Avellino, Tifosi Sbattuti in Prima Pagina: Oltre il Daspo la Beffa

Prima sono stati trattati come degli animali, poi come dei criminali.

Prima hanno dovuto fare i conti con i ferrei controlli da parte delle forze dell’ordine catanesi, che li hanno costretti ad entrare allo stadio con oltre mezz’ora di ritardo rispetto al calcio d’inizio, nonostante i tanti chilometri percorsi e pur essendo in possesso di un regolare biglietto d’ingresso.

Poi, il giorno dopo, per qualcuno di questi è scattato l’arresto e la successiva la diffida (Daspo), provvedimento apparso sin da subito esagerato a giudicare dalle immagini dell’accaduto, diramate dalla Digos di Catania e pubblicate su Youtube.

E, per non bastare, per i tifosi dell’Avellino è arrivata anche la gogna mediatica, con alcuni quotidiani che non hanno perso tempo a pubblicare nomi, cognomi e fotografie. Proprio come se fossero dei malviventi. Era proprio necessario? Non era sufficiente limitarsi alla pubblicazione delle iniziali, come spesso accade in questi casi?

Avellino-Calcio.it si è limitato a riportare la notizia, senza entrare nei dettagli, anche per non violare un sacrosanto diritto alla privacy. Per la stessa ragione, si è deciso di non dare spazio al video reso pubblico dalla Digos di Catania e diffuso su Youtube con una velocità disarmante.  Soprattutto in una situazione come questa che dà l’idea di un caso sollevato ad arte ed inspiegabilmente ingigantito, prima dai media nazionali, poi da quelli locali, nonostante dalle immagini s’intuisca cosa sia realmente accaduto.

Curva Nord Catania Calcio

 

C’erano solo tanti tifosi sfiniti, dopo un viaggio lungo, stancante e dispendioso, che non vedevano l’ora di entrare nel settore riservato, visto che la partita era già iniziata da circa mezz’ora.  Il biglietto l’avevano regolarmente acquistato e volevano solo esercitare un loro diritto: assistere al match.

Anche perché – altra considerazione da non sottovalutare – senza il tagliando d’ingresso non avrebbero superato il pre-filtraggio predisposto dalle stesse forze dell’ordine nei pressi dello stadio “Massimino”.  Considerazioni che, evidentemente, sono state da molti ignorate, associando ingiustamente il nome della tifoseria biancoverde ad aggressioni e violenze, fino ad arrivare a pubblicare nomi, cognomi e volti degli interessati.

Risultato? Tifosi che, oltre a non poter andare allo stadio per diversi anni, si sono ritrovati il proprio nome sbattuto in prima pagina. E’ davvero il caso di dire: “oltre il Daspo la beffa…“.

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