Avellino, arriva il lieto fine di una stagione complicatissima

La vittoria contro il Latina mette il lieto fine a questa stagione, ma c'è da imparare dagli errori

L'esultanza di Castaldo e Ardemagni dopo il gol del 2-1 contro il Latina

È finita come tutti speravamo: l’Avellino vince di rabbia 2-1 contro un Latina, che comunque sul terreno dell’organizzazione e della condizione ha impartito una mini-lezione ai biancoverdi. Insomma, come era stato pronosticato la differenza era tutta nei nervi. E per fortuna, viene da dire.

La domanda, appena smaltita la paura dei play out con un urlo liberatorio, è ora: cosa fare? La tentazione, come è stato fatto da più parti, è quella di chiedere un repulisti, sull’onda della terribile ultima parte della stagione. Un pensiero legittimo. Ma che, con un ragionamento a freddo, non tiene un considerazione un aspetto: a inizio campionato chi avrebbe pensato che questa squadra potesse fare 52 punti e quindi salvarsi nonostante la penalizzazione di tre punti? Molti di noi sarebbero scesi a patti con il Diavolo per avere l’occasione di giocarsi la salvezza diretta all’ultima giornata.

Certo, le sconfitte contro Benevento e (ancora di più) contro la Salernitana hanno lasciato il segno. Fanno male solo a pensarci. C’è però una considerazione da fare: nelle ultime settimane  la squadra ha provato pure a combattere. Il problema era che non ce la faceva: era a riserva, una spia fissa sul rosso. E quando una squadra che punta tutto sull’ardore agonistico, come l’Avellino di quest’anno, è ferma sulle gambe sembra che gli avversari corrano il doppio. A quel punto la grinta non basta.

Hai voglia di caricare l’ambiente e di far leva sulle motivazioni di un derby: se le energie fisiche sono esaurite a causa di una rimonta dispendiosa (e al di sopra delle possibilità della squadra), proprio non si riesce a tenere compatti gli undici in campo. Del resto su avellino-calcio.it avevo lanciato l’allarme dopo la batosta di Ascoli, quando sostenevo che il rischio play out non era remoto, andando incontro a critiche del tipo “che esagerazione”. Non era un modo di gufare: era chiaro che la benzina era finita. Le avvisaglie erano arrivate già a Pisa, dove la vittoria era maturata grazie al cinismo e al fatto di trovarsi di fronte una compagine altrettanto a corto di forze, prossima al tracollo psico-fisico.

Tutto questo ragionamento deve far calibrare il bilancio di una stagione iniziata con tante amarezze e proseguita a strappi, ma che è terminata con la salvezza. Un traguardo che a fine agosto non sembrava neppure pensabile (e del resto non lo sarebbe stato senza l’arrivo di Santo Walter Alfredo da Montemarano). Insomma, passata la grande paura e smaltita la giustificata rabbia, bisogna abbassare la temperatura verso chi ha indossato la maglia biancoverde: è più saggio lasciare all’allenatore, sperando che la proprietà confermi Novellino senza se e senza ma, a decidere chi tenere o chi cedere.

Forse, in questo quadro, più che sui giocatori – nuova o vecchia guardia che sia – è meglio concentrarsi su un altro aspetto: pretendere chiarezza alla società. Perché la stratega dei prestiti per incassare qualche premio di valorizzazione è di corto respiro. La prima volta va bene, la seconda pure può funzionare. Ma alla terza occasione il meccanismo si può inceppare.