Brescia-Avellino 0-2, il riscatto dei “finiti” e sconosciuti

L’Avellino batte il Brescia e riesce a sfatare un tabu considerando che il Rigamonti è stato stregato per anni per i biancoverdi, che nelle ultime apparizioni nell’impianto lombardo hanno sempre subito la superiorità delle Rondinelle. Prestazione eccelsa della difesa che non ha lasciato spazio ai velocisti del Brescia, Oduamadi e Saba, oltre al tecnico trequartista Juan Antonio, che in estate rifiutò il trasferimento in Irpinia.

Secondo posto in classifica per i Lupi, e la possibilità per i tifosi di iniziare davvero a cullare un sogno, che con qualche ritocco a gennaio chissà che non possa avvicinarsi alla realizzazione: prova di maturità della squadra di Rastelli che riscatta la sconfitta interna con i siciliani e riesce dunque ad assicurarsi l’alta classifica e togliendosi quell’etichetta di rivelazione, perché i biancoverdi ora sono una certezza. Ma in particolare, la forza del gruppo a disposizione del mister è l’aver fatto sentire importanti tutti gli elementi che la compongono: anche l’ottima prova di Herrera, dopo il suo ingresso in campo, testimonia quanto i calciatori tengano a questi colori.

Galabinov e D'angelo

Ma sicuramente si può parlare di rivincita fin qui per tanti elementi dell’Avellino: lo è per Peccarisi e Soncin, due calciatori che stanno diventando pilastri di questa squadra, col primo che è il nuovo “muro” della difesa biancoverde e il secondo che fa tanto lavoro sporco per il compagno Galabinov e per il resto della squadra. Ma sicuramente una rivincita se la sta prendendo anche Fabio Pisacane, difensore che nello scorso febbraio fu scartato dalla Ternana e che molti ritenevano incognita di questo Avellino: si sta confermando uomo chiave e soprattutto perno della difesa a tre che tanti dubbi legava a sé. Elementi in cerca di riscatto e che finora lo hanno trovato, sono anche Gigi Castaldo, che in tanti ritenevano ormai inadatto in serie B, oltre a quel Ciccio Millesi che si rivela sempre più uomo chiave del gruppo, passando per il bulgaro Galabinov, sul quale dopo le prime giornate sono piombate le critiche del severo pubblico irpino.

Una formazione dunque ricca di giocatori che furono reputati “finiti” al loro arrivo ad Avellino oppure accolti da sconosciuti, ma che stanno dimostrando che c’è qualcosa che va oltre il passato: l’attaccamento ai colori e la grinta da mettere in campo contro la prima o contro l’ultima in classifica indistintamente.

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