Calabritto, il Castello di Quaglietta e non solo…

Come anticipato giovedì scorso nel numero sui Santuari d’Irpinia, oggi ci ritroviamo per riprendere il nostro tour in Irpinia. Questa volta ripartiremo da Calabritto, primo paese d’Irpinia che è stato toccato dalla quinta tappa dell’imminente 99^ Giro d’Italia.

La carovana rosa ha attraversato un pezzo d’Irpinia lo scorso 11 maggio e noi oggi iniziamo da Calabritto a seguire idealmente la tappa irpina del giro, saltando i paesi di cui abbiamo già parlato, e passando poi a Caposele, con il suo Santuario di San Gerardo, Volturara Irpina e San Potito Ultra.

Santa Maria della NeveEcco quindi che alle falde del Monte Antillo, alto circa 1500 metri, nei pressi del fiume Sele, in bassa collina, Calabritto vede il suo territorio delimitato da altre montagne, come il Monte Calvello di circa 1600 metri, il Monte Cervialto alto più di 1800 metri ed il Monte Boschetiello di circa 1500 metri. Calabritto ospita poco meno di 2900 abitanti. Il Santo Patrono è S. Giuseppe, festeggiato l’ultima domenica di luglio. Altri eventi sono la Festa di Santa Maria della Neve (ultima domenica luglio), la Madonna di Grienzi (3-4 luglio), la Festa di S. Rocco.

La folta vegetazione anche fluviale, la ricchezza di torrenti, quali La Piceglia e La Forra, e di fiumi, come il Temete (confine tra Avellinese e Salernitano), i bellissimi panorami, l’aria salubre, il silenzio assoluto, sono tutti fattori che giustificano la visita a Calabritto, presso una delle tante Oasi verdi che circondano il centro abitato. Di sicuro interesse sono gli Itinerari Naturalistici che il paese offre quali l’Itinerario Madonna della Neve, l’Itinerario Madonna del Fiume, l’Itinerario Cascata del Tuorno-Madonna del Fiume, l’Itinerario Madonna di Grienzi, l’Itinerario Altopiano del Gaudo, l’Itinerario Piano Migliato, l’Itinerario Cervialto e altri. Nell’Alta Valle del Sele, la porzione occidentale che oltre al territorio di Calabritto, comprende anche Senerchia e Caposele, sui pendii delle montagne più alte, oltre i 1000 metri, si trovano vaste aree coperte da faggi, mentre a valle, al faggio si aggiungono frassini, sorbi, aceri, tigli e betulle.

La frequentazione del territorio di Calabritto è remota, come confermano i ritrovamenti archeologici risalenti ad epoche preistoriche, rinvenuti verso la fine del XIX secolo nell’area compresa tra i fiumi Sele ed Ofanto. Inoltre, lungo la strada che porta a Senerchia, fuori da Calabritto, venne individuato un insediamento di età romana. Sebbene già nell’840 un feudatario longobardo di nome Britto avesse fatto edificare un castello, le prime notizie del vero e proprio borgo medioevale sono molto più tardive, normanne, risalendo ai secoli XI-XII. Infatti, occorre giungere al 1150, per leggere di “Calabretum” e “Calabretta”. Tra i successivi feudatari si ricordano i Gesualdo, i Bianchi, i Bonelli ed i Caruso. La storia di Calabritto è stata funestata ripetutamente dai terremoti, tra cui si ricordano quello del 1783 che causò ingenti danni al paese, ed il più recente sisma del 23 novembre 1980, che rase quasi completamente al suolo Calabritto.

Tra le chiese di Calabritto ricordiamo quella di Santa Maria di Costantinopoli, di origine bizantina. Già restaurata durante il XVIII secolo, a seguito del terremoto del 23 novembre 1980 si resero necessari altri interventi, che ne consentirono la riapertura al culto nel 1990. L’edificio religioso presenta delle linee essenziali, con l’altare maggiore in pietra, abbellito da un tabernacolo del XVIII secolo.

OLYMPUS DIGITAL CAMERALa chiesa della Santissima Trinità domina una piazzetta e, tramite una balconata, consente di godere di una bella vista sulla valle sottostante. La chiesa è ubicata a Via Nazario Sauro, non distante dalla piazza centrale, dove si radunano durante l’estate i residenti e gli emigranti tornati per le vacanze.

Nel centro storico di Calabritto, nonostante le distruzioni apportate dai ripetuti terremoti, è possibile ancora oggi ammirare le stradine pavimentate con lastre rettangolari di calcare, vicoletti, portali in pietra e simili, che caratterizzano i borghi medioevali. Oltre che ruderi di edifici religiosi, passeggiando per il centro storico, ci si imbatte in ruderi di edifici signorili risalenti al XVIII e XIX secolo. Totalmente restaurato, praticamente ricostruito, è il Palazzo Papio, situato in Piazza Matteotti, che ha mantenuto l’originario impianto architettonico risalente al XVIII secolo.  Lungo la strada che porta a Valva, si trova Villa Laviano, affiancata da un vasto parco alberato. Davvero spettacolare è la visione del paese dominato dal castello incastonato sulla roccia, che sovrasta il borgo antico, a cui si accedeva attraversando una porta.

In una vasta vallata, delimitata ad oriente dal Monte Marzano e ad occidente dal Monte Boschetiello, sorge il borgo di Quaglietta, un tempo Comune autonomo, oggi frazione di Calabritto, sicuramente il pezzo forte del comune dal punto di vista del turismo. A Quaglietta troviamo la chiesa di S. Rocco nei pressi della piazza centrale e non lontana dal borgo medioevale e dal castello. Abbiamo poi la Chiesa del Carmine, affiancata da un imponente torre campanaria.

Tra i feudatari di Quaglietta si ricordano i Rossi da Gesualdo, i Marchesi di Santa Lucia, i Salernitani De Vicariis, ed infine, ancora da Salerno, i Baroni del Plato, proprietari di vastissimi possedimenti, frazionati poi tra tanti eredi. Avere la possibilità di vedere dal vivo il Castello (o Rocca) di Quaglietta, arditamente realizzato in una strategica posizione di dominio sulla valle sottostante, su di un blocco di pietra, attorniato nel corso del tempo dal borgo medioevale, è davvero uno spettacolo straordinario. Il castello, anche noto come Rocca, costituì un fortilizio edificato in epoca normanna, i cui ruderi, parte delle mura con merlature guelfe e la torre quadrata, sembrano rievocare un antico spettro.

Termina qui la nostra visita a Calabritto e vi rinnovo l’appuntamento a giovedì prossimo per spostarci e ritrovarci a Caposele ed il suo Santuario di San Gerardo Maiella, in frazione Materdomini.

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