Avellino Calcio, da marzo la voglia di lottare non c’è più

La sconfitta dell’Avellino a Crotone è soltanto l’ultimo tassello della striscia negativa di risultati che la squadra di mister Rastelli ha collezionato negli ultimi mesi. Il paradosso è che, probabilmente, di tutti questo sia il risultato più “giustificabile” viste le assenze che la squadra biancoverde aveva tra le sue fila.

L’inizio dell’inatteso declino per la squadra irpina ha una data: 27 febbraio, giorno della partita casalinga disputata contro la Ternana; l’Avellino era reduce da quattro vittorie consecutive e, sulle ali dell’entusiasmo, si preparava ad affrontare la squadra umbra convinta di poter ottenere l’ennesima vittoria e presentarsi così allo scontro diretto contro il Carpi del 3 marzo in piena forma. Come ben sappiamo, così non fu: con la Ternana i Lupi ottennero un pareggio, cui poi seguì la sconfitta contro la squadra emiliana qualche giorno dopo. Da quel momento in poi sono arrivate pochissime soddisfazioni a fronte di tante, ma tante, delusioni. Un refrain che sembra trascinarsi sin dallo scorso anno quando l’Avellino ebbe più o meno lo stesso andamento, e ciò che tutti si chiedono è: com’è possibile?

Ci sono varie risposte a questo quesito e, sicuramente, tra queste non si possono annoverare nè gli arbitri, come sostiene Massimo Rastelli, nè tanto meno si può iniziare a lanciare accuse denigratorie del tipo “i giocatori si vendono le partite” oppure “la società non vuole andare in serie A”. Chi afferma certe cose può anche smettere di seguire il calcio.

Un problema può essere trovato nella condizione fisica che viene ancora una volta meno in questo periodo dell’anno come fu nella passata stagione e anche in quella ancora precedente, quando l’Avellino vinse il campionato di Lega Pro (ricordiamoci la rimonta del Perugia), segno che Rastelli e il suo staff non hanno fatto tesoro delle passate annate. Altro problema è quello mentale: questa squadra viene a mancare sistematicamente quando il momento è decisivo e bisogna mettere in campo qualcosa in più della semplice tecnica o della buona volontà: serve un qualcosa in più, che può essere chiamato “killer instinct”  o ” personalità” o anche “fortuna” a seconda di come ognuno la interpreta, resta il fatto che l’Avellino e, soprattutto, il suo allenatore hanno dimostrato di non averlo e, dispiace dirlo, probabilmente non lo avrà mai.

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