Avellino, tifosi nel ritiro di Castel di Sangro: il racconto dei “Lupi romani”

Sabato e domenica con una folta pattuglia di lupi irpini della Capitale mi sono recato nel ritiro del Castel di Sangro. Volevamo lanciare un messaggio ben chiaro: dovunque andranno quest’anno i ragazzi di mister Rastelli troveranno il valore aggiunto dei tifosi biancoverdi in esilio. Da Milano si sono uniti a noi i gemelli del goal Luigi Storti e Vincenzo Angiulli, il quale nel mio immaginario virtuale su Facebook è accostato a Bud Spencer. Ebbene, ci sono almeno tre cose che mi hanno risarcito da sole del prezzo del biglietto.

La prima, appunto, riguarda Bud Spencer. A cena, a Roccaraso, prima ancora che delle vettovaglie fornite dal “5 miglia” che ci ospitava, mi sono potuto cibare del racconto di Angiulli padre di come può capitare di scoprire di avere un talento calcistico in famiglia. Così abbiamo appreso che Fez, suo figlio, il primo segnale lo diede a soli due anni, tirando a sorpresa una sventola in casa, presumo di sinistro, e poi ecco le poltrone di casa diventare bersaglio dei tiri, la necessità per ovvie ragioni di dotarsi di un pallone di gommapiuma, e poi le corse impazzite nel parco di Monza come un cane da tartufo, finché un giorno arriva una chiamata. “Papa, dov’è Avellino?”.

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Onore al merito, a questo punto, al procuratore del campioncino milanese che gli ha spiegato l’entità del nostro blasone e l’opportunità di accettare la sfida. Col che Fez Angiulli è diventato dei nostri. Storie che fanno bene al calcio, come si dice. Ho spiegato alla signora Angiulli che c’è un gesto tecnico che può essere indicato come simbolo della gloriosa annata che abbiamo alle spalle, la lunghissima “diagonale” che suo figlio fece a Prato lanciandosi per 40 metri alla riconquista di una palla raramente persa da Angelo D’Angelo sulla corsia opposta uscendone con la sfera fra i piedi a sventare una chiarissima occasione da goal. Ecco, è questo lo spirito dell’Avellino di Rastelli, che ti fa venire la voglia di dare una mano alla causa. Nessuno, infatti, avrebbe chiesto conto ad Angiulli del mancato recupero di quella palla, ma lui capì lo stesso, immediatamente, che la pezza poteva metterla solo lui, con una difesa fattasi trovare sbilanciata. Stando a tavola con papà Angiulli abbiamo capito anche della sua generosità, della sua capacità di immolarsi spesso – immaginiamo – al posto del figlio nell’approvvigionamento di viveri, la qual cosa deve essere la causa di un profilo così diverso fra padre e figlio, consentendo al secondo quell’agilità che tutti conosciamo che altrimenti sarebbe stata messa in pericolo.

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 Ma un altro incontro è valso, per noi il prezzo del biglietto. Eravamo appostati fuori dal campo di allenamento con lo stendardo dell’Avellino club Roma, quando con il collega Andrea Covotta, caporedattore del Tg2 di origine arianese (autore di “Quando eravamo in serie A”, un libro fra sport, politica e costume che rievoca i nostri fantastici anni ‘80) ci siamo portati direttamente nel campo, un po’ per far sfogare i piccoli sul tappeto erboso, un po’ per andare in prima battuta, con una marcatura a scalare, a intercettare il mister che volevamo invitare in albergo a trovarci. L’incontro poi non ci è stato, per un disguido (l’autorizzazione del dg De Vito è arrivata troppo tardi) ed allora tocca divulgare, senza rivelare tutto, il senso di questa chiacchierata con mister Rastelli che voleva essere l’introduzione dell’incontro che avrebbe dovuto tenersi poco dopo. Abbiamo voluto trasferirgli il timore – che abbiamo vissuto lo scorso anno – che la sua impresa, come accaduto a tanti altri, potesse essere frustrata prima di arrivare a destinazione da una piazza dotata di troppi commissari tecnici e poca pazienza. Gli ho confessato con estrema franchezza di averlo sottovalutato. “Pensavo potessero sderenarti”, gli ho detto con chiarezza, e lui altrettanto chiaro mi ha risposto: “Guarda che io ho una buona corazza!”. Ce n’eravamo accorti, la capacità del mister di destreggiarsi restando sul pezzo in mezzo a mille e inutili politiche fuorvianti che attraversano la tifoseria, tenendo al riparo la squadra, ci è ora ben chiara. Ed oggi ci induce a sperare.

Un po’ populisticamente, anche per porre riparo allo smacco della missione sfuggita per un soffio di portare il mister e alcuni giocatori a venirci a trovare, mi sono lasciato andare a pranzo a un’affermazione impegnativa: “Mi sono convinto – ho detto agli amici di Roma e Milano, scatenando l’applauso, complici gli effetti dell’alcool – che questo mister e questa società ci riporteranno in serie A, nel giro di 2-3 anni”. Ma, populismo a parte, l’ho detto e lo penso. A prescindere dall’aspetto tecnico sul quale non mi soffermo più di tanto perché giudico prematuro valutare. Nella partita con l’Avezzano ho comunque visto un intraprendente De Vito sulla corsia sinistra, al pari di Zappacosta che agiva sulla corsia opposta del centrocampo a 5 cui sembra orientato il mister. Togni mostra di avere quel tocco, quel carisma e quella pericolosità sui calci dal limite che ci sono mancati l’anno scorso in un centrocampo più quantità che qualità. Avanti Galabinov si propone con la sua stazza come possibile partner di un Gigi Castaldo che appare già in vena, mentre indietro l’impiego a sinistra di Ciccio Millesi sembra rappresentare da parte di Rastelli un doppio segnale: uno lanciato alla società, per dire dov’è che manca ancora qualcosa, e uno ai nuovi per spiegare come funziona nel suo Avellino, con il capitano che dà l’esempio e si sacrifica per tutti.

avellino club roma maglie

Detto di Rastelli, detto della famiglia Angiulli, essi alla fine sono stati un di più, perché il prezzo della trasferta in terra abruzzese mi sarebbe stato ripagato già dalla compagnia della sola pattuglia dei lupi irpino-romani con relative famiglie salite a Castel di Sangro. L’esordio delle magliette sociali verdi (bianche per i bambini) andate praticamente a ruba, la tessera numero uno del club che – bontà sua – Francesco Cirasuolo (serinese del quartiere romano dell’Infernetto) mi ha voluto riservare, la splendida sintonia nata fra di noi che ci siamo conosciuti quasi tutti su Facebook, ci sono apparsi come uno spettacolo a noi stessi. Imperdonabile, e infatti non la perdono, solo la mia esclusione dalla foto ricordo finale e il fotomontaggio con cui hanno provato a riparare mi è parso un rimedio peggiore del male. Ma queste sono questioni interne. Nell’ “ordine della notte” di sabato ci siamo occupati di come far crescere questa esperienza: la presenza in trasferta per chi potrà, le modalità per vedere insieme le partite in tv per chi non potrà andare, le nuove iscrizioni, l’idea di un sito Internet, sono questi i punti che abbiamo affrontato, con l’idea di procedere sempre in grande sintonia con il gruppo di Milano, di cui uno dei collaboratori di questo sito – Gianluca Capiraso, che ringrazio per l’ospitalità – fa tuttora parte integrante, considerando irricevibile la comunicazione di volersi fare da parte che avevamo letto su Facebook qualche giorno fa.

L’unica nota dolente allo stadio, dove la Curva Sud purtroppo non ha scritto una bella pagina, decidendo di smaltire una quantità abnorme di botti proibiti in eccesso per tutto l’arco della gara. Non solo. Abbiamo contato una quantità di cori o autocelebrativi, o di polemica con altri tifosi, o di contestazione al presidente per la storia ormai stucchevole del logo, o di sfottò ai Salernitani e quant’altro. Cosicché cori a incitare la squadra ne sono rimasti davvero pochi da contare, nessun calciatore in particolare è stato incitato e l’invito alla fine alla squadra di venire a salutare è parso più che altro un’intimazione. Così non va, e dispiace dirlo, siamo certi che anche Franco Iannuzzi se ne renda conto. Così, a dispetto dei proclami annunciati, si creano solo divisioni e si rischia di allontanare la gente dallo stadio. Salvo poi rinunciare a sostenere la squadra in trasferta per la perdurante decisione di non dotarsi della tessera del tifoso e lasciare l’incombenza ad altri. Ma l’Avellino, nonostante tutto, non sarà mai solo in giro per l’Italia, lo si è visto già lo scorso anno, e ancor più lo si vedrà quest’anno. I lupi di Roma e Milano sono pronti a dare una mano.

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