Avellino, Tre Sconfitte nelle Tre Trasferte Più Sentite

Tutte, in un modo o nell’altro, erano più che semplici partite. Un “campanile” da conquistare, una rivincita da prendersi e un tabù da sfatare ne avevano fatto molto di più di una gara da novanta minuti. Le avevano trasformate tutte, indistintamente, in sfide da vincere, magari dominare. E invece no. Invece, l’Avellino esce con le ossa rotte dalle prime tre trasferte della stagione: proprio quelle partite che la città, i tifosi, la Curva Sud mai avrebbero voluto perdere.

Perché se l’Avellino e i suoi supporters hanno pianto, nell’altra metà del campo a ridere, per tre volta di fila, c’erano gli avversari più “odiati”, sportivamente parlando.

A regalare un inizio di campionato da incubo, quel “maledetto” 6 settembre, ci pensa Denilson Gabionetta. Due gol ad un buon Avellino e Arechi in visibilio, con tanto di maglietta sfottò “Dimmi che si sente”.

Passano tredici giorni e i biancoverdi, caricati dalla vittoria col Modena, arrivano al Sant’Elia. Al fianco degli uomini di Tesser ci sono trecento ultras, sull’altra panchina invece siede l’ex Massimo Rastelli, che manda in campo l’altro “traditore”, Fabio Pisacane. L’Avellino lotta, gioca bene, spreca con Mokulu e alla fine perde. Di nuovo.

Quindi, si va a Bari. Al San Nicola, l’Avellino non ha buoni ricordi, ma l’occasione è quella giusta per “vendicare” quel tabellone esposto l’anno scorso negli spogliatoi da De Luca e compagni e, perché no, per dare un dispiacere ai cugini salernitani, da anni gemellati coi galletti. Ma la storia è sempre la stessa: i biancoverdi vanno sotto, reagiscono, pareggiano, imprecano contro un palo che sembra messo lì dal destino e alla fine perdono. Per mano proprio di De Luca.

Dal “dimmi che si sente” di Gabionetta al gol della “zanzara”, passando per i sorrisi di Rastelli e Pisacane: tutte scene di un film che i tifosi avellinesi immaginavano con un finale diverso.

Leggi anche: