Avellino, Palazzi signorili ed edifici pubblici

Oggi continua la nostra visita al Capoluogo d’Irpinia, Avellino, dove visiteremo virtualmente i Palazzi signorili ed edifici pubblici della città.

Tribunale di AvellinoAvellino, cittadina tranquilla e pulita, fino a qu alche decennio fa vantava diversi edifici signorili o comunque belle palazzine, diverse delle quali ormai scomparse. Oggi faremo una carrellata degli edifici esistenti partendo dal Palazzo Amoretti, dove ha sede la Camera di Commercio, Industria, Artigianato ed Agricoltura di Avellino, ubicato accanto al Duomo. Molto carino è il Palazzo Balestrieri, dominato dalla presenza della Torre dell’Orologio e del Palazzo della Dogana. Ma senza alcun dubbio, l’edificio gentilizio più importante per la storia di Avellino è il Palazzo Caracciolo, dove la famiglia feudataria si trasferì al principio del XVIII secolo, essendo divenuto fatiscente il Castello. Il Palazzo De Conciliis, oltre ad essere grazioso, riveste importanza storico-letteraria, avendo ospitato il giovanissimo Victor Hugo. Il Palazzo De Peruta, dalla forma particolare, accolse il Municipio per diverso tempo, prima del trasferimento all’attuale nuova sede. Dirimpettai sono il Palazzo Festa ed il Palazzo Greco, nel cuore storico dell’antica Avellino. Infine, restano il Palazzo Testa ed il Palazzo Trevisani, quest’ultimo assai malandato e bisognoso di urgenti interventi manutentivi e restaurativi.

Il Palazzo Balestrieri si trova su di un lato della Piazza Amendola, quindi in prossimità del Duomo, della Dogana, della Fontana di Bellerofonte, della Torre dell’Orologio e dell’Obelisco di Carlo II d’Asburgo. L’edificio, a tre piani, si caratterizza per belle linee neorinascimentali fortemente stuccate. In origine, fu detto Palazzo Barecchia, a cui appartenne sin dal 1752. Successivamente, nel 1836, la struttura venne acquistata dalla famiglia Balestrieri, di cui fecero parte diversi amministratori della città. Nel 1885 risale un profondo rifacimento che diede alle facciate l’estetica giunta fino a noi, che venne ritoccata a seguito dei danni causati dal terremoto del 23 novembre 1980.  Oggi, infatti, il Palazzo Balestrieri è senza dubbio di uno dei più belli e meglio tenuti tra gli edifici gentilizi avellinesi.

Un lato di Piazza della Libertà è occupato quasi interamente da edifici non moderni, di cui il più importante, da un punto di vista storico, è senz’altro il Palazzo Caracciolo, i cui lavori di costruzione vennero svolti tra il 1708 ed il 1713.  Assai caratteristica è l’entrata, con due leoni che “proteggono” il portale d’ingresso, come pure peculiare è il sottopassaggio a margine del Palazzo. Sulla facciata segnaliamo una lapide che ricorda Giuseppe Garibaldi ed una simpatica meridiana solare. L’edificazione della struttura avvenne per decisione della Principessa Antonia Spinola-Colonna, consorte di Marino III Caracciolo. La realizzazione di tale edificio gentilizio fu determinata dalla fatiscenza del Castello, ormai non più idoneo ad ospitare la famiglia feudataria, che elesse perciò il nuovo Palazzo come sede residenziale e di esercizio del proprio potere feudale. Tale spostamento ebbe, ovviamente, ripercussioni sull’assetto urbanistico di Avellino, spostandone il baricentro dall’area dell’Avellino medioevale, all’area gravitante attorno al Palazzo Caracciolo, quindi, gli odierni Piazza della Libertà ed Corso Vittorio Emanuele II. Essendo Avellino divenuto Capoluogo del Principato Ultra nel 1806, nel 1808, il Comune acquistò l’edificio, in modo da poter disporre di una sede per diversi uffici pubblici, quali l’Intendenza provinciale, i Tribunali civile e correzionale, la Corte delle Assise e la Tesoreria. Ciò, da un lato spiega la denominazione della struttura come “Palazzo dei Tribunali”, dall’altro, perchè, nel 1839, si procedette alla creazione di un piano ulteriore, a spese dell’Amministrazione Provinciale. Tale ultima amministrazione, nel 1987, ne entrò definitivamente in possesso, facendo effettuare un profondo restauro e stabilendovi la sede a partire dal 1995.

Palazzo de ConcillisAl termine della lieve discesa che oltrepassa il Duomo, nel vecchio Rione “La Terra”, si trova un grazioso edificio, che chiude la Piazza XXIII Novembre, che presenta una graziosa facciata e si caratterizza nel cortiletto interno, per un piccolo pozzo. La costruzione dell’edificio risale al termine del XVIII secolo, ad opera della famiglia borghese De Conciliis. L’edificio oggi è noto a molti come la “Casa di Victor Hugo”, visto che dal gennaio al luglio del 1808, vi dimorò il giovanissimo Victor Hugo, che ricordò il “palazzo di marmo” nei suoi scritti. La lapide sulla facciata del Palazzo De Conciliis ricorda la permanenza del giovane Victor Hugo nella struttura. La struttura originaria copriva una superficie molto più vasta dell’attuale, visto che, nel 1848, la porzione centrale venne venduta e destinata a sede di Ospedale. Successivamente, nel 1902, attuando la volontà testamentaria di Michelina de Conciliis, il Palazzo accolse Enti assistenziali della maternità e dell’infanzia. A seguito del terremoto del 23 novembre 1980, il Palazzo formò oggetto di restauro. Oggi, di proprietà del Comune, contiene un piccolo Auditorium, il Centro di Ricerca meridionalistíca “Guido Dorso” ed alcune Associazioni culturali (Britannica, Tedesca, Francese).

Tra le varie strutture pubbliche presenti sul territorio comunale di Avellino ricordiamo il bel Palazzo del Catasto, ubicato all’angolo tra Via Giuseppe Verdi e Via Pasquale Stanislao Mancini, probabilmente uno dei meglio tenuti (esteticamente) tra gli edifici pubblici avellinesi, grazie a ripetuti lavori effettuati negli ultimi decenni. Bello è anche l’Edificio della Posta centrale, a cui si accede dalla centralissima Via Giacomo Matteotti, da Corso Europa o da Via Francesco De Sanctis. Da valorizzare, invece, la struttura che ospitò la sede della Gioventù Italiana del Littorio, utilizzata per decenni come sede di un cinematografo. Altro edificio carino, anche se dalle dimensioni contenute è il Padiglione militare, che accolse fino a pochi anni fa l’ex Caserma “Litto” dei Carabinieri. Di maggiori dimensioni sono, invece, il Palazzo Governo, che ospita la Prefettura, il Teatro “Carlo Gesualdo”, che dovrebbe rilanciare la tradizione teatrale ottocentesca di Avellino, ed il Palazzo di Giustizia, il Tribunale già malandato, nonostante sia una struttura moderna, tanto che si parla di suo abbattimento.

Teatro Carlo GesualdoIl Teatro Comunale “Carlo Gesualdo” è’ un’opera imponente da 1200 spettatori, probabilmente dalle dimensioni spropositate per le abitudini dell’utenza avellinese. La struttura chiude una buona parte di un lato di Piazza Castello. Con la costruzione del Teatro “Carlo Gesualdo” si è cercato di rinnovare la tradizione teatrale avellinese, iniziata nel 1817, con l’inaugurazione del primo Teatro comunale, ubicato nei pressi di Piazza dei Tribunali, ora Piazza della Libertà.

Con l’apertura del Teatro comunale “Carlo Gesualdo”, la città di Avellino ha potuto di nuovo godere di una nobile attività legata allo spettacolo e alla musica. Per vari decenni la cultura e l’arte si sono accontentate di sporadiche iniziative allestite nei vari ferragosti. Eppure la tradizione teatrale in Avellino ha una sua antica storia. Il vecchio Teatro “San Ferdinando” sorgeva nella centrale Piazza della Libertà, ove un tempo si ammirava l’Ospedale di S. Onofrio. Il Monastero, incamerato dal Comune a seguito della legge di soppressione degli ordini religiosi del 1807 fu prescelto, alcuni anni dopo, per edificarvi il teatro. La progettazione del Teatro fu affidata all’architetto Don Domenico Chelli, chiamato a Napoli dai Borbone come architetto e scenografo del S. Carlo. Oltre alla progettazione del Teatro di Avellino al Chelli si deve anche la costruzione del Teatro di Salerno, progettato nel 1810. L’opera avellinese del Chelli, è il frutto della sua maturità e si avvalse della collaborazione del “cartapistaro” Francesco Savione, del “doratore” Giovanni de Paolo e del “telaiolo” Felice Olivieri per i vari lavori. Anche l’appaltatore delle opere in muratura da eseguirsi in Avellino per l’edificazione del teatro proveniva da Napoli e fu affidata all’impresa Correale. Finalmente pronto nel 1816, il Teatro venne solennemente inaugurato il 31 maggio 1817 e dedicato a S. Ferdinando in omaggio al Re di Napoli Ferdinando l°, felicemente ritornato nel suo regno, anche in segno di ossequio al ristabilito ordine politico. La manutenzione del teatro interessò la civica amministrazione nel corso della sua secolare esistenza con lavori di rifacimento e accomodi in diverse occasioni. Nel 1888 il Teatro si arricchì della “ribalta elettrica” inaugurata dal Sindaco Trevisani, ponendo così il teatro avellinese quale “prima sala europea” ove si attua tale sistema di illuminazione. Rinomati artisti si esibirono sulla ribalta con le opere più note di Verdi, Rossini, Puccini, Mascagni, Donizetti, Bellini e tanti altri ancora. Negli ultimi anni del XIX secolo il Teatro conosce il periodo più splendido, mentre non molti anni dopo è avviato ad un lento quanto inevitabile declino. Inattivo nel periodo bellico del primo conflitto mondiale nel 1923, sotto la gestione del Regio Commissario Giulio Corradi, la vendita del teatro, compromesso ormai nella parte interna, è destinato a non lasciare tracce della sua esistenza se non nella lapide che ricorda ai posteri la sua lunga e gloriosa tradizione apposta nell’androne dell’attuale palazzo Sarchiola, in Piazza della Libertà.

Terminiamo qui la nostra breve visita virtuale per gli edifici pubblici ed i palazzi signorili di Avellino per ritrovarci giovedì prossimo ancora in giro per la città. Appuntamento alla prossima settimana sempre ad Avellino!

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