Basta Critiche, Massimo Rastelli Non si Tocca

“Mister, è possibile essere messi in discussione anche con 49 punti in classifica?” E’ stata questa la domanda fatta da un giornalista di Sky a Massimo Rastelli nel pre-partita di Catania-Avellino, match che sappiamo tutti com’è andato a finire, purtroppo. Beh, un secondo dopo il fischio finale del sig. Baracani sono partite le classiche critiche, i soliti e immancabili “Rastelli dimettiti!“.

E’ inutile ricordare che Avellino è una piazza importante, piena di entusiasmo, forse unica nel suo genere quando la squadra vola e si sente profumo di obiettivi importanti. Il problema sorge nel momento in cui le cose si complicano, improvvisamente non arrivano più i risultati e c’è quel classico periodo di flessione che sviluppa nei tifosi irpini un’innata capacità di fare gli allenatori, di dimostrare di essere grandi conoscitori del gioco del pallone. In questo caso, la vittima è naturalmente Rastelli, sempre il primo ad essere messo sul banco degli imputati e il primo ad essere accusato delle sue scelte tecniche-tattiche, da molti giudicate “poco coraggiose”. Senza dubbio, nelle 4 sconfitte rimediate nelle ultime 5 partite c’è anche dal suo, ma sul terreno di gioco alla fine scendono 11 giocatori, giudicati dalla società adatti per questa categoria e quindi capaci (almeno sulla carta!) di portare questa squadra verso la conquista degli obiettivi prefissati.

E’ giusto sognare, volare sulle ali dell’entusiasmo, questo non si discute. Nel calcio però, soprattutto nel caso dell’Avellino, l’elemento fondamentale deve essere l’umiltà, “arricchita” da quella caratteristica che noi avellinesi siamo abituati a chiamare “cazzimma“. Soprattutto in un campionato come quello cadetto, se non possiedi determinate doti caratteriali, non vai da nessuna parte. I sostenitori biancoverdi, i calciatori, l’allenatore devono crederci fino all’ultimo minuto dell’ultima partita con il Brescia, perché qui non bisogna fare i “professoroni” solo quando fa comodo, una settimana elogiare il mister e quella dopo smontarlo e chiedere alla radio (a ripetizione!) l’esonero, ma è necessario più che mai adesso, in un momento così difficile, rimanere uniti, sugli spalti e nello spogliatoio.

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