Avellino-Novara: la prima “Rastrellata” di Angelo Picariello

Cari amici lupi,
da qualche giorno mi sento come i biglietti della Curva Sud: sono tutto esaurito per il Gran ritorno nel calcio che conta dei nostri cari atleti in bianco verde (e leviamo da mezzo quelle magliette di uno strano colore circolate nelle scorse settimane). Credo di averne dato pubblica dimostrazione, nei limiti che l’amplomb professionale mi consente, in diretta da Rimini, dove mi trovo per ragioni di lavoro che mi trattengono anche oggi e che mi impediscono di esserci alla “prima” del Partenio-Lombardi.
Ero in collegamento dal Meeting per la rassegna stampa di Rainews24, qualcuno avrà visto, su Facebook avevo promesso ai miei amici che se mi fosse stata data l’opportunità, prima di chiudere la mia apparizione un saluto ai lupi che dopo 4 anni dalla polvere tornano nel calcio che contano l’avrei fatto. Ora, complice un po’ il fatto che Maurizio Lupi ed Enrico Letta hanno fatto amicizia con una partita di calcetto, come ho raccontato, complice il fatto che il bravo conduttore Roberto Vicaretti fosse della Ternana la domanda è arrivata, come da copione, elegante e simpatica, spero che altrettanto sia parsa la mia risposta che ha evocato per i telespettatori con qualche anno in più, ma non solo per loro, i tempi di Juary e Barbadillo.

Massimo Rastelli allenatore Avellino
Non so se sia stato l’unico, io, su rete nazionale ad averlo fatto, a dare il bentornato ai lupi, so solo che ne sono fiero. Perché è mia profonda convinzione che se il Signore ci ha creati liberi non c’è ragione che ci mettiamo le catene da soli, e se c’è una passione che esplode dentro e non è vietato esprimerla, vuol dire che è permesso di farlo, e in fondo in fondo, forse, anche doveroso.
A proposito di Ternana. Ho raccontato a Vicaretti che mi colpì due anni fa, a Terni, vedere la gente in giro, soprattutto le ragazze, tutte con quelle sciarpe rossoverdi, a testimonianza di una passione che vive una città intera, e non solo nei ristretti perimetri dello stadio. Mi ricorda, a proposito di Juary, lo splendido racconto che fa Salvatore Di Somma, nella rubrica “Sfide” di Raitre, quando va col ricordo al giorno del terremoto, alle case cadute, alla signora di Avellino che ha perso tutto, che la abbraccia piangendo e le dice: “Però, che bella vittoria che aiemmo fatto…”. (Avellino-Ascoli 4-2, 23 novembre 1980, io c’ero, in Curva Sud).
Perché la “Rastrellata”? Perché questo nome alla rubrica? La risposta è presto detta. Il mister ha ripagato il nostro impegno lo scorso anno presso un altro sito (“Avellinofans”) e sul giornale Ultrà Avellino. Avevamo voluto dare una mano a lui per poco che fosse. Avevamo creduto di intuire le potenzialità del suo lavoro, lo spirito di gruppo che si stava creando intorno al mister, ma mi aveva preso la paura che potesse ri-accadere a Rastelli quanto era capitato al 90 per cento dei mister ad Avellino, travolti dalle polemiche alla prima disavventura. Certo, avevamo sottovalutato il mister, ne abbiamo parlato a Castel di Sangro con lui, guardandoci negli occhi sul manto erboso. Avevamo sottovalutato la sua “corazza”, come lui stesso l’ha definita. Però, siamo certi, quando ha perso con la Nocerina o a Pagani e pareggiato in casa col Latina non se ne trovavano molti disposti a difenderlo, e noi lo abbiamo fatto, certi che fosse la cosa più giusta e utile alla causa.

Il mister, dicevo, mi ha dato una soddisfazione fra le più belle della mia vita, ringraziandomi in diretta dopo la promozione a Irpinia Tv, a Linea Verde Sport, mentre io ascoltavo da casa incredulo e commosso. E allora, mi chiedo, posso tirarmi indietro proprio ora che i conti sembrano tornare? No, ed eccomi qui di nuovo, a sostenere questo tentativo, nella convinzione che se lo lasciamo fare, questo mister, ci porterà in alto. Si sente “emozionato come un debuttante”, ha spiegato, e noi con lui. Le parole che abbiamo voluto dire in televisione, alla Rai, con sprezzo del pericolo (visto che si parlava d’altro, di politica) sono innanzitutto dedicate a lui. Con un lavoro “costante e continuo” dice Rastelli, spera che questa B possa essere un “punto di partenza” per Avellino. Tradotto: il suo “triennale” lo vuole onorare portandoci nella serie che conta. Che lui non nomina, e non lo faremo certo noi. Sarà una rubrica fissa, questa? Dipende. Dipende se si rivelerà utile. E lo sarà soprattutto, se lo sarà, nei momenti difficili che inevitabilmente ci saranno, se ci sono stati anche nella splendida cavalcata dello scorso anno.

tifosi avellino anni 90

Siamo armati delle migliori intenzioni, ce la metteremo tutta. Abbiamo schierato anche amici a Pompei a presidiare i luoghi che il mister frequenta lontano dal lavoro, per scrutarne anche gli umori, gli sguardi, gli auspici più reconditi. Se non si era capito, ma mi sa che si era capito, nutriamo una passione smodata per questo mister. Un’attrazione fatale che ci capita, a volte, per le persone serie, quelle di poche parole, che preferiscono parlare con i fatti e che soprattutto alle parole, usandole poco, danno un significato preciso e coerente. Figurarsi poi quando una persona così diventa il depositario del nostro sogno di ragazzino. Quando allo “Zoccolari” la curva era una sola, l’attuale Nord, arrivava il Novara del lungagnone e calvo Udovicich e qualcuno gridava, in linea col calcio ruspante di quei tempi. “Acchiappatilo pe’ i capilli”.

Ricordo quei tempi che rappresentarono l’unica volta che la B la prendemmo senza biglietto di andata e ritorno. E ricordo una sera alla radio, come un sogno davvero, che Ezio Luzzi, nel suo tradizionale resoconto sulla B, per il solo fatto che l’Avellino era passato nella prima metà della classifica, disse che “la corsa per la serie A aveva da stasera un nuovo pretendente”. Era ancora presto, non sarebbe stato quello l’anno, ma bastò prenderci confidenza, affilare le armi, creare il gruppo giusto, galvanizzare l’ambiente fino a quello splendido pomeriggio di Genova nel giugno del 1978. Che sono convinto, un giorno rivedremo, e neanche tanto in là.

Siamo qui per questo, per provare a dare una mano, quando vedrete comparire il logo della “Rastrellata” dell’impareggiabile Daniele Iannella vorrà dire – senza bisogno di indire un’asta per aggiudicarcelo – che ci abbiamo preso gusto, che ci iniziamo a credere. In realtà già ci crediamo, noi. Iniziamo a credere che anche questa lunga, anzi lunghissima, cavalcata merita di essere accompagnata fino alla fine. Senza pretesa di aggiungere molto sul piano tecnico a chi, con molta competenza, ma a volte con qualche cedimento di troppo agli umori della piazza (è questa la mia critica) segue le vicende dell’Avellino calcio quotidianamente nel capoluogo irpino.

Questa rubrica vuole quindi essere anche un contributo da lontano, a nome anche degli splendidi amici dell’Avellino Club Roma (ma in piena sintonia anche con gli amici di Milano) a tenere la barra sul pezzo come ci insegna il mister. Anche questa settimana non ci siamo fatti mancare l’immancabile polemica a rischiare di avvelenare il clima, stavolta sulla gestione dello stadio. Ma, a proposito di Milano. Un interlocutore tradizionale per noi sarà il grande tifoso acquisito, mio caro amico, Vincenzo Angiulli. Trovo che il modo festoso con cui questa splendida famiglia milanese segue le vicende dell’Avellino, persino disinteressandosi del fatto che il loro grande “Fez” venga impiegato o meno, rappresenti un esempio insuperabile, ai miei occhi, dello spirito di mister Rastelli che attecchisce. Le cui parole chiave sono “amicizia”, “gruppo”, “impegno”, “merito”, “compattezza”. Noi ci siamo proprio per provare a propagandare questo spirito. Perché, nella vita come nel calcio, o si va avanti o si va indietro. E noi, siamo convinti, seguendo questo mister andremo avanti.

Niente previsioni, niente formazioni per ora: dico solo che per rompere il ghiaccio a me oggi basta un pareggio. Forza lupi forever!