Avellino-Brescia: le Rondinelle, dal Divin Codino al rischio fallimento

Ultimo impegno del girone d’andata per l’Avellino che ospiterà, alle ore 15.00 di domani pomeriggio, il Brescia di Ivan Javorcic. A dispetto della tradizione che può vantare sia in Serie A che in Serie B (dove le Rondinelle detengono il record di partecipazioni in ben 57 occasioni), la compagine lombarda attraversa, da alcuni mesi, un periodo molto delicato, soprattutto dal punto di vista finanziario e societario, con le recenti dimissioni di Luigi Corioni (alla guida del club per ben ventidue anni) e la nomina a presidente di Luigi Ragazzoni.

In campionato, invece, dopo un avvio stentato, che ha portato all’esonero di Ivo Iaconi alla 18^giornata (all’indomani della sconfitta interna contro lo Spezia), il Brescia ha ripreso quota, ottenendo due risultati utili conseguiti in extremis: il 2-2 a Catania, con Caracciolo autore, a 5’ dalla fine, della rete del pari; e il 2-1 tra le proprie mura contro il Bari, con Sodinha decisivo, nel recupero, per la marcatura del vantaggio dei biancoazzurri. Quattro punti preziosi negli ultimi 180 minuti, che hanno consentito alla Leonessa di tirarsi fuori, almeno momentaneamente, dalla zona calda, distante, ora, di tre lunghezze. Eppure, i problemi sembrano essere all’ordine del giorno al Centro Sportivo San Filippo, con la squadra alle prese con le numerose assenze e con le diverse voci di mercato che danno per partenti i pezzi pregiati della rosa bresciana, Andrea Caracciolo su tutti.

Ivan Javorcic Brescia
Ivan Javorcic

A Brescia – così come avvenuto qualche anno fa ad Avellino e, in tempi più recenti, in piazze come Bari, Siena e Padova – si parla insistentemente, da diverse settimane, sulle possibilità di un fallimento societario che sembrano, con il passare del tempo, aumentare sempre più. Ad avvalorare questa tesi, il serio rischio di penalizzazione a cui le Rondinelle rischiano di incorrere: una sanzione che potrebbe rivelarsi tanto severa, quanto disastrata si rivelerà la situazione delle casse societarie. Nella città lombarda, si dibatte tantissimo sull’eventualità di veder scomparire un’altra piazza storica del calcio italiano, culla sia di grandi talenti, che di campioni già affermatisi ad altissimi livelli, intenzionati a chiudere la carriera in un club dal passato secolare, provinciale e, al tempo stesso, rilevante nel palcoscenico tricolore.

Il calcio a Brescia appare già nel 1905. La leggenda vuole che alcuni operai, nelle ore di spacco, vanno a giocare con un pallone di cuoio al Campo Fiera, primo teatro delle partite del Brescia Calcio. Alcuni ragazzi, vedendo questi operai mettersi in mostra, vengono attirati in numero sempre maggiore, facendosi regalare il pallone dagli operai stessi e organizzando un vero e proprio torneo cittadino, con le squadre che vi partecipano corrispondenti ai vari rioni della città. Il 27 luglio 1911, in seguito alla fusione delle società Victoria, Unione Bresciana e Gimnasium, nasce il Foot Ball Club Brescia che assumerà, poi, nel 1976, la denominazione attuale. Nei primi due anni di vita, la maglia del club lombardo possiede inusuali colori sociali: l’arancio e il blu. Successivamente, si passa alla divisa a strisce bianche e azzurre nel 1915, per poi arrivare alle varianti interamente azzurre utilizzate in diverse occasioni. La prima divisa con il motivo “a V” bianco appare nel 1927. Ancora oggi, il Brescia Calcio è legato a questa personalizzazione della divisa e si deve proprio al motivo “a V” l’adozione del termine “Rondinelle” per designare i giocatori in maglia biancoazzurra.
Se si eccettuano le vittorie in tre campionati di Serie B e nella Coppa Anglo-Italiana del 1993-94, il palmares del Brescia appare piuttosto povero di trofei. Nonostante ciò, la città vive di calcio e attrae, a partire dagli anni duemila, alcuni tra i più grandi calciatori del Vecchio Continente.

È la stagione 2000/01 e Luigi Corioni decide di affidare, nelle mani di Carlo Mazzone, un organico competitivo e affidabile. Arriva, nella città della Leonessa, il vincitore del FIFA World Player e del Pallone d’Oro 1993: niente poco di meno che il Divin Codino, Roberto Baggio, autore di 45 reti in quattro stagioni nella squadra in cui chiuderà la sua straordinaria carriera. Dopo un avvio di campionato molto difficile, il Brescia inanella una serie di risultati utili consecutivi, grazie ai quali riesce a ottenere il miglior piazzamento di sempre in Serie A: un settimo posto che gli vale la partecipazione all’Intertoto dell’anno successivo.

Roberto Baggio Brescia
Roberto Baggio ai tempi del Brescia

Il cammino europeo delle Rondinelle proseguirà fino alla finale persa contro il Paris Saint-Germain, in seguito al doppio pareggio (0-0 a Parigi, 1-1 a Brescia) che premierà i francesi, in merito alla regola dei goal in trasferta. Non solo Baggio, in quegli anni. Anche Luca Toni, Igli Tare, Markus Schopp, Aimo Diana, i gemelli Emanuele e Antonio Filippini, fino ad arrivare all’ex centrocampista e attuale allenatore del Bayern Monaco, plurititolato in Europa sulla panchina del Barcellona: Pep Guardiola.

Ora, lo scenario è decisamente cambiato, e il Brescia fatica persino a sfornare campioni come Marek Hamsik, ora al Napoli e nel mirino, ancor oggi, di mezz’Europa. È per questo che, nella città della Leonessa, da un po’ di tempo, si teme realmente il peggio. Ora, però, è necessario, per gli uomini di mister Javorcic, abbandonare, almeno per un attimo, le tormentate vicende finanziare e propiziare un colpaccio in Irpinia. La missione non sarà facile, contro un Avellino spinto dalla voglia di rifarsi dopo la debacle di Trapani e, soprattutto, dall’obiettivo di vendicare la sconfitta interna subita nella stagione passata al “Partenio-Lombardi” (0-1). Chi riuscirà a chiudere l’anno in bellezza? Speriamo noi…

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