Bisaccia e il suo maestoso Castello Ducale

Eccoci di nuovo qui con l’Irpinauta. Lasciata Candida andiamo a visitare Bisaccia, paese di circa 3.800 abitanti, ai confini con la Puglia e la Basilicata. Bisaccia ha origini medioevali, sebbene scavi archeologici abbiano rivelato che il luogo era già abitato nel X secolo a.C.-.

Il clima è molto rigido, a causa della sua altitudine di 885 metri sul livello del mare e della forte continentalità presente su tutto l’altopiano irpino. I luoghi più caratteristici del paese sono il Convento, il Castello Ducale, la Cattedrale in piazza Duomo e la chiesa dei Morti.

Situata su una collina che si estende verso nord-sud, Bisaccia domina dal lato nord la vasta area del Calaggio. Lo zatterone su cui insiste il paese è incuneato nella zona Calli ed è rasentato a est come ad ovest da due avvallamenti argillosi: Vallone dei corvi e Vallone dei Ferrelli. Questi due valloni si sono formati nel tempo per lo scivolamento di masse di terreno argilloso composto da fango e detriti che hanno fatto scendere a valle, lungo il torrente Ischia, il terreno sovrastante.

Veduta di BisacciaVeduta di Bisaccia

Le essenze principali, presenti nella zona, sono alcune tipologie di querce come il cerro e la farnia, che costituiscono boschi in purezza o in simbiosi al pino nero, all’acero montano, al faggio ed a piccoli nuclei di abete bianco. Inoltre si trovano esemplari isolati di tasso; nel sottobosco si possono trovare specie a portamento arbustivo come l’agrifoglio e il ginepro. Per quanto riguarda la fauna, i boschi sono popolati prevalentemente da lepri, beccacce, pernici, starne e altri uccelli tra cui molte specie di rapaci, infatti non è raro avvistare sull’altopiano del Formicoso il nibbio, nonché rettili velenosi. Notevole è la presenza del cinghiale reintrodotto a fini venatori.

Scorcio dell’Altopiano del FormicosoAltopiano del Formicoso

Il luogo dove sorge adesso Bisaccia era abitato fin dall’età del bronzo. In recenti scavi archeologici sono state rinvenute sulla collina del cimitero vecchio tracce di capanne databili al periodo del bronzo medio (circa 1400 a.C.), su cui si sono sovrapposte le case del periodo arcaico (VI-V secolo a.C.) a loro volta ricoperte dall’abitato del IV. Nel IX secolo a.C. la civiltà di Oliveto-Cairano, proveniente dalla sponda adriatica e approdate in Puglia presso l’Ofanto, risalendo il fiume, fondò villaggi a Cairano e a Bisaccia. A Bisaccia e Lacedonia i nuovi abitanti ne sostituivano altri dell’età del bronzo. Qui vi costruirono una necropoli (IX-VIII secolo a.C.) con tombe a fossa e tombe dell’età del ferro che convalida l’antica origine di Bisaccia. In seguito, secondo la tradizione, i Sanniti costruirono sul luogo dove sorge adesso Bisaccia l’antica città di Romulea, dove concentrarono le loro maggiori ricchezze. La città rimase in mano sannita fino al 296 a.C., anno in cui fu attaccata e depredata dal console Publio Decio Mure o, secondo un’altra fonte annalistica, dal console Volunnio. Gli Irpini, compresi gli abitanti di Romulea, volendo riacquistare la propria indipendenza da Roma, si ribellarono più volte alla Repubblica romana, alleandosi con i Tarantini di Pirro e i Cartaginesi di Annibale. Dopo la sconfitta di Capua inflitta loro dai Romani, gli Irpini furono ridotti al silenzio e puniti. Dopo le guerre contro Pirro, i Romani, per tener sotto osservazione gli Irpini, costruirono un presidio a Romulea, sulle rovine dell’Oppidum distrutto nel 296 a.C.

Il nome Bisaccia potrebbe derivare dal nome di questo presidio romano (Bis arx) oppure da bis acta (fatta due volte). In età augustea venne costituita una colonia romana a Romulea, la cosiddetta colonia romulensis. Sono stati rinvenuti nella zona dove sorgeva Romulea dei resti di ville rustiche di età romana.

Comunque fino all’arrivo dei Longobardi non si hanno notizie dirette di Bisaccia. Nel 591 i Longobardi conquistarono l’Irpinia e Bisaccia entrò a far parte del Gastaldato di Conza, circoscrizione amministrativa longobarda. I Longobardi governarono Bisaccia fino all’arrivo dei Normanni. Durante l’epoca normanna Bisaccia divenne un feudo governato da un feudatario.

Castello Ducale di BisacciaCastello-ducale-di Bisaccia

Nel 1246 il Signore di Bisaccia, Riccardo di Bisaccia, venne privato del suo feudo dall’Imperatore Federico II in quanto reo di aver partecipato alla Congiura di Capaccio. Il castello venne ristrutturato da Federico II, il quale lo utilizzò come prigione e visitò Bisaccia nel 1250. Secondo la tradizione locale, Federico II avrebbe usato il castello di Bisaccia come residenza di caccia: nei suoi pressi, infatti, vi era il Formicoso, colle ribattezzato da Federico il “Monte Sano”, dove, a quanto pare, l’Imperatore svevo avrebbe praticato la caccia del falcone.

Durante il periodo medioevale Bisaccia fu anche Sede vescovile per quattro secoli, fino al 1513, anno in cui Papa Leone decise di fondere la diocesi di Bisaccia con quella di S. Angelo dei Lombardi (anche se fu solo nel 1540, con la morte dell’ultimo vescovo di Bisaccia, che la fusione venne attuata).

Torquato Tassotorquato-tasso338

Dal XV-XVI secolo fino al 1861 Bisaccia fece parte del Regno di Napoli (poi divenuto Regno delle due Sicilie nel 1815) che dal 1501 al 1707 fu di dominio spagnolo. Bisaccia ebbe tra i suoi feudatari Giovanni Battista Manso, amico di Torquato Tasso che fu suo ospite, e Ascanio Pignatelli, duca e poeta. Bisaccia, nel corso dei secoli, ospitò anche letterati come Torquato Tasso (1588) e Francesco De Sanctis. Nel 1600 il re Filippo II di Spagna elevò a ducato Bisaccia per i meriti di Ascanio Pignatelli (primo duca di Bisaccia) e i servigi resi alla corona da suo padre Scipione, marchese di Lauro. Nel 1700 scoppiò una guerra di successione, nel corso del quale la Spagna vide minacciati i suoi possedimenti in Italia. Nel 1707, nonostante l’aiuto offertogli dal duca di Bisaccia, il viceré spagnolo Ascalona venne sconfitto dagli austriaci che si impossessarono del Ducato di Napoli e fecero prigionieri il duca di Bisaccia, il viceré e altri nobili. Tra il 1731 e il 1739 l’Austria fu coinvolta nella guerra di successione polacca nel corso della quale perse il regno di Napoli e di Sicilia sul quale si insediarono i Borboni. Con la fine della dominazione austriaca Bisaccia venne inserita nel Principato Ultra del Regno di Napoli. Nel 1805, l’imperatore francese Napoleone Bonaparte occupò il Regno di Napoli, dichiarando quindi decaduta la dinastia borbonica. L’imperatore dei francesi nominò quindi il fratello Giuseppe Re di Napoli. Sotto un’amministrazione prevalentemente straniera, venne abolito il feudalesimo. L’8 marzo 1809, l’ottavo duca di Bisaccia Giovanni Armando Pignatelli morì senza lasciare eredi; il feudo e il titolo di duca di Bisaccia vennero quindi devoluti alla corte regia. Dal 1861 Bisaccia fa parte dell’Italia. Il titolo e il castello sono passati alla famiglia de La Rochefoucauld-Doudeauville nel 1851. L’11º duca di Bisaccia Edouard François Marie de La Rochefoucauld (Parigi, 4 febbraio 1874 – 8 febbraio 1968) vendette il castello nel 1956.

Dopo il terremoto del 1980, benché non fosse stato colpito direttamente, il comune ottenne un finanziamento statale che ammontava a circa 250 miliardi di lire. Con i fondi venne costruita una parte nuova di Bisaccia, abitato dalla maggior parte dei bisaccesi, mentre il centro storico si è spopolato anche a causa dell’emigrazione.

Lo stemma di Bisaccia rappresenta due leoni che si combattono tra di loro: secondo alcuni esperti i due leoni sarebbero i Longobardi e i Bizantini (Bisaccia si trovava nella zona di confine tra i due stati).

Bisaccia è insignita di Medaglia d’oro al merito civile con la seguente motivazione: «In occasione di un disastroso terremoto, con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile, affrontava la difficile opera di ricostruzione del proprio tessuto abitativo, nonché della rinascita del proprio futuro sociale, economico e produttivo. Mirabile esempio di valore civico ed altissimo senso di abnegazione» — Sisma 23 novembre 1980, data del conferimento: 9 novembre 2005.

Cattedrale di Bisacciacattedrale-di-bisaccia332

La Cattedrale di Bisaccia, collocata a pochi passi dal Castello Ducale, venne edificata dai Normanni, in un luogo poco distante da quello attuale. Rasa al suolo più volte dai frequenti terremoti che hanno colpito Bisaccia nel corso dei secoli, la chiesa odierna fu terminata nel 1747, utilizzando parte dei materiali dell’edificio precedente. La facciata di stile gotico, preceduta da una lunga scala, è caratterizzata da un portale del 1515, sormontato da vari bassorilievi e da uno spesso cornicione. L’altare maggiore è in marmi policromi, chiuso da una balaustra.

Nella Cappella di S. Maria del Carmine interessante è l’organo di 25 registri, posizionato sopra la cantoria della porta d’ingresso che si mostra agli occhi con vistosa pendenza verso sinistra, probabile opera di inizi del secolo scorso. E’ stato restaurato e reso a trasmissione elettrica digitale dal Maestro organaro Alessandro Girotto, che ne ha curato il restauro e l’istallazione nel 2009.

Cappella Madonna del CarmineCappella Madonna del Carmine

La Chiesa dei Morti fu edificata nel 1680 sulle rovine della Chiesa di San Giovanni Battista, dove veniva praticato il culto di San Giovanni Battista, istituito dai Longobardi ai tempi della regina Teodolinda. In seguito al crollo della facciata seicentesca della chiesa, venne completamente ricostruita nel 1909.

La Cappella di S. Maria del Carmine fu edificata nel 1667 ed era inizialmente proprietà privata del nobile Carmine Bucci. Fu solo nel 1827 che venne aperta per la prima volta al pubblico. Di pianta rettangolare, ha un solo ingresso che prospetta sull’omonima piazza. Sul portale in pietra è rappresentata la Madonna del Carmine.

Chiesa di Sant’Antoniochiesa-di-s-antonio335

La Chiesa di Sant’Antonio da Padova, patrono del paese, si trova in Piazza Convento. In passato apparteneva ai Francescani che furono però espropriati con una legge napoleonica. Di pianta rettangolare, la Chiesa presenta due navate di cui la navata destra, crollata a seguito di un terremoto, non è più stata ricostruita. L’altare centrale, in marmo o policromo, proviene da Ariano Irpino ed è dedicato alla Madonna della Concezione. L’altare sinistro è dedicato a Sant’Antonio di Padova. Sui due lati di questo altare vi sono le statue di San Leonardo e San Bonaventura.

Il Palazzo Capaldo fu l’edificio dove nacque il senatore del Regno d’Italia e Presidente della Corte di Cassazione Pietro Capaldo. È atipico rispetto ad altri palazzi dell’epoca poiché il giardino è all’esterno della struttura. Altri palazzi degni di nota sono quello delle Suore ed il palazzo Cafazzo, non molto distante da quello Capaldo.

Il Castello ducale di Bisaccia è collocato a pochi passi dalla cattedrale. Costruito dai Longobardi intorno alla seconda metà dell’VIII secolo, fu distrutto dal sisma del 1198 e successivamente ricostruito nel XIII secolo da Federico II di Svevia. Sotto il regno di Federico II il feudo apparteneva a Riccardo di Bisaccia. Trasformato nel XVI secolo in residenza signorile, il castello ospitò i duchi di Bisaccia e persino Torquato Tasso. Nel 1769, a causa di un incendio, venne via via abbandonato dai nobili feudatari. Dal 1903 al 1920 ospitò l’antica e nota famiglia Robucci, ultimi proprietari del castello ducale. Dal 1977 il castello appartiene al comune, che lo utilizza come museo. Il portone presenta lo stemma della famiglia Pignatelli d’Egmont che tenne il castello dalla fine del XVI agli inizi del XIX secolo. La struttura muraria è costituita da grossi ciottoli fluviali misti a blocchi di calcare squadrati e malta durissima. Nel castello sono presenti una cisterna con depuratore e tubi fittili, per il deflusso delle acque, una torre alta 12 metri e larga 8 metri e le rovine di una piccola chiesa absidata. Le stanze del castello sono 42. Storicamente il castello di Bisaccia era uno strategicamente importante bastione di controllo, che faceva parte di una linea difensiva che aveva la funzione di proteggere i territori della Puglia occidentale e settentrionale. Questa linea di difesa correva lungo la via Appia e la Via Traiana e vi facevano parte, oltre alla fortezza di Bisaccia, quella di Sant’Agata di Puglia e quella di Ariano Irpino. Il castello di Bisaccia in quell’epoca si chiamava castrum Byzacium o Byzantii ed era un avamposto difensivo bizantino.

Il 13 giugno si festeggia la Festa e fiera di S. Antonio da Padova, Patrono del Paese, con luminarie e concerti. Il giorno prima passa la banda per le stradine del paese. Fino agli anni ’50 si disputava in occasione della festa di Sant’Antonio una corsa a cavallo (Carrera) che andava da Calaggio a Santa Veronica. Dopo che la strada di Santa Veronica venne asfaltata (metà anni ’50), non si disputò più perché era diventata troppo pericolosa.

Museo Civico Archeologicomuseo-civico-archeologico336

Come detto prima, all’interno del Castello si trova il Museo civico archeologico di Bisaccia e contiene al suo interno numerosi reperti archeologici (tombe, corredi funerari) appartenenti alla Civiltà di Oliveto-Cairano e rinvenuti nel cimitero vecchio di Bisaccia tra il 1973 e il 1996; tra questi, di particolare rilevanza è la tomba della principessa di Bisaccia. Il museo è costituito da tre stanze.

I prodotti tipici della gastronomia locale sono, tra gli altri, i treidde: cavatelli bisaccesi; gli strufoli: tipico dolce natalizio irpino e campano; la squarcella: tipico dolce pasquale.

Il vasto territorio di Bisaccia, fin dalla preistoria, è stato sempre utilizzato come sito idoneo all’allevamento dei bovini, ovini e capre. Bisaccia si trova sul cosiddetto “osso”. L’osso è un termine usato dagli economisti per riferirsi a un terreno difficilmente coltivabile. Lo stesso termine lo usa Vinicio Capossela quando definisce questi luoghi Terra dell’Osso. Il territorio dell’Altopiano del Formicoso viene utilizzato per la coltivazione di cereali, legumi ed erba da pascolo. Tra i cibi coltivati erano molto rinomati gli asparagi. Il Formicoso veniva utilizzato, dopo la mietitura, anche come terreno da caccia; tra gli animali cacciati vi erano quaglie e lepri. A Bisaccia fin dai tempi più remoti era rinomato e fiorente l’allevamento del bestiame e l’industria della lana. A Bisaccia, fino agli anni cinquanta, vi erano numerose maestranze locali, addette alla tessitura di tappeti, di coperte da letto e di capi di abbigliamento. Ai piedi del castello ducale di Bisaccia è ancora in attività la produzione di tessuti, tappeti e tanto altro con telaio finlandese.

Lasciamo Bisaccia, paesino che merita sicuramente una visita e ci diamo appuntamento a giovedì prossimo sempre in Irpinia naturalmente.

L’IRPINAUTA: IL VIAGGIO ATTRAVERSO L’IRPINIA