Avellino, il mantra dev’essere la salvezza. Ma lasciateci sognare lo Juventus Stadium

Ben ritrovati e grazie ad un amico di vecchia data per lo spazio che mi ha concesso, concordato a 1000 km da Avellino e davanti ad un caffè lontano parente del nostro, ma comunque conciliante perché accompagnato dal discorso che regna sovrano nelle nostre menti: il Calcio Avellino.

Avellino IbiziaSabato sera, dopo una astinenza che andrebbe ribattezzata agonia, ho rimesso piede allo stadio a circa tre mesi dalla mega sbandierata contro il Pisa. E ho vissuto una sensazione a metà tra lo stupito e il soddisfatto. Mai avuto dubbi sulla consistenza del pubblico di Avellino, nemmeno quando ci davano per morti e seppelliti, ma arrivare al Partenio un’ora prima il 17 agosto e sentirmi avvolto nella folla e tra quei tornelli come un turista in perenne affanno a Termini sotto Ferragosto, mi ha fatto respirare l’aria sana di casa mia e battere forte il cuore.

Uno spettacolo, a prescindere dal risultato di una partita che ha visto come padrone assoluto della scena, soprattutto per i primi 45 di gioco, la Curva Sud. Che ha voluto dedicare il suo calore e la potenza dei suoi cuori a Vincenzo prima che alla squadra. Giusto così. Perché lui così avrebbe voluto. Una presenza massiccia e rumorosa.

Coppa Italia ferragostana, senza grosse pretese e con l’obiettivo Juve ai più sconosciuto. Nemmeno l’avevamo Avellino Scaleaguardato il tabellone, giocava l’Avellino. Quanto basta per scoraggiare esodi al mare e preferire un coro a rispondere, e che ha fatto tremare mezza Provincia, alle spiagge del Cilento. La prima vittoria è questa. Troppo presto, isolate manifestazioni di avventatezza avevano suggerito di ritenere che la bolla dell’entusiasmo fosse scoppiata e si fosse esaurita nel dopo Catanzaro. Non è così.

Questa piazza, che rincuorata dai successi e dal sudore profuso in campo sa agitarsi peggio di una coca in bottiglia sotto centrifuga in lavatrice, ha più fame di prima. Sa aspettare il suo momento con la bava alla bocca, vedi il campionato di transizione di due anni, ma sa pure benissimo come azzannare la preda quando è il momento di vincere e di lottare per qualcosa di importante. Quest’anno il nostro mantra si chiama salvezza. E se arriverà in anticipo sulla tabella di marcia potremo pure toglierci qualche sfizio.

avellino festa promozione

 Qualche riserva sulla squadra c’è ancora ed è una ovvietà. Con due esterni, uno basso e uno alto, e magari con una seconda punta in più, i nei sparirebbero. Ma a quel punto la salvezza diventerebbe l’obiettivo minimo e, mai come ora, bisogna tenere i piedi per terra, misurare le proprie ambizioni alle disponibilità di cassa, e abbinare alle qualità, che non mancano, l’ingrediente essenziale: il gruppo. Diciamocela fino in fondo la verità; l’affiatamento a questi livelli conta, ma meno che in Lega Pro.

Avellino Festa Serie B

L’attuale serie B, che resta di un paio di spanne al di sotto della media degli ultimi anni, è comunque un’altra storia. Lo abbiamo visto già contro il Cesena. Hanno fatto poco, ma già nella proprietà di palleggio, negli stop e nelle giocate più elementari, ti accorgi che fanno a velocità doppia e con nonchalance quello che l’anno scorso riusciva ad esprimerti un grosso giocatore di terza serie; quindi gruppo compatto ok, ma dentro deve vivere la qualità di un organico che ad ora può perseguire gli obiettivi prefissati.

7-8 squadre, sulla carta, sono decisamente avanti (Siena e Palemo su tutti, in lista c’è pure il Novara prossimo avversario) ma fatico a credere che tutte e otto avranno un rendimento in linea con le attese e i soldi spese. Le sorprese non mancheranno. Qualche big finirà nel canale della paura e, sul percorso opposto, vedremo sfrecciare qualche outsider partita a fari spenti e poi lanciata a missile sulle ali dell’entusiasmo. Ecco, su questa strada vorrei vedere l’Avellino. Perché, al di là della retorica, per qualità e quantità di tifo penso che la capolista del torneo abbia già un numero di prefisso: comporre 0825 per avere risposta.

avellino serie d

Chiudo con una speranza, che è certezza, ed una precisazione. Punto primo: sabato sera, a chi fuori Provincia ci dava per finiti potrebbe non bastare inserire la modalità “silenzioso” per non sentirsi invadere la tv dall’onda d’urto avellinese. Già pregusto lo spettacolo e la “fame” della nostra tifoseria. E poi una precisazione. Si fa un gran parlare di questo possibile incrocio con la Juventus. Sento discutere in giro di pullman già bloccati, ho visto gente mostrarmi sull’I-phone tutte le soluzioni di volo per il 9 gennaio e attiguo week end. Ho visto persone che non stanno nella pelle, e sentito voci che spingono per chiedere 20mila biglietti alla Juventus. Ho sentito pure qualcuno soffiare sul fuoco dei facili entusiasmi.

Io l’ho sempre fatto, ho sempre tenuto i piedi per terra, ma stavolta preferisco non soffiare e non chiamatemi illuso. Premesso che il Frosinone è una delle squadre più complete e forti della Lega Pro (guardatevi centrocampo e attacco) e la partita del 4 dicembre sarà tutt’altro che una formalità, io comunque non me la sento di stoppare e mitigare il sorriso smagliante, innocente e genuino di chi mi circonda. Sventolando una bandiera o solo emozionandosi incamminandosi su Via Capozzi. Io spero di andare allo Stadium. Spero di andarci con una situazione di classifica tranquilla. Spero di far parte della spedizione pacifica in Piemonte.

juventus stadium

Per tutti noi sarebbe una vittoria dell’anima e non del campo. Nemmeno c’è bisogno di raccomandarci, un minuto sì e l’altro pure, che il nostro obiettivo deve essere il campionato. Lo sappiamo fin troppo bene. Ma, perlomeno, consentite ad occhi tristi che non si sono arresti quattro fa (e si sono emozionati pure per una larga vittoria sul simpaticissimo Adrano) di guardare avanti e vedere da vicino le luci accese. Le più belle. Quelle che un lustro fa sembravano spente per sempre e affogate nei ricordi in bianco e nero. Le sognavamo durante l’incubo. Ora vogliamo godercele.