Avellino-Bologna: al Partenio lo “squadrone che faceva tremare il mondo”

Pedina di rilievo del calcio italiano nella prima metà del XX secolo, tra le prime società gloriose a essere risucchiata nel vortice del fallimento, il Bologna ritornerà al “Partenio-Lombardi”, sei anni dopo il successo dei biancoverdi sui felsinei (1-0, rete di Mario Salgado), sotto una nuova veste. La squadra emiliana, da qualche mese a questa parte, è infatti, a tutti gli effetti, “a stelle e strisce”: l’acquisizione del club, da parte della cordata americana capeggiata dal binomio Tacopina-Saputo, ha rilanciato le ambizioni e l’entusiasmo di una piazza calda, pronta a ritornare immediatamente nel calcio che conta, dopo l’amara retrocessione consumatasi nella stagione passata.

Una storia particolare, quella del calcio a Bologna. I pionieri ne furono due italiani (Arrigo Gradi e Guido della Valle), un odontoiatra svizzero, Louis Rauch, e un giovane di origini boeme, Emilio Arnstein, spinto dal desiderio di cercare nel capoluogo emiliano i futuri campioni del calcio a Bologna. Il 3 ottobre 1909 nacque, così, il Bologna Football Club: società che non faticherà a imporsi, all’indomani del primo conflitto mondiale, come realtà florida e vincente dello Stivale. Il 9 agosto 1925, al termine di un infinito duello contro il Genoa (durato ben cinque gare), il Bologna, guidato dall’austriaco Hermann Felsner, riscatta la sconfitta subita, quattro anni prima, nella finalissima della Prima Categoria 1920/21 contro la Pro Vercelli, aggiudicandosi l’accesso all’atto conclusivo della Prima Divisione 1924/25. Con una doppia vittoria sull’Alba Roma (4-0 a Bologna, 0-2 nella Capitale), i rossoblu diventano Campioni d’Italia per la prima volta nella loro storia.

Seguiranno altri sei scudetti, che permetteranno ai veltri (o anche petroniani) di eguagliare il record di campionati vinti raggiunto dalla Pro Vercelli (7). Alcuni di questi titoli sono legati a una figura leggendaria del calcio mondiale: Arpad Weisz, allenatore ungherese di origini ebree, considerato all’unanimità come uno dei mister più vincenti del calcio degli albori. Con Weisz il Bologna non solo vincerà due scudetti consecutivi, nel ’36 e nel ’37; per quanto verrà anche annoverata, negli anni a seguire, come una delle squadre più forti di tutti i tempi, riprendendo quel motto che già si era soliti pronunciare, in città, con il “mago” Felsner alla guida dei felsinei (“Il Bologna, lo squadrone che il mondo tremare fa”). Del “Grande Bologna” faranno parte giocatori del calibro di Angelo Schiavio, Carlo Reguzzoni, Francesco Fedullo, Amedeo Biavati, e tanti altri. Lo storico presidente di quegli anni è Renato Dall’Ara, un imprenditore reggiano al quale, nel 1983 (diciannove anni dopo la sua scomparsa), verrà dedicato lo stadio comunale, inaugurato nel 1927 per volere di Mussolini sotto il nome di “Littoriale” e considerato, in epoca fascista, come uno degli impianti più belli e all’avanguardia.

L’ultima occasione in cui il Bologna sale sul tetto d’Italia è datata 7 giugno 1964: a Roma, i felsinei battono l’Inter di Helenio Herrera (appena laureatasi Campione d’Europa) nello spareggio per l’assegnazione dello scudetto (2-0). Soltanto quattro giorni prima, il presidentissimo Dall’Ara era spirato, a causa di un attacco cardiaco. Qualche mese prima, inoltre, il campionato 1963/64 era stato macchiato dalle polemiche relative al caso doping scoppiato il 4 marzo di quello stesso anno: in quel giorno, ben cinque giocatori rossoblu furono trovati positivi a un test, 48 ore prima dello svolgimento di Bologna-Torino, vinta 4-1 dai padroni di casa. La FIGC assegnerà, dapprima, tre punti di penalizzazione alla compagine felsinea, salvo poi ritornare sui propri passi: decisione che peserà, e non poco, sulle sorti dell’intera stagione.

Dopo il trionfo di Roma, il Bologna andrà incontro a una fase di decadenza – pur aggiungendo, al suo palmares, due Coppe Italia (nel’70 e nel ’74) e una Coppa di Lega Italo-Inglese nel ’71 – culminata con la retrocessione in serie C1 nella stagione 1992-93 e con il fallimento del Bologna Football Club, sostituito dal Bologna Football Club 1909 il 28 giugno 1993. Il resto è storia recente: la risalita nella massima serie, la retrocessione nella stagione 2004/05 dopo lo spareggio salvezza contro il Parma, la promozione in A del 2008 e la nuova, discesa nel purgatorio della serie cadetta, aggravata dal nuovo rischio di bancarotta che ha accompagnato, negli ultimi anni, le vicende della società felsinea. Ora, però, il Bologna sembra essere al sicuro da ogni pericolo ed è pronto, dopo una fase iniziale di sbando, ad accelerare nella seconda parte di stagione, per centrare immediatamente l’obiettivo Serie A. Spetterà all’uruguaiano Diego Lopez, attuale mister dei veltri, l’arduo compito di traghettare la squadra rossoblu nuovamente tra le grandi. Obiettivo che, con qualche rinforzo nella finestra di mercato invernale, potrà rivelarsi più facile del previsto.

Una storia unica e affascinante, di cui è protagonista una società che ha, forse, ancora tanto da scrivere nel grande libro del calcio italiano. La rinascita del Bologna passerà anche per Avellino, laddove i felsinei non godono di una grande tradizione. Nelle ultime tre gare disputate al “Partenio-Lombardi”, infatti, i rossoblu hanno guadagnato solo un punto, nella stagione 2005/06 (2-2). Sperando, a questo punto, che la storia possa ripetersi, è opportuno rettificare: la rinascita del Bologna dovrà pur sempre passare, ma non certo da queste parti.

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