Avellino Calcio: Top e Flop del 2014

È tempo di bilanci per l’anno 2014 vissuto dall’Avellino e da tutti i tifosi biancoverdi. Avellino-Calcio.it ha il piacere di proporvi i top e i flop dell’anno che sta per volgere al termine. Protagonisti di ieri e di oggi, in positivo e in negativo, si alterneranno nella nostra analisi, comprendente la seconda parte della stagione 2013/14 e la prima metà della stagione 2014/15.

I Top

Al 5° posto, troviamo tra i protagonisti del 2014 biancoverde il personaggio che non ti aspetti: David Dei, preparatore dei portieri dei Lupi e dotato di esperienza da vendere. Un lavoro esemplare di mister Dei, tant’è che, dei sei portieri che sono passati negli ultimi due anni all’ombra del “Partenio-Lombardi”, ben cinque sono scesi in campo da titolari nelle stagioni 2013/14 (Seculin, Terracciano, Di Masi) e 2014/15 (Gomis e Frattali). L’ex estremo difensore di Pistoiese, Crotone e Triestina, dopo aver compiuto tanti miracoli tra i pali, potrà ritenersi soddisfatto di vedere i suoi discepoli seguire le proprie orme.

David Dei

Al 4° posto, non possiamo trascurare le promesse del calcio italiano, Armando Izzo e Davide Zappacosta, entrambi classe 1992. Il primo si è messo in mostra nel biennio 2012/14, esplodendo nella stagione cadetta con prestazioni che hanno destato l’attenzione di mezza Serie A, in un’asta che ha visto il Genoa assicurarsene le prestazioni. Il secondo, già in orbita Atalanta dai tempi delle giovanili, è rimasto per tre stagioni in Irpinia. E, proprio come il centrale napoletano, anche il terzino sorano si è distinto nell’anno passato, grazie alla sua intelligenza tattica, alla sua fluidità e alle sue buone doti balistiche. Doti che hanno convinto Pierpaolo Marino, ds dell’Atalanta, a riportarlo a Bergamo, dove Zappacosta è titolare inamovibile dell’undici di mister Colantuono.

zappacosta izzo avellino

Al 3° posto, sul primo gradino del podio, siede Enzo De Vito, autore di un altro, strepitoso miracolo nell’allestimento della rosa biancoverde, insieme a Massimiliano Taccone. Dovendo gestire una quantità di risorse limitata, il duo De Vito-Taccone, anche quest’anno, è riuscito a mettere a disposizione di mister Rastelli un organico competitivo e affidabile, formato da giovani desiderosi di mettersi in mostra e da uomini di una certa esperienza, in grado di far compiere all’Avellino quel balzo in avanti in classifica che, a inizio stagione, era considerato quasi irripetibile.

Enzo De Vito

Al 2° posto, non può che esserci lui: il mitico Gigi Castaldo. Dapprima seconda punta, nella stagione passata, rivelandosi partner affidabilissimo di un Andrej Galabinov più prolifico, l’attaccante di Giugliano si è trasformato poi in un bomber infallibile, figurando già in doppia cifra alla 13^giornata di campionato contro il Modena. Dopo un periodo di magra, Castaldovic è tornato al gol, nel match contro il Brescia, con una delle sue prodezze: scatto in contropiede e tunnel ai danni di Arcari. Gol, fantasia, corsa e sacrificio per i suoi compagni. Semplicemente, Gigi Castaldo.

Al 1° posto, nella classifica dei Top, troviamo sua Maestà: la Curva Sud. Prima tra le tifoserie della serie cadetta, in termini di numeri casalinghi, seguito in trasferta, solidarietà per le tragedie umane (la colletta per il piccolo Armandino e lo striscione per il popolo ligure) e, soprattutto, per i suoi spettacoli coreografici e pirotecnici. La “sciarpata” che ha fatto il giro del mondo, messa in mostra allo Juventus Stadium e ripetuta nel corso di tutto l’anno 2014, è stata ripresa dalla stessa tifoseria bianconera. E le “fumogenate” nei recenti match disputatisi al “Partenio-Lombardi”, contro Vicenza e Bologna, sono l’ennesima prova di una tifoseria mai doma, anch’essa protagonista di uno strepitoso 2014, conclusosi con una salvezza nella stagione 2013/14 e un quinto posto al termine del girone d’andata 2014/15. Gli ultras biancoverdi sono quelli di sempre.

Curva Sud in festa

Menzione speciale, infine, per il grande Paolo Pagliuca, che nel 2014 è riuscito a vincere la più difficile delle battaglie.

I Flop

Al 5°posto, è Andrea Arrighini a inaugurare la classifica degli anti-eroi biancoverdi. Tanto decantato dal presidente Taccone nella sessione estiva di calciomercato, l’attaccante pisano non è riuscito a sfondare, almeno finora, al suo primo anno nella serie cadetta. Soltanto due gol in sedici presenze, tra campionato e Coppa Italia, e tanta, fin troppa corsa a vuoto per un ragazzo che, nonostante tutto, ha dimostrato quantomeno di volersi impegnare in quest’avventura con la maglia dell’Avellino. Il nostro auspicio è quello di vedere il riccioluto centravanti toscano più concreto e meno sciupone.

Al 4° posto vi è Antonio Zito, una delle delusioni più difficili da smaltire di questa prima parte di stagione biancoverde. Quanto detto pocanzi sulla speranza di vedere un Arrighini più cinico vale, ovviamente, anche per Zito, il quale avrà comunque la possibilità di riprendersi. Pesa, tuttavia, sul nostro giudizio riguardante l’esterno napoletano, la già acquisita esperienza in Serie B con le maglie di Juve Stabia e Ternana, ma venuta fin qui a mancare. Tante trivelas e cross sbilenchi, aggiunte alle evidenti lacune difensive, non fanno sperare in una ripresa a breve termine. Ma noi ci crediamo comunque. Dai Antonio!

Al 3° posto, troviamo Romulo Togni. Se Arrighini doveva essere, in questa stagione, il bomber che avrebbe trascinato l’Avellino al raggiungimento di obiettivi importanti, il “regista” brasiliano veniva etichettato, nella precedente, come il faro della squadra: colui che avrebbe dato un tocco di qualità all’intero organico. È bene sottolineare il termine regista tra le virgolette. Perché, il nostro “caro” e “rimpianto” Togni, tutt’altro si è rivelato, fuorché quel giocatore che, finanche nell’esperienza in massima serie con la maglia del Pescara, era riuscito a farsi valere sui calci piazzati e nell’impostazione della manovra offensiva. Tredici presenze e zero reti per un centrocampista segnato dagli innumerevoli infortuni e destinato a fare le valige.

Al 2° posto, abbiamo i “senatori” che, fino al giugno di quest’anno, hanno calcato il prato del “Partenio-Lombardi”: Raffaele Biancolino e Francesco Millesi. Non ce ne vogliano i più nostalgici. Sia il Pitone, sia Ciccio sono stati pezzi importanti della storia recente del Lupo, su questo non ci piove. Ma l’atteggiamento assunto nel 2014, sia in campo (con prestazioni al di sotto delle aspettative) che fuori – il polemico tweet di Biancolino al termine di Juve-Avellino e la protesta di Millesi con i tifosi della Terminio in Avellino-Cittadella sono esempi significativi in merito – si è rivelato controproducente e nocivo nei confronti di un intero gruppo che, in una fase cruciale della stagione, ha finito per deconcentrarsi, fino a perdere definitivamente il treno play-off, all’ultima giornata, contro il Padova. Alla fine, è stata cosa giusta pagare le conseguenze, con il definitivo addio all’Avellino. Rafè, Ciccioè fenuta ‘a zizzinella.

Al 1° posto, a salire sul gradino più alto dei peggiori, è sempre lui: il Comune di Avellino. Già, perché avere un ente comunale che, dopo anni di mancata ristrutturazione di un impianto dotato, ancora oggi, di una capienza limitata (10.215 spettatori), continua a mostrare indifferenza, quasi ostruzionismo, nei confronti della società biancoverde, dichiarandosi addirittura, nella scorsa estate, creditore di un debito di 300.000 euro, è uno dei più grandi scempi della situazione calcistica attuale della nostra città. E se il Comune non progetta e non fa investimenti, è il presidente di Lega Abodi a lanciare l’iniziativa dei nuovi stadi. Intanto, l’A.S. Avellino, il suo progetto, lo possiede e l’ha anche presentato. Riuscirà, finalmente, a persuadere gli amministratori della nostra città? Ai posteri l’ardua sentenza.