Avellino 1984/85, la salvezza di Angelillo

Nonostante la salvezza ottenuta al termine del campionato 1983/84, la società biancoverde chiude l’annata con un passivo di 3,5 miliardi di lire, più del doppio del capitale sociale. All’inizio della nuova stagione Pecoriello viene riconfermato presidente, ma all’interno della società le frizioni tra i dirigenti continuano a non placarsi. Nella sessione estiva del calciomercato 1984, l’Avellino ripiana il passivo grazie ad oculate operazioni mercato. Spende sei miliardi per la campagna acquisti, tre solo per riscattare Diaz e Favero dal Napoli. A portare avanti il mercato, il giovane direttore generale Pierpaolo Marino: “Noi cerchiamo un giocatore in particolare: deve essere il giovane di serie B che ha bisogno di sfondare. Oppure quello un po’ più grandicello, il calciatore navigato che cerca il rilancio”. Ad essere particolarmente ritoccata è la difesa, dopo l’addio di Di Somma il ruolo di libero viene preso da Zandonà (dall’Arezzo per 480 milioni).

Zandonà
Zandonà

Il pacchetto arretrato viene completato dagli arrivi di Amodio dalla Cavese, Ferroni dalla Fiorentina, Murelli dal Parma e Garuti dal Pisa (1,4 miliardi). A centrocampo, la società punta su elementi giovani come Colombo (750 milioni per la metà dal Monza), cui si aggiungono elementi duttili come Lucarelli dalla Pistoiese e il ritorno di Pecoraro dalla Salernitana. In attacco, “l’acquisto” più importante è la riconferma di Diaz, mentre l’arrivo di Faccini dalla Sambenedettese completa il reparto offensivo. Il mercato si chiude in attivo grazie alle cessioni di Favero e Limido alla Juventus (4,5 miliardi), più quelle di Osti all’Atalanta, Schiavi all’Ascoli (1,7) e Cervone al Genoa (520 per la metà). Anche la risposta del pubblico non si lascia aspettare. Al termine della campagna abbonamenti vengono staccate 16.329 tessere, con un incasso che supera i due miliardi di lire. Il pre campionato promette bene, nelle sei amichevoli disputate la squadra di Angelillo segna molto (ventisette reti siglate). Nessuna sconfitta e solo due pareggi contro Foligno (a preparazione iniziata) e Sambenedettese. Diaz (7 reti), Tagliaferri e il giovane Poliselli (5) i principali marcatori. Mancano le reti di Barbadillo, ma in compenso Angelillo trova una buona difesa grazie agli inserimenti di Garuti e Zandonà, con Colomba principale uomo di riferimento. In Coppa Italia, i lupi escono subito nonostante il buon cammino disputato: Bologna (0-0), vittoria contro Francavilla (2-1) e Spal (1-0), pari col il Pisa (1-1) e sconfitta esterna contro l’Inter (2-0). Nel girone i biancoverdi, a quota 6 punti, chiudono terzi dietro a Inter (9) e Pisa (7), lasciando, così, la manifestazione tricolore.

Colombo
Colombo

L’inizio del campionato si prospetta alquanto complicato, colpa di un calendario che mette di fronte ai lupi tre squadre di alto rango nelle prime tre giornate: Roma, Inter e Juventus. L’Avellino impatta all’esordio contro la Roma (0-0), poi esce sconfitta nella prima trasferta stagionale contro l’Inter (1-2). Al Partenio arriva il secondo punto in campionato contro i campioni d’Italia in carica della Juventus (0-0). Partenio gremito grazie ai 22.000 paganti (oltre 40.000 spettatori totali), con un incasso di 319 milioni di lire. La squadra di Angelillo avanza a piccoli passi, altro 0-0 contro la Cremonese (primo punto esterno), mentre alla 5° giornata arrivano i primi due punti stagionali, quando tra le mura amiche i lupi battono l’Ascoli, ultima in classifica, per 2-0. Un gol fantasma di Pecci condanna al k.o. l’Avellino in quel di Firenze, sconfitta subito riscattata la domenica successiva grazie al 4-1 inflitto all’Udinese. L’Avellino si conferma squadra ostica per tutti, almeno in questo scorcio iniziale di campionato, come lo dimostrano gli altri due pareggi contro il Napoli (0-0) e il Milan (0-0). Dopo nove giornate l’Avellino è sesto in classifica, a quota nove punti, a sole due lunghezza dalla zona UEFA. Con appena quattro reti subite è la seconda miglior difesa del campionato, dietro solo alla capolista Verona (tre reti subite nelle prime nove giornate).

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Barbadillo

Il momento positivo continua nella trasferta di Bergamo. La squadra di Angelillo conquista il quarto risultato utile consecutivo, impatta 3-3 contro l’Atalanta dopo esser stata sotto di tre reti. All’undicesima giornata, 2 dicembre del 1984, arriva la prima sconfitta interna, quando il Torino, secondo in classifica, espugna il Partenio per 1-3. Sconfitta che mette fine anche all’imbattibilità interna che durava da quasi un anno, quando fu un’altra torinese, la Juventus, ad espugnare il Partenio (31/12/1983, Avellino-Juventus 1-2). Un altro risultato importante è quando l’Avellino viene premiato dal Presidente delle Repubblica Pertini. Il 6 dicembre il massimo esponente del sodalizio irpino, Pecoriello, ritira il premio “Guido Dorso”. Tale riconoscimento viene assegnato a chi, attraverso il loro impegno, contribuisce al rilancio del Sud. L’Avellino rappresentava, in campo calcistico, l’esempio migliore di tale impegno.

Pecoriello e Pertini
Pecoriello e Pertini

Dopo il buon inizio di stagione, la squadra accusa una leggera flessione nella parte finale del girone di andata. Contro la Sampdoria (0-1) arriva la seconda sconfitta consecutiva, vittoria contro la Lazio (1-0, 13°), poi altra sconfitta esterna contro il Como (1-2). Il 13 gennaio del 1985, invece, è una data da ricordare, quando al Partenio arriva la capolista Verona. La squadra scaligera, infatti, è ancora imbattuta. Nella settimana precedente alla gara una forte nevicata mette in preallarme la disputa dell’incontro. L’intera tifoseria si mobilita e pochi minuti prima della partita rende agibile il manto erboso, ricoperto da oltre 30 cm di neve, permettendo alle due squadre la disputa dell’incontro. Contro ogni pronostico, i lupi riescono nell’impresa di battere la capolista (2-1), fermando, così, anche l’imbattibilità della squadra di Bagnoli.

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Avellino-Verona: la rete di Colombo

Dopo quindici giornate sono ben cinque i punti di distacco dalla terzultima: Fiorentina e Avellino 14 punti; Napoli 13; Udinese 11; Lazio 9; Ascoli 8; Cremonese 6. Il girone di ritorno non inizia nei migliori dei modi, con un solo punto conquistato nelle prime tre gare. Due sconfitte esterne contro Roma (0-1 alla 16°) e Juventus (1-2 alla 18°), intervallate dal pari casalingo contro l’Inter (0-0, con record d’incasso stagionale di 378 milioni di lire). Dopo tre gare difficili il calendario mette di fronte ai lupi due scontri salvezza. Colomba e soci non si lasciano sfuggire la ghiotta occasione, infatti, grazie alla vittoria contro la Cremonese (2-0, lombardi ultimi in classifica) e al pari di Ascoli (2-2), incamerano tre punti pesanti in chiave salvezza. A dieci giornate dal termine il distacco dalla terzultima, proprio l’Ascoli, è di cinque punti. Contro la Fiorentina (0-0 alla 21°) arriva un altro punto importante, poi il blackout. Appagati e con mezza salvezza già in tasca, Diaz e compagni vengono pericolosamente risucchiati nel vortice della retrocessione, dopo 2/3 di campionato di relativa tranquillità. Dopo il pari contro la Fiorentina, arrivano due sconfitte consecutive contro Udinese (0-2) e Napoli (0-1 al Partenio). Per cercare di ricompattare la squadra, il presidente Pecoriello, in pieno accordo con il comitato direttivo, decide di portare la squadra in ritiro fino alla fine del campionato. I calciatori dell’Avellino avranno soltanto la domenica sera e il lunedì libero. << La squadra, con cinque punti di vantaggio dalla terzultima, si sentiva al riparo. E invece adesso siamo di nuovo in lotta, appena un punto sopra l’Ascoli >> sono le parole di Pecoriello prima della partenza per Zingonia, luogo stabilito in vista del match contro il Milan. Il ritiro “punitivo” non porta, almeno inizialmente, gli effetti sperati. Contro il Milan (0-2 alla 24°) arriva la terza sconfitta consecutiva, ma la cosa che più preoccupa è che ora l’Avellino è terzultimo in classifica: Avellino, Ascoli e Como 19 punti; Lazio 14; Cremonese 11. In sole tre gare (22°-24°) l’Avellino dissipa tutto il suo vantaggio. Contro l’Atalanta altro scontro cruciale. Prima della gara, 5000 mila tifosi incitano la squadra davanti all’albergo, ma non basta: al Partenio finisce 1-1. Il periodo negativo in casa irpina sembra non avere fine. In quel di Torino (0-2 alla 26°) arriva l’ennesima battuta d’arresto. Dopo aver chiuso il girone d’andata a quota quattordici punti, l’Avellino è riuscito a metterne insieme soltanto sei nelle undici partite del ritorno.

Colomba
Colomba

A quattro gare dalla fine, però, Angelillo non fa drammi: << Non c’è stato nessun calo fisico. Le cause sono state molteplici, innanzitutto gli infortuni. Dalla partita di Ascoli in poi non abbiamo più avuto a disposizione tutti i titolari. Diaz, Barbadillo e De Napoli ci sono mancati moltissimo. E poi abbiamo rinunciato, di volta in volta, a Vullo, Ferroni e Tagliaferri. Così ci siamo ritrovati a dover lottare in fondo alla classifica. Ma ora siamo al dunque. In 360 minuti ci giochiamo tutto il campionato >>. La 27° giornata mette di fronte ai lupi una squadra ancora in lotta per il titolo: la Sampdoria. La squadra di Bersellini, a sole tre lunghezze dal Verona, cerca punti in chiave scudetto. Tutto sembra presagire ad una facile vittoria dei liguri, che passano in vantaggio grazie al rigore di Francis. L’Avellino sembra alle corde ma nel giro di sei minuti cambia radicalmente volto alla partita (80’ Diaz, 86’ autorete di Renica), ritornando alla vittoria dopo sette gare senza i fatidici due punti (20°-26°). A 270 minuti dal termine la classifica recita: Avellino e Como 22 punti; Ascoli 20; Lazio 14; Cremonese 13. La vittoria contro la Sampdoria spezza il lungo digiuno, e restituisce ai biancoverdi quella fiducia nei propri mezzi che sembrava smarrita. A due giornate dalla fine arriva anche la matematica salvezza. Contro la Lazio, già in B, arriva la prima vittoria fuori casa (1-0, vittoria esterna che mancava da 14 mesi). Con quasi 4000 tifosi presenti all’Olimpico, la rete di Colomba, a tre minuti dal termine, garantisce la settima salvezza consecutiva in serie A. Per Angelillo è un’impresa: << Siamo matematicamente salvi e provo una gioia indescrivibile. Abbiamo portato a termine un’impresa non facile. La salvezza ce la siamo guadagnata domenica scorsa rimontando sulla Sampdoria. All’Olimpico ci bastava un punto, poi è venuto il gol della vittoria >>. Ottenuta la salvezza, l’Avellino chiude il campionato con il pareggio interno contro il Como (1-1), facendo da sparring partner nella festa scudetto in casa del Verona (2-4). I lupi, così, terminano la stagione al quartultimo posto, con 25 punti all’attivo, solo tre in più dell’Ascoli.

classifica
Classifica finale

La Nota

 La permanenza in serie A passa dal Partenio. Il fortino biancoverde si rivela per l’ennesimo anno l’ancora di “salvezza”. In casa, la squadra di Angelillo ha ottenuto la bellezza di sei vittorie e sette pareggi (su quindici gare), ottenendo ben diciannove punti dei venticinque totali conquistati in campionato al Partenio. In Irpinia sono riusciti a vincere solo il Torino e il Napoli, mentre squadre come Juventus, Milan, Inter e Roma non sono andate oltre il pari. Diaz e compagni si sono tolti lo sfizio di battere anche il Verona, poi vincitore dello scudetto. Meno significativo il cammino esterno. Solo cinque risultati positivi conquistati, tutti, però, contro dirette concorrenti: una sola vittoria (importantissima contro la Lazio) e quattro pareggi (Napoli, Atalanta, Cremonese e Ascoli, quest’ultime due poi retrocesse). Punti che alla fine si sono rivelati pesantissimi in chiave salvezza. La stagione 1984/85 ha fatto registrare anche la più alta media spettatori mai registrata in serie A: 26.407.

partite

L’Allenatore

 Angelillo ci riprova. La sua prima esperienza su una panchina di A (Pescara, campionato 1979/80) era finita con un esonero dopo poche giornate. Nel 1980 riparte da Arezzo (C1), dove conquista una promozione in B. Nella stagione 1983/84 sfiora addirittura la massima serie, quando conduce i toscani ad un ottimo quinto posto. Inevitabile l’addio: ” Arrivo ad Avellino con la squadra già fatta. Ed è fatta bene”. La società cambia molto, e mette a disposizione del tecnico una squadra che può ben figurare in massima serie. Su tutti, la conferma dell’attaccante Diaz: “Lui e Barbadillo sono una coppia eccezionale”. Il tecnico mira soprattutto alla fase difensiva, per poi ribaltare l’azione con rapidi capovolgimenti. Il suo Avellino si esprime al meglio in casa, con un gioco fatto di scambi e velocità. Non è un caso che costruisce la salvezza al Partenio, grazie anche alle sole nove reti subite da Paradisi tra le mura amiche.

Angelillo
Angelillo

La Squadra

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Diaz

 L’Avellino si rinnova molto ai nastri di partenza della stagione 1984/85. La formazione titolare nel giro di un anno cambia di almeno 5/11, complice una ricca campagna acquisti portata avanti dalla società nel mercato estivo. Ad essere particolarmente rivoluzionata è la difesa. L’inedita linea difensiva, infatti, vede nel portiere Paradisi (29 presenze) e in Vullo (22 pr., basso a sinistra) gli unici riconfermati. Ritiratosi capitan Di Somma, il ruolo di libero è preso da Zandonà (27 pr.), con Ferroni (26 pr.) a destra e Amodio (29 pr.) stopper. Angelillo ha potuto contare anche su Garuti (13 pr.), primo rincalzo difensivo, utilizzando nei momenti di necessità anche i vari Murelli (10 pr.), Lucarelli (19 pr.) e Pecoraro (13 pr.), con questi ultimi due impiegati anche in mediana. A centrocampo, il cervello della squadra è Colomba (29 pr. e 4 reti). Attorno a lui giostra la freschezza del giovane De Napoli (26 pr.), i polmoni di Tagliaferri (25 pr.) e Colombo (30 pr. e 6 reti), abile a inserirsi negli spazi messi a disposizione dalla squadra. Nel mercato di settembre, l’arrivo di Casale (14 pr.) ha aggiunto qualità al reparto nevralgico del campo. In attacco, Angelillo si è spesso affidato al tandem tutto sud americano formato da Diaz (27 pr. e 5 reti), nel ruolo di punta centrale, e Barbadillo (24 pr. e 1 rete), con il peruviano “costretto” anche a svolgere compiti difensivi. Faccini (15 pr. e 2 reti) si è rivelato utile a gara in corso. Esordio in serie A per i vari Alessio (1 pr.), Iannuzzi (1 pr.) e Poliselli (1 pr.), tutte e tre arrivati in prima squadra dal settore giovanile.

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