei continui sconfinamenti territoriali che gli abitanti della neonata contrada operavano a danno dell’agro avellano, probabilmente non risolti dalle continue rappresaglie degli avellani se si rese necessaria la costruzione di due tempietti dedicati ad Ercole perché rappresentassero i capisaldi di una ipotetica linea di separazione (il Cippus Abellanus, rinvenuto tra i ruderi del Castello di Avella, attualmente conservato nel museo di Nola, risolveva l’acerrima contesa definendo gli esatti confini territoriali). Il popolo etrusco, probabilmente di origine greca, approdò sulla penisola italica alle foci del Po e, penetrato nell’entroterra, fondò alcuni centri nella bassa Padania (Bologna, Ravenna) e rilevanti raggruppamenti abitativi, per numero e consistenza, in territorio toscano. La successiva espansione verso l’Italia Meridionale favorì la formazione di un governo federale, diviso in tre confederazioni, Nord, Centro e Sud, ognuna dalle quali era costituita da dodici città rette da Lucumone, il quale godeva di una propria autonomia e indipendenza anche nei riguardi dei popoli vicini. Il contado di Avella, ben presto passato sotto la dominazione del nuovo popolo subì l’influsso degli etruschi nei dei costumi, nella politica e nelle arti. La pratica della ceramica e del vaso di terracotta, ricco di epigrafi e di immagini di vita quotidiana, trovò, peraltro, negli avellani raffinati cultori e validi cesellatori capaci di diffondere l’arte della terracotta sull’intero territorio contado.

nocciole-di-avellaL’inserimento di Avella in una confederazione di città non favorì la sua autonomia e le ripetute lotte interne indebolirono in modo rovinoso la forza del popolo etrusco che, sottoposto alla pressione dei Romani nel Lazio e dei Sanniti in Campania, ben presto fu completamente soggiogato dai popoli invasori per cui Avella, intorno al 400 a.C. si ritrovò Sannita pur conservando le istituzioni governative etrusche (governo aristocratico e senato) e le acquisite tradizioni. Il dominio Sannita non durò molto, poco più di un secolo, nel corso del quale gli avellani non subirono eccessivamente l’oppressione dei sanniti già da tempo impegnati in continue lotte con i Romani conclusasi con la sconfitta del 293 a.C. e con il passaggio alla potenza vincitrice dell’Etruria, dell’Umbria, della Sabina, del Sannio e della Campania.

Con l’arrivo dei Romani, avvenuto quando Capua preferì la protezione romana all’oppressione sannita (399 a.C.), Avella diventò Municipio che, negli ordinamenti governativi romani, seguiva, per autonomia e libertà decisionale, solo le colonie poiché i diritti politici concessi risultarono praticamente nulli e gli obblighi militari ed economici particolarmente gravosi, nonostante l’ampio godimento dei diritti civili concessi agli avellani. Nel lungo periodo di dominazione, Avella meritò più volte la considerazione romana per la fedeltà mostrata in occasione della guerra di Pirro, delle guerre sociali (contro Irpini, Lucani, Sanniti e Pugliesi) e delle guerre di Spartaco. La cittadina di Avella non subì sorte diversa da quella che il destino assegnò all’Italia intera, destino che fu infame e malvagio se i Vandali, i Goti e i Greci la straziarono e la distrussero, ad eccezione del formidabile castello, i Longobardi se la contesero mentre i Saraceni la saccheggiarono devastandola totalmente e costringendo la popolazione a vivere tra i monti.

avella-castelloLa calma dell’intero circondario di Avella ritornò solo dopo svariati secoli, dominati da grandi incertezze e povertà, ossia allorquando, con l’avvento dei Normanni, i monti vicini, divenuti ormai ricovero sicuro dell’intera popolazione, si spopolarono e il ritorno degli avellani nelle loro antiche sedi dette origine alla Baronia di Avella che comprendeva anche gran parte dei territori dell’attuale Baiano e Cicciano. La scala feudale istituita dai Normanni al loro avvento in Italia era totalmente legata alle qualità militari, di forza e di coraggio dimostrate nelle spedizioni militari. Il già citato Castello di Avella, edificato durante la dominazione longobarda nel VII secolo e ripetutamente ricostruito, è oggi un ammasso di ruderi che lasciano presagire l’antica imponenza: la torre, le mura difensive e parte delle mura della zona residenziale. La posizione strategica del fortilizio difensivo consentiva di godere di un vasto panorama.

palazzo-feudale-avellaLa Chiesa dei Santi Martiri Nazario e Celso si trova in via Raffaello Sanzio, in Località San Nazzaro in Avella, quasi di fronte ad un mausoleo romano. Costruita probabilmente tra IX secolo e XI secolo, esisteva già nell’anno 1087 perché è citata in un documento di cessione di un terreno donato dal signore avellano al monastero di San Sebastiano di Napoli. La Chiesa della Santissima Annunziata ha annesso il Convento dei Frati Francescani. L’edificio religioso venne costruito nel 1588, con un porticato rinascimentale antistante la vera e propria entrata. L’imponente Torre campanaria è separata dal corpo della Chiesa.

Il Palazzo feudale o Palazzo del Principe Colonna Foria di Avella fu edificato nel XVI secolo e presenta un giardino ispirato allo stile vanvitelliano, in cui si erge un secolare platano.

Chiudiamo la visita ad Avella e ci diamo appuntamento con l’Irpinauta come di consueto per giovedì prossimo per ritrovarci a Baiano.

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