Bonito (Avellino): la Civiltà Contadina rivive attraverso il Museo

Dopo aver lasciato Frigento, ci ritroviamo a Bonito, paesino di circa 2.500 abitanti ubicato sul versante sinistro della bassa valle del fiume Ufita, alle pendici sud-orientali del monte Calvario e al confine con la provincia di Benevento.

Chiesa dell'AssuntaBonito è un comune collinare, sorto nel Medioevo in un territorio noto anticamente per la sua fertilità; l’economia locale è di stampo essenzialmente rurale. Quasi la metà dei bonitesi risiede nel capoluogo comunale, posto su uno sperone roccioso; il resto della comunità si distribuisce invece nelle località di Grieci e Morroni. L’abitato è circondato da rilievi collinari dai profili dolci, rivestiti da distese di seminativi e da filari di viti che si succedono a perdita d’occhio; ricco di acque superficiali, il territorio comunale ospita inoltre vasti pascoli e una rigogliosa vegetazione di pioppi, salici e ontani. L’agricoltura, specializzata nella produzione di grano, uva e olive, costituisce a tutt’oggi la principale fonte di reddito e di occupazione locale.

Oltre a suscitare l’interesse degli amanti dell’arte e dell’architettura con le bellezze del centro storico, Bonito è apprezzata per le attrattive naturalistiche dei suoi dintorni, ideali per salutari passeggiate all’aperto; è inoltre dotata di alcune sorgenti dalle acque minerali, come quella di Montagosto, fredda e solforosa, o quella Viaticale, acidula e ferruginosa. Il Patrono, San Bonito, si festeggia il 15 gennaio.

In età romana Bonito faceva parte dei territori dell’antica Aeclanum, dai cui coloni veniva intensamente coltivata. Le prime notizie relative all’esistenza di un centro abitato risalgono al X secolo, quando venne edificato dai longobardi il Castrum Boneti, a scopo difensivo, nella zona di confine tra la contea di Ariano e il ducato di Benevento. Passata ai normanni nel secolo successivo, fu soggetta, in epoca angioina, alla famiglia locale dei Bonito. Venne seriamente danneggiata, nel 1688, da un terremoto che devastò l’Irpinia. Nel 1757, sotto i Borboni, fu annessa al demanio regio. Secondo le due teorie più accreditate il toponimo deriverebbe dal sostantivo latino Bonetum, fortificazione a forma di berretto di prete, o dal personale medievale Bonitus.

CastelloDomina l’abitato il castello longobardo, più volte ristrutturato: a pianta quadrata, conserva quattro torri cilindriche e un ponte levatoio in legno. La Torre Normanna di Bonito fu costruita insieme al castello intorno al 1130 per ordine di Guglielmo Gesualdo, consanguineo di Ruggiero II di Sicilia, lungo l’arco normanno Buonalbergo, Ariano, Acquaputida, a confine con la città pontificia di Benevento.  Si trattava di una piccola struttura a pianta quadrangolare con un ponte levatoio posizionato su di un fossato e una torre posizionata a Nord. Distrutto dal terremoto del 1125 venne ricostruito pochi anni dopo e ampliato poi nel XV secolo; durante questi lavori furono innestate quattro torri angolari cilindriche a base lievemente scarpata con interposte cortine murarie in pietrame misto legato a forte malta cementizia. Verso la metà del XVI secolo, la struttura perse l’originaria destinazione militare per assumere quella di residenza. Il castello è stato sede dei feudatari delle famiglie Bonito, Orsini, D’Aquino, Pisanello e Garofalo. Oggi restano solo due torri visibili, le altre furono demolite dai sismi del 1702 e del 1980. Dopo questi eventi il castello venne danneggiato in maniera evidente tanto da non riuscire più a recuperare le sue fattezze originarie, infatti, alcune parti della fortificazione sono state riedificate mentre altre sono state inglobate ad altre costruzioni limitrofe modificandone per sempre l’aspetto. All’interno della torre che si apre su piazza del Municipio, si conservano lungo le pareti circolari e l’ampio soffitto ligneo antiche pitture di probabile epoca seicentesca.

Santuario Maria SS della neveLa seicentesca chiesa di Santa Maria della Valle custodisce antiche sculture di epoca romana mentre nell’oratorio della Buona Morte e nella chiesa di Sant’Antonio, entrambi del XVIII secolo, si possono ammirare una preziosa Annunciazione e raffinate sculture lignee dello stesso periodo. Percorrendo il belvedere di Bonito, che offre uno spettacolare panorama sulle valli dell’Ufita e del Calore, si giunge alla cappella di Vincenzo Camuso. La cappella, ricavata nella cripta di quella che un tempo era la Chiesa dell’Oratorio, abbattuta in seguito al sisma del 1962, custodisce la mummia di un misterioso personaggio venerato dai bonitesi, da circa duecento anni ormai, come un santo con proprietà taumaturgiche, come attestano i numerosi ex-voto che tappezzano le pareti dell’ambiente. Tutte le fonti di storia locale non riportano nulla che possa riferirsi specificatamente a questo personaggio, il cui nome e cognome, però, ricorre frequentemente nei registri parrocchiali. La chiesa dell’Assunta attuale risale al 2 maggio 1969, quando fu riaperta al culto, dopo il terremoto del 21 agosto 1962. All’interno si conservano pregiate opere d’arte come il quadro dell’Annunciazione, il quadro della Madonna della Candelora, la statua della Divina Pastora, il busto di Giulio Cesare Bonito e si venerano una reliquia della Santa Spina ed il corpo di San Crescenzo Martire. Il modernissimo Santuario della Maria SS. della Neve sorge sul luogo dove secondo la tradizione sul finire del VI secolo era apparsa ad alcuni contadini una dolce figura femminile con in braccio un bambino.

Museo civiltà contadinaA Bonito troviamo anche il Museo della civiltà contadina che rappresenta la memoria storica e viva del passato di Bonito; la sua realizzazione è merito di un artigiano di Bonito, Gaetano Di Vito, che si è speso per realizzare il Museo.

Lasciamo Bonito per ritrovarci la prossima settimana a Flumeri, con il famoso giglio di grano, realizzato in onore di San Rocco.