Avellino, gli allenamenti a porte chiuse. E l’ennesima ed inutile polemica

Avellino imbattuto in campionato ed in Coppa. Una partenza così in serie B non si ricorda da anni in Irpinia. Non sapendo a cosa appigliarsi per criticare squadra o società, ecco spuntare l’ennesima (ed inutile) polemica sugli allenamenti a porte chiuse, voluti dal tecnico Rastelli. Che, sapientemente, preferisce tenere il gruppo lontano dai riflettori, magari al riparo di occhi indiscreti, in una fase in cui la squadra deve ancora del tutto amalgamarsi. Una formula che l’allenatore di Pompei ha confermato anche per una sorta di scaramanzia.

Massimo Rastelli allenatore Avellino

Ma ecco, immancabile, la solita polemica. Dopo aver ingigantito l’addio di Iacovacci, creato il “caso maglia numero dieci”, inventato un “allarme stadio” ed aver evidenziato inconsistenti spaccature all’interno del tifo, ecco un nuovo attacco nei confronti della società del presidente Taccone, l’ennesimo di questa lunga estate. Stavolta, per la verità, nel mirino dei soliti noti ci è finito soprattutto l’allenatore, Massimo Rastelli, “colpevole” di aver deciso per gli allenamenti a porte chiuse.

Trovare notizie su cosa scrivere, magari alimentando nuovi “casi”, e soprattutto impegnare il pomeriggio nel capoluogo irpino comincia ad essere difficile. Di qui la nuova ed inutile polemica. Che, purtroppo, non sarà neanche l’ultima.

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