Bari: la Stella del Sud, dai Matarrese alla nuova era Paparesta

Svanita anche la seconda chance di agganciare la zona promozione, l’Avellino non può fallire anche stavolta, dinanzi a uno degli appuntamenti più attesi da tutti i supporters biancoverdi. Al “Partenio-Lombardi” arriva, infatti, il Bari: compagine che, da diversi anni, nutre una forte rivalità con i Lupi, derivante anche dal campanilismo che divide gli irpini dai salernitani. L’andamento altalenante dei pugliesi in questa stagione non condizionerà per niente i sentimenti della tifoseria pugliese, pronta non solo a invadere la nostra città con le sue 800 unità, ma anche a rivendicare altri biglietti.

È da tempo che il Bari non porta tantissimi propri sostenitori in Irpinia. Ai più nostalgici ritornano in mente, senza dubbio, le uniche due sfide disputate con l’Avellino in Serie A, stagione 85/86. Memorabili – sicuramente più per i Lupi che per i Galletti – sono quei magici minuti della sfida di ritorno, datata 20 aprile 1986: al vecchio “Stadio della Vittoria”, infatti, gli uomini di mister Robotti riuscirono a imporsi di misura (0-1), grazie alla rete di Ramon Diaz che permise ai biancoverdi di conquistare l’ottava salvezza consecutiva in massima serie e che condannò, al tempo stesso, i pugliesi alla retrocessione in Serie B. Altre storie, altri tempi. Fino a quel momento, il Foot-Ball Club Bari – nato nel gennaio del 1908 grazie agli sforzi e alle idee congiunti di un austriaco, Floriano Ludwig, di uno svizzero, Gustavo Kuhn, e di un marchigiano, Giovanni Tiberini – aveva disputato diverse stagioni in Serie A, almeno fino all’inizio degli anni settanta. Poi, l’improvvisa discesa negli inferi (persino in terza serie) si era protratta fino alla stagione 1976-77: annata che coincide con la fine dell’era De Palo e l’inizio di un’altra era, quella sicuramente più controversa della storia del calcio biancorosso. L’era Matarrese.

Fino al 1983, è Antonio ad amministrare le redini della società, lasciandole poi nelle mani di Vincenzo, suo fratello maggiore. Originaria di Andria, la famiglia Matarrese riporta inizialmente entusiasmo e fervore in città: soprattutto quando, dopo l’infelice stagione 1985/86 culminata, come detto prima, con la retrocessione maturata al termine dello scontro diretto con l’Avellino, il Bari riuscirà a rifarsi tre anni dopo, giungendo al secondo posto nel campionato di Serie B 88/89 (alle spalle del Genoa vincitore) e approdando nuovamente in A. La risalita coincide, inoltre, con i preparativi che coinvolgono, già dal 1987, il capoluogo di regione pugliese, scelta come una delle sedi principali di Italia ’90, quattordicesima edizione della Coppa del Mondo. Fin da subito, appare evidente che lo “Stadio della Vittoria”, ormai anziano e considerato poco capiente, non può ospitare un evento di portata planetaria così ampia. È così che nasce l’idea di una nuova arena, la cui progettazione verrà assegnata al celeberrimo architetto ligure Renzo Piano e ultimata il 3 giugno 1990. Il “San Nicola”, l’Astronave che può contenere circa 60.000 spettatori, sarà, a partire dalla stagione 1990/91, la nuova dimora dei Galletti.

Il periodo 1995-2001 sarà caratterizzato dalla lunghissima gestione Fascetti. L’allenatore di Viareggio – mister, in precedenza, anche dell’Avellino nella stagione 1988/89 – si circonderà di tantissimi giocatori che faranno carriera, sia in Italia che all’estero: Gianluca Zambrotta, Diego De Ascentis, Phil Masinga, Nicola Ventola, Gionatha Spinesi. E non può mancare, chiaramente, il riferimento a una stella: al simbolo di una città intera che, la notte del 18 dicembre 1999, scopre di avere, in casa propria, il talento. Si gioca, al “San Nicola”, Bari-Inter: il risultato è inchiodato sull’1-1, dopo che, al vantaggio iniziale dei padroni di casa, firmato da uno splendido goal di Hugo Enyinnaya, aveva risposto Christian Vieri. A due minuti dalla fine del tempo regolamentare, un lancio lungo porta il fantasista 17enne a stoppare con abilità sopraffina il pallone di tacco e a sopravanzare per alcuni metri, prima di sgusciare in mezzo a Laurent Blanc e Christian Panucci e di trafiggere Angelo Peruzzi con un tiro, preciso, sul primo palo. La corsa sotto la curva, l’esplosione di gioia del pubblico biancorosso, l’emozione indescrivibile del ragazzo abbracciato da tutti. Nasce, così, la leggenda di Antonio Cassano, il talento di Bari Vecchia.

Il momento di gloria del Bari, tuttavia, non è destinato a durare ancora a lungo. La compagine retrocederà in Serie B al termine della stagione 2000/01 e, da questo momento in poi, le difficoltà per risalire nel calcio che conta saranno sempre maggiori. Nel 2003/04, si materializzerà, addirittura, la discesa in Serie C, avvenuta al termine dello spareggio play-out contro il Venezia e vanificata, poi, dal fallimento del Napoli nell’estate di quell’anno. La famiglia Matarrese riesce a salvare la categoria, ma non il proprio onore, dal momento che il malumore della piazza cresce anno dopo anno. Le presenze al “San Nicola” si riducono ulteriormente, fino ad assestarsi intorno alle poche migliaia. Nel 2009, però, l’incubo sembra essere terminato: il Bari di Antonio Conte vola in Serie A e, nella stagione successiva, con Giampiero Ventura alla guida, ottiene un sensazionale decimo posto, sfiorando addirittura l’accesso in Europa con gli emergenti difensori Ranocchia e Bonucci, i centrocampisti Almiron e Rivas, gli attaccanti Barreto e Meggiorini.

Ma è solo un’illusione: nella stagione successiva, infatti, il Bari saluterà la massima serie, al termine di un’annata deludentissima, macchiata anche dal coinvolgimento di tesserati e ultras nell’inchiesta sul calcioscommesse. A pagarne le spese è, soprattutto, Andrea Masiello (all’Avellino nel 2005/06), arrestato per frode sportiva: il difensore ammetterà di aver realizzato volontariamente l’autorete che aveva permesso al Lecce di aggiudicarsi il derby del “San Nicola” (0-2), fondamentale ai fini della permanenza dei salentini in Serie A. In tempi non remoti, l’ex portiere Jean François Gillet confesserà addirittura di essere stato influenzato psicologicamente da alcuni loschi esponenti della tifoseria biancorossa, in grado di convincere l’attuale estremo difensore del Catania a perdere la partita contro il Cesena: una pagina nera che infangherà, indelebilmente, l’onore di una squadra e di un’intera città.

La situazione diventa sempre più critica. Nel 2014, i Matarrese annunciano il loro addio, mentre i tesserati mettono in mora la società. Il 10 marzo, l’Associazione Sportiva Bari cessa di esistere: da questo momento in poi, fino agli inizi dell’estate, bisognerà bruciare le tappe per cercare una nuova società che possa garantire la permanenza dei biancorossi nella serie cadetta. Come d’incanto, la passione per il calcio si rianima, coinvolgendo un’intera città e l’intera squadra che risulterà galvanizzata da così tanto affetto, mentre i principali social network vengono invasi dall’hashtag #compratelaBari.

Prima del match contro l’Avellino (deciso da una rete, nei minuti finali, di Joao Silva), i pugliesi navigano nella parte destra della classifica. Il successo contro i Lupi, che va ad aggiungersi a quello precedente contro il Lanciano e ad altri cinque risultati utili di fila, riporta il Bari nelle zone alte, fino al raggiungimento del settimo posto al termine della regular season, il che vuol dire partecipazione ai play-off di categoria. Dopo aver sbancato lo “Scida” di Crotone (0-3), i Galletti si preparano a sgambettare il Latina, sostenuti da oltre 50.000 spettatori. Ma i pontini usciranno indenni sia dal “San Nicola” (2-2) che dal successivo scontro al “Francioni”, terminato con identico risultato. Il Bari rimanda, così, l’appuntamento con la storia all’anno successivo: il Football Club Bari 1908 rileva, infatti, i beni aziendali dell’Aesse, attualmente nelle mani della cordata capeggiata dall’ex arbitro internazionale, Gianluca Paparesta. La permanenza in serie cadetta viene, dunque, assicurata.

Ma le aspettative, finora, non sono state rispettate. Soltanto da qualche giornata, il Bari sembra aver ritrovato una continuità di risultati, dopo aver anche rischiato di precipitare nelle zone calde della classifica. Ora, però, le vittorie contro Lanciano e Modena, nonché il pareggio casalingo contro il Catania, hanno rilanciato le quotazioni dei pugliesi, decisi a rincorrere l’obiettivo play-off. Al “Partenio-Lombardi”, i Galletti troveranno un Lupo ferito, ma non morto, intenzionato, a sua volta, a riprendere il proprio cammino, dopo aver ottenuto un solo punto nelle ultime due partite. Il 4-2 subito nella gara di andata è ancora un brutto ricordo da smaltire. Ricordo che Castaldo e compagni dovranno cancellare con tutte le proprie forze, regalando l’ennesima gioia stagionale ai propri tifosi e tenendo in vita il sogno di una promozione in massima serie. E allora, non resta che augurarci Forza Lupi… noi ci crediamo!

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