Avellino Favorita, ecco la bolletta

Cari amici,
su Avellino-calcio.it, il sito che mi ospita, sono andati a ripescare al termine della burrasca del dopo Carpi, i precedenti di una permanenza così a lungo di un allenatore sulla panchina biancoverde. E così sono risaliti a Rino Marchesi, il mister dei nostri due primi anni di A, riportando la mia mente a un ricordo ormai sbiadito. Premetto. Io penso che l’uomo sia un animale abitudinario. Quando ritorniamo a casa la sera siamo fiduciosi di ritrovare cose e persone care al loro posto e ci fa dolore dovercene privare. E sotto sotto funziona così anche col pallone. Era persona lucida e fredda, Rino Marchesi, cultore dello yoga e del pareggio per “muovere la classifica”. Non proprio un passionale insomma, eppure mi ci ero appassionato. Si sapeva ormai, però, che doveva andar via, destinazione Napoli, e non potevo certo sapere che ci sarebbe capitato in sorte di ereditare al suo posto proprio dal Napoli ‘o Lione, Luis Vinicio, il mister che più di tutti avrebbe contributo a trasformare la favola dei lupi in mito. Ebbene, con il mio amico Alfredo Guerriero, che aveva la grave colpa di prendermi sul serio, decidemmo di agire. Comprammo la stoffa e armati di scotch disegnammo le lettere e pitturammo in verde lo striscione: “Marchesi resta per noi“.

Il lavoro fu iniziato nel mulino di via Annarumma e completato nel garage di casa mia con il comprensibile disappunto di mia madre. Il piano era ardito. Avevamo deciso di portare lo striscione all’amichevole in programma con la squadra ormai salva (si era nella primavera inoltrata del 1980) a Foglianise. Una volta arrivati lí a bordo della sua mitica Renault 4, Alfredo riuscì a convincere gli addetti del campo. Lo striscione fece così bella mostra di sé davanti agli occhi del mister. Che ci salutò e ringraziò alla fine, ricorda Alfredo, lasciando però intendere che ormai era fatta. Ma la cosa non passò inosservata neanche ai giornalisti, il giorno dopo nel darne conto sul Mattino Peppino Pisano si chiese se lo striscione fosse “indigeno o itinerante”. Alfredo non colse, “e che so’ ‘no zulù io?” si chiese, ma poi capì. Io ci rimasi un po’ deluso, il mister non si era intenerito. Ma la vita con me, debbo dire, non è stata avara, perché poi da giornalista con il grande Peppino, la vita mi avrebbe consentito di raccontare in presa diretta, 15 anni dopo, la promozione del 1995 a Pescara. Ma questa i miei 7 lettori affezionati l’hanno già sentita e passiamo oltre.

Rino_Marchesi

Passiamo a oggi. Con un mister più saldo che mai sulla panca dopo la bufera del “fuglitiello” con l’elenco delle retrocessioni. A me non piace fare San Tommaso, debbo dire. Mi piace credere ancor prima di aver visto. Ebbene, quel fuglitiello l’avevo già impresso nella memoria e credevo che questo mister potesse tirarci fuori dalla sindrome dell’ascensore: per questo ho voluto questa rubrica sebbene solo ora colga in pieno la fondatezza dell’obiezione di chi mi faceva notare che in tal modo legavo tutto alla permanenza in panca di un allenatore, con sprezzo del pericolo e delle statistiche. Ma non della logica, posso rivendicare oggi. Mai e poi mai infatti avremmo potuto fare un girone di andata come quello che abbiamo fatto senza di lui, e la stima per questo allenatore si assomma alla consapevolezza che la continuità di un progetto sia l’unica chance a disposizione per una società con risorse limitate come la nostra.
Non voglio ora entrare nel merito di una contesa che ha avvelenato gli animi in questi giorni e per fortuna è rientrata nel migliore dei modi. Resto solo rafforzato in una mia convinzione. È opinione diffusa che la spontaneità, l’immediatezza siano doti da altruisti, da gente di cuore. Io penso esattamente l’opposto. Altruista è quello che dice la metà di quello che pensa perché l’altra metà può ferire qualcuno o essere fraintesa. Altruista è quello che rinuncia al proprio orgoglio e riflette se fare quella determinata cosa o dire quell’altra sia giusto e opportuno. Altruista e intelligente insomma è stato aver chiuso questo caso con un chiarimento franco e approfondito fra squadra e tifosi, non averlo aperto. E per non aprirlo, a nostro modo di vedere, bastava aggrapparsi a Paolo Pagliuca. Quante lacrime mi ha fatto versare in questi giorni lo so solo io. Il suo racconto su Ultrà Avellino, il suo grazie per l’aiuto che gli stiamo dando.

Paolo Pagliuca e Massimo Rastelli

Il mister sollevato da terra all’esultanza, come a restituirgli quei 15 cm in meno riservatigli da madre natura, il coro della Sud e l’inchino… Poi le cose private che mi ha detto di sè. Mettici pure la maglia donata da Fez Angiulli alla splendida pattuglia dei diversamente abili biancoverdi… Ci si poteva passare sopra, forse accontentandosi del saluto di Paolo. Per una volta era andata così. La squadra era arrabbiata e dispiaciuta. Tutta. C’era, è vero, chi avrebbe preferito venire lo stesso sotto la curva. Ma sarebbe stato un guaio ben maggiore e forse irrisolvibile se alcuni fossero andati magari fingendo e altri no. Invece tutti hanno scelto la strada dello spogliatoio, a mio avviso sbagliando, e tutti hanno poi a freddo accettato il confronto e il chiarimento. Comportamento da squadra con le palle, se vogliamo, e da spogliatoio unito. O era meglio un Millesi solo davanti alle telecamere a chiedere scusa come Felice Evacuo – modello prigione del popolo di Aldo Moro – alla curva del mai in B-enevento, lasciato solo dai compagni e dalla società? A giudicare dai risultati questa impostazione non produce effetti migliori. E bene ha fatto il mister a proteggere il gruppo sia pur partecipando attivamente al successivo chiarimento.

Credo che ora bisogna tutti essere più maturi e sereni, consapevoli tutti di essere già andati oltre i pronostici, come il tanto vituperato promemoria scritto del mister ci spingeva a ricordare. Ciccio Millesi ha sbagliato a farsi prendere dal nervosismo ma ha mille attenuanti. Ha dato tanto e scritto pagine importanti per questa maglia. Appena ieri, senza andare tanto indietro negli anni, ha dato il via con il suo piede sinistro all’azione del goal promozione di Catanzaro e poi a Trapani sulla linea con Di Masi claudicante ha salvato la supercoppa in pieno recupero. E ancora tanto sta dando, sacrificandosi per la causa, e se perde una palla forse è il caso di incoraggiarlo e non di fischiarlo. Oggi quindi siamo pronti a scommettere che a Palermo sarà ancora nell’undici titolare con la fascia al braccio. Ora tocca alla società fare l’ultimo passo. Se ci crede davvero alla A un bel premio promozione da depositare in Lega sarebbe cosa buona e giusta, come dice l’opinionista di riserva di Linea Verde Sport (visto che il titolare sarei io) Felice D’Aliasi. E, aggiungiamo noi, un po’ di tranquillità per il capitano con un rinnovo (visti i soldi risparmiati con il mancato ingaggio di Zito cui sta sopperendo proprio Ciccio) forse sarebbe un’altra idea da prendere in considerazione.
Ma ora pensiamo al Palermo. Il nostro club di Roma, che lunedì si appresta ad accogliere come si deve il mister per la premiazione in programma per lui in Campidoglio, sarà presente con una delegazione di prim’ordine composta da Claudio De Pascale, Roberto Valente e Maria Pia Tropeano. Ma ai tre va aggiunto lo straniero, l’italiano belga Fabio Silvio Taccone, nostro socio nonché rampollo del presidente e ricercatore a Bruxelles. Perora la causa, Silvio, e consiglia al meglio il papà perché sarebbero soldi ben spesi quelli, se tutti insieme si tratta ora di remare per il grande e non impossibile obiettivo.
E veniamo alla formazione. Squalificato D’Angelo, non ancora al meglio Peccarisi, in crescita Zappacosta noi vediamo un iniziale 3-5-2 così composto. SECULIN, IZZO, FABBRO, PISACANE, ZAPPACOSTA, ARINI, SCHIAVON, ANGIULLI, MILLESI, CASTALDO E GALABINOV.
Ma la botta la riserviamo alla fine. Stavolta ce la giochiamo. Ecco la foto della bolletta postata dal coautore Antonello Candelmo. Alla Rastrellata non piace vincere facile. Dopo la vittoria prevista a Empoli in casa della seconda in classifica ecco previsione analoga in casa della capolista. Non succede. Ma se succede non si dica che non l’avevamo previsto.

Bolletta Palermo-Avellino 2