Avellino, dieci anni fa moriva Tagliaferri

“Uomo serio, valoroso calciatore, indimenticato guerriero….addio Gian Pietro” è lo striscione che compare in Curva Sud poco prima della gara contro la Cavese, l’ultimo tributo che la gente di Avellino riserva a Tagliaferri, scomparso in un incidente stradale in quel maledetto 21 novembre di dieci anni fa. Livornese di nascita, esordisce giovanissimo in serie C proprio nella squadra della sua città. Pochi gettoni (13 presenze) ma che gli valgono la chiamata del Bologna. Due anni nella squadra “Primavera”, prima di esordire in massima serie nella stagione 1978/79.

Gian Pietro Tagliaferri Avellino

Dopo due anni nella Spal (67 presenze nel biennio di B) arriva il grande salto. L’Avellino fiuta l’affare e nel 1981 acquista il giovane centrocampista. Sibilia mette sul piatto Giovannone e 300 milioni di vecchie lire per accaparrarsi Tagliaferri e il difensore Ferrari. Il resto della storia è scritto da quel centrocampista dai polmoni d’acciaio (1,76×70), ma anche dai piedi buoni. I quattro anni in Irpinia sono distinti da un’eccezionale continuità di rendimento, che gli permettono di disputare 107 partite con la maglia biancoverde cucita sul petto. E’ uno dei pochi calciatori, infatti, ad aver tagliato le cento gare in massima seria con la maglia dell’Avellino. La grinta e il carattere che metteva in ogni partita s’impersonavano perfettamente con lo spirito della città e dei tifosi. Non è un caso che dopo il ritiro di Di Somma, nella stagione 1984/85 viene nominato capitano della squadra. Le stagioni trascorse in Irpinia sono l’apice della sua carriera, poi continuata nell’Udinese prima e nel Taranto dopo. Prima di chiudere definitivamente nel Pontedera. Una volta appese le scarpette al chiodo, Tagliaferri si era riciclato imprenditore nel settore delle profumerie.

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Tagliaferri e Scirea

Il richiamo del pallone, però, era riemerso. Tagliaferri, infatti, era vice allenatore della squadra primavera del Livorno e poco prima dell’incidente fatale era a un corso per prendere il patentino da allenatore. Stava tornando a casa. Aveva lasciato la lezione per sincerarsi delle condizioni del figlio. La sua Jaguar imbocca lo svincolo per immettersi in autostrada, ma invade la corsia opposta. La sua macchina si scontra contro una Range Rover, il parabrezza è distrutto. La sua ultima corsa termina lì, ma la sua grinta e la sua generosità, unita all’attaccamento alla maglia, non saranno mai dimenticate.

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La Curva Sud ricorda Tagliaferri

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