Avellino, niente repulisti dopo la promozione in B. Finalmente

Confermati l’allenatore e mezza squadra che ha conquistato la serie B, con tre quarti dell’organico pronto già a metà a luglio per il ritiro. E’ questo uno dei segreti dell’Avellino costruito da Enzo De Vito: nessun repulisti dopo la promozione.

Concetti quali programmazione e progettualità in Irpinia erano andati persi da tempo. Nelle ultime stagioni dei Lupi in cadetteria, i tifosi erano abituati a movimenti tardivi sul mercato e partenze per i ritiri pre-campionato al limite del ridicolo. E vedere puntualmente smantellata la squadra che, appena un paio di mesi prima, aveva centrato la promozione. taccone e de vito

Si costruivano, in pratica, degli squadroni nella vecchia Serie C1 con gente di categoria (Molino, Biancolino, Moretti, per citarne qualcuno) per poi affidarsi a giovani in prestito (vedi Nzè o Aubameyang), a gente improvvisata (Ascenzi, giusto per citarne uno) o a calciatori a fine carriera in serie B (Monticciolo, Terni, Taglialatela e così via).

Scelte quasi sempre incomprensibili, pagate puntualmente con l’immediata retrocessione in Lega Pro. Poi, un paio di mesi dopo, il valzer ripartiva, e si allestiva di nuovo uno squadrone un Serie C1, destinato alla promozione (diretta o tramite i playoff) in serie B.

Un film che ad Avellino è andato avanti per diversi anni. Fino alla drammatica estate del 2009, quando un tale di Frigento ha deciso di spegnere la luce di una storia (quasi) centenaria.

Ma adesso la musica è cambiata. Lucchesi, Fedele, Pavarese &Co. sono solo dei lontani (e brutti) ricordi, così come il tizio di Frigento che li scelse per costruire l’Avellino. Al loro posto c’è un direttore sportivo ed un presidente che hanno saputo ridare il sorriso all’Irpinia del calcio, riportando i biancoverdi in quella categoria che le gestioni dell’ultimo ventennio non sono mai riusciti a difendere.

Così come in organico non ci sono più i vari De Zerbi, Conticchio, Panarelli, Taglialatela o Pantanelli, ma tanti giovani (soprattutto di proprietà) che smaniano dalla voglia di mettersi in mostra in cadetteria, affiancati da alcuni elementi di esperienza.

massimo-rastelli

Chi arriva in prestito non solo viene valorizzato, a tutto vantaggio del club che ne detiene il cartellino (come nel caso di Nocerino, Masiello &Co.) ma spesso anche confermato e prelevato in comproprietà, diventando così patrimonio della società (vedi Izzo, Bittante e Zappacosta). I giovani di casa (leggi Angiulli ed Herrera), invece, non vengono abbandonati al loro destino in prestito a qualche squadra di Lega Pro, ma fatti crescere e maturare, regalandogli la gioia dell’esordio in cadetteria e magari anche un discreto minutaggio.

Ed in panchina non c’è più l’Incocciati di turno, perché “in quota” a qualche partito politico, ma un serio professionista che la serie B se l’è conquistata sul campo, guadagnandosi la stima e l’ammirazione della piazza prima da calciatore, poi da allenatore.

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