Avellino-Catania, Confermata Sospensione Daspo Tifosi Irpini

“Non c’è il periculum, quindi non si accorda la misura cautelare”. A dirlo è il consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Sicilia che ha confermato la decisione adottata dal TAR Catania n.194/2016. Quindi per i tre tifosi dell’Avellino resta confermata la non adozione del Daspo relativo ai fatti successi nella gara Catania-Avellino del marzo 2015 a cui seguirono le adozioni dei Daspo da parte della Questura etnea.

Chiediamo scusa ai nostri lettori per la notizia errata pubblicata e che per un disguido sul nostro sito e rimasta online per circa un’ora. Di seguito la nota integrale della conferma della sospensione dei Daspo per i tre tifosi dell’Avellino firmata dall’avvocato Giovanni Francesco Fidone:

Con sentenza n. 194 del 20 gennaio 2016, il TAR Catania aveva annullato tre provvedimenti di D.A.SPO. comminati dalla Questura di Catania a carico di altrettanti tifosi dell’Avellino, in occasione del match calcistico Catania-Avellino del 29/03/2015.
I provvedimenti impugnati erano stati emessi in quanto quattro tifosi irpini avrebbero arbitrariamente azionato il pulsante c.d. “sblocca tornelli”.
La condotta posta in essere, tuttavia, era giustificata dalle gravi condizioni di pericolo cui gli stessi si trovavano esposti.
Il TAR Catania aveva annullato i provvedimenti di divieto ritenendo la sussistenza di uno “stato di necessità”, che avrebbe “legittimato” l’operato dei tre destinatari dei D.A.SPO., in ragione della situazione di oggettivo pericolo venutasi a creare.
Ebbene, le Amministrazioni hanno appellato detta sentenza del TAR Catania, chiedendone la sospensione dell’esecutorietà.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, con ordinanza n. 811 del 3 ottobre 2016, “Vista la domanda di sospensione dell’efficacia della sentenza del Tribunale amministrativo regionale di accoglimento del ricorso di primo grado, presentata in via incidentale dalla parte appellante” ha respinto l’istanza cautelare sulla scorta della seguente motivazione: “Ritenuto che – impregiudicato il merito – il periculum evocato non appare, per la genericità della sua prospettazione , sufficiente ad integrare i requisiti richiesti per accordare la misura cautelare”.
I tre sostenitori irpini, rappresentati in primo grado dall’Avv. Giovanni Francesco Fidone, in sede di appello sono stati difesi dall’Avv. Maria Francesca Fera.

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