Avellino: il Castello, il Casino del Principe, il Palazzo della Dogana e il Convitto Nazionale

Oggi continua la nostra visita al Capoluogo d’Irpinia, Avellino, dove visiteremo virtualmente il Castello, il Casino del Principe, il Palazzo della Dogana e il Convitto Nazionale.

Assai controversa è l’origine del Castello di Avellino che alcuni collocano già tra il VI ed il VII secolo, altri alla fine del IX secolo, altri ancora nel X secolo. Tuttavia recenti scoperte sembrano confermare l’impostazione di Francesco Scandone, quella dell’esistenza di una struttura difensiva del tipo torre che sarebbe stata potenziata in epoca longobarda.

Comunque ciò che colpisce qualunque persona che guardi la struttura difensiva è la sua “strana” pozione, molto atipica visto che, a dispetto di ogni altro castello, non si trova in alto su di una collina, ma, al contrario, è sottoposto ad un rilievo, la Collina “La Terra”, su cui si sviluppò il nucleo originario di Avellino, e presenta due rilievi ai lati nord e sud, da cui è sovrastato, anche se non immediatamente. Un dato appare certo: mancano dati documentali che consentano di definire con assoluta certezza la data di edificazione del Castello di Avellino.

L’elemento da cui occorre partire è senz’altro l’assai anomala posizione occupata dal Castello: una struttura difensiva veniva realizzata, di solito, in un posto strategico difficilmente attaccabile, quindi, in cima ad una collina, a guardia di una valle, di un valico, di un importante fiume, di un sito strategico, e così via. Tali elementi sono del tutto assenti nel caso del Castello di Avellino, che al contrario, sembra fatto apposta per agevolare un eventuale attacco nemico, collocato com’è in posizione infossata, chiusa ad ovest dalla Collina “La Terra” ed ai lati nord e sud da due dorsali, che si prolungano verso Atripalda. Se ne deduce che il Castello dovette essere edificato in quel posto, non potendosi collocare nel sito “naturale”, in quanto già occupato da abitazioni di persone precedentemente fuggite da Abellinum, probabilmente aggregatesi a tappe successive, ed in numero variabile, attorno alla primitiva Chiesa di S. Maria. La prima conclusione che possiamo trarre, quindi, è che il Castello dovette sorgere (o potenziarsi) per proteggere da vicino, l’aggregato di case già esistente (o in espansione), da possibili invasioni provenienti da oriente, cioè da Benevento o dalla Puglia o dalla Lucania, e per la posizione in cui si trova anche da Capua, Nocera o Salerno.

L’Antipapa Anacleto II, nel 1130, nella Cattedrale di Avellino, consegnò a Ruggiero II il Normanno la Bolla per l’investitura del Regno di Sicilia e del Ducato di Puglia. Incoronò Ruggiero Re di Sicilia e Puglia. Successivamente, Papa Innocenzo II e l’Imperatore Lotario si fermarono un mese nel Castello per privare Ruggiero del Ducato di Puglia ed investirne Rainulfo, Conte di Avellino. Ciò indusse Ruggiero a muovere le sue truppe verso il Castello, che venne messo “a ferro e fuoco”, nel 1137, e ridotto ad un ammasso di ruderi. Il Castello venne rifatto nel XV secolo, su ordine di Alfonso I d’Aragona. Col passare dei secoli, il Castello vide mutare la sua destinazione d’uso, da mera struttura difensiva, quale era la configurazione originaria, a centro di esercizio del potere, luogo di cultura e residenza signorile. Dopo i feudatari Filangieri, che lo usarono come maniero, la struttura venne impreziosita prima dalla colta Contessa Maria de Cardona e poi dai Principi Caracciolo. Sotto tali feudatari, precisamente al tempo di Camillo Caracciolo, il Castello venne mutato del tutto in residenza gentilizia.  Il periodo di splendore passò e la struttura decadde. Tale fu il degrado, che per volere della moglie del feudatario Marino III Caracciolo, Antonia Spinola, il malandato Castello venne abbandonato, in quanto non più degno di accogliere una delle famiglie più importanti del Reame napoletano. Tale decisione, e la costruzione conseguente del Palazzo Caracciolo, spostarono il baricentro cittadino, determinando la progressiva marginalizzazione dell’antico borgo medioevale, il nucleo originario di Avellino.

Il terremoto del 23 novembre 1980 non arrecò grossi danni alla struttura, semplicemente perchè era già ridotta allo stato di rudere, anche se le mura perimetrali restavano in piedi ed ispezioni nella parte superiore del Castello lasciavano intravedere buca da cui era possibile scendere all’interno. Successivamente, la struttura subì una prima forma di limitato restauro ricostruttivo, che venne interrotta, ben presto, presumibilmente a causa dell’esaurimento dei fondi disponibili. Attualmente, è in corso di svolgimento un profondo lavoro di restauro ricostruttivo e recupero, sembra grazie all’utilizzo di fondi comunitari, che dovrebbe consentire di restituire al Castello la sua configurazione completa.

Il Casino del Principe, sito Corso Umberto I, rappresentava l’accesso al Parco attiguo al Castello. L’area su cui venne edificato il Casino del Principe veniva comunemente chiamata “Taverna” e dovrebbe essere sorto sull’area di un Convento dei Santi Pietro e Paolo, da cui la strada trasse l’originaria denominazione. Tuttavia, nonostante il degrado, ancora oggi si riesce a percepire la bellezza della palazzina, dalla facciata essenziale, che tramite il portale e un androne dà l’accesso al cortile a pianta quadrata, dove, di fronte all’ingresso, si trova una fontana semicircolare, fra due porte che danno accesso alle antiche scuderie e ad un minuscolo giardino.

Il Palazzo della Dogana, invece, è un edificio, o meglio quanto resta di un antico edificio, ubicato in Piazza Amendola, sovrastato dalla presenza della Torre dell’Orologio e fronteggiato dall’Obelisco di Carlo II d’Asburgo, dei quali parleremo nelle prossime settimane. L’edificio già esisteva nel 1007, anche se non ne conosciamo la data di edificazione. Fu, comunque, uno dei primi edifici pubblici della rinnovata Avellino e sin dal Medioevo, rappresentò un’importante struttura per la cittadina, dato che l’abbondanza di merci (cereali e legumi) che vi passavano, richiedeva la presenza di tanti dipendenti. Svolse in pratica le funzioni di Borsa delle merci, visto che vi si formavano i prezzi da praticare anche su altri mercati e fu sede di importanti Fiere, come quella di S. Modestino, che si teneva il 29 e 30 maggio, e quella di S. Maria Assunta, il 14 agosto. Il mercato settimanale nei giorni di martedì e sabato, che oggi sopravvive, anche se in altro luogo, veniva effettuato nella piazzetta antistante il Palazzo della Dogana. L’iscrizione in latino sulla facciata del Palazzo della Dogana che fa riferimento al Principe Marino Caracciolo Il, feudatario Francesco Marino I Caracciolo, quarto Principe di Avellino, che, durante il XVII secolo, fece abbellire la città dall’artista di Clusone, Cosimo Fanzago. Uno degli interventi interessò proprio la Dogana, che 1657, venne restaurata in stile barocco, abbellita e ricoperta da nicchie e lunette dove alloggiare statue classiche e busti in marmo. Il tremendo terremoto del 1732 causò il danneggiamento di numerose statue che adornavano il Palazzo. Già l’abolizione dei diritti feudali nel 1806 aveva avviato la decadenza della Dogana, che subì il colpo di grazia col trasferimento in altro sito delle attività ad essa in precedenza facenti capo. Alla fine del XIX secolo, la Dogana si presentava come un grosso edificio dall’aspetto rozzo anche se ornato di marmi e statue imperiali, fra cui quelle di Nerone, Caligola, Commodo e un Apollo che suona la lira.  Nel principio del XX secolo, il Palazzo venne comprato da privati, per ospitare successivamente i locali del Cinema Umberto, finchè, il 17 novembre 1992 un incendio distrusse l’interno, lasciando in piedi solo le pareti perimetrali. Oggi nulla resta delle statue, alcune asportate e altre, probabilmente messe al sicuro.

Il Convitto Nazionale “Pietro Colletta”, già Regio Collegio, si trova nella parte alta del Corso Vittorio Emanuele II, di fronte alla Villa Comunale. Venne definito l’edificio più maestoso e più bello della città di Avellino e venne arricchito da un bel giardino di fiori e piante. Lungo fu il percorso amministrativo che condusse all’edificazione dell’edificio. La realizzazione materiale del progetto richiese più di un decennio, dal 1819 al 1831, visto che l’inaugurazione avvenne il 1 dicembre dell’ultimo anno citato. Tuttavia, l’opera compiuta si discostò da quella progettata, a causa delle varianti in corso d’opera apportate dagli Architetti Giuliano De Fazio e Bartolomeo Grasso, nonchè dei vari Direttori dei lavori succedutisi durante la costruzione. Il primo piano dell’edificio viene raggiunto tramite un’ampia scala a due rampe, che parte dalla base di una rotonda altissima, sorretta da dodici colonne. Sulle pareti sono infisse diverse lapidi commemorative, tra cui quella dedicata a Francesco De Sanctis. Fanno parte dell’edificio, a cui fanno capo anche dormitori, una cappella, una biblioteca ed una palestra. L’Istituto venne elevato a Liceo nel 1857. L’intitolazione allo storico Pietro Colletta risale al 1865.

Terminiamo qui la nostra breve visita virtuale per le strade di Avellino per ritrovarci giovedì prossimo ancora in giro per la città. Appuntamento alla prossima settimana sempre ad Avellino!

UN VIAGGIO NELLA NOSTRA AMATA TERRA:
L’IRPINAUTA DI SALVATORE NARGIcasino del principe Castello di Avellino (1) Castello di Avellino Palazzo della Dogana