Avellino: Francesco Millesi, un esempio di professionalità

Da capitano a panchinaro. Da ricambio di lusso a elemento inutilizzato. Ha giocato solo mezz’ora dall’inizio del campionato, subentrando contro il Novara (nei 5′ di recupero) e contro il Latina (dal 65′). Francesco Millesi non scende in campo dallo scorso 31 agosto, eppure un suo compagno di squadra confessa: “E’ sempre il primo agli allenamenti. Ha una costanza ed una serietà davvero incredibili”.

Il minutaggio accumulato nelle prime due giornate di campionato lasciava prefigurare per lui una presenza appena ai margini dell’undici titolare. Una delle prime scelte di Massimo Rastelli, soprattutto in determinate fasi della partita, anche grazie alla duttilità del capitano. Conosciuto (ed apprezzato) in passato ad Avellino come esterno alto, ha giocato in carriera anche da trequartista e da centrale di centrocampo, e nelle prime amichevoli di quest’anno è stato provato dal tecnico addirittura come esterno basso (il terzino fluidificante di una volta).

millesi

Forse è proprio la difficoltà nel trovargli un ruolo, in quest’Avellino che sembra aver trovato la giusta quadratura, a incidere sulle recenti scelte di Massimo Rastelli. Che ha dovuto anche tener conto delle eccellenti prestazioni di Arini e D’Angelo, delle conferme ottenute da Schiavon e dell’exploit di Massimo. Ed anche quando il tecnico ha dovuto rinunciare al brasiliano Togni per infortunio, Millesi non è riuscito a trovare spazio, neanche a partita in corso.

Se è vero che Rastelli lo vede più esterno sinistro che centrocampista, avrebbe potuto impiegarlo sulla fascia, alternandolo con De Vito (anche in virtù dell’infortunio di Abero). Invece in quel ruolo l’allenatore preferisce Bittante (che è destro) ed un paio di volte ha provato Pape Dia (che sulla carta è una punta). Scelte che finora danno decisamente ragione al tecnico di Pompei.

Massimo Rastelli allenatore Avellino

Altri avrebbero storto il muso. Con una carriera del genere alle spalle e la fascia di capitano, qualcun altro avrebbe probabilmente alzato la voce, chiedendo, o meglio pretendendo, maggiore spazio. Allarmando magari il procuratore, in vista della riapertura del mercato invernale, o rilasciando qualche intervista al vetriolo. Tutt’altro. Non solo “Ciccio” Millesi continua a lavorare, con l’impegno e la costanza di sempre, ma è addirittura uno dei primi a presentarsi all’allenamento e uno degli ultimi ad andar via.

Un “leader silenzioso“, punto di riferimento per i tanti giovani del gruppo, magari alla prima esperienza ad Avellino o alla prima stagione di serie B. Mai una polemica o un atteggiamento fuori posto, neanche nei caldi giorni dell’ultima estate, in cui tutti lo davano in lista di sbarco, rischiando di diventare un “oggetto ingombrante” per squadra e società. “Uno da prendere come esempio per tutti noi” – ammette un suo compagno di squadra all’indomani della vittoria con il Bari.

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