Calciomercato Avellino, tra Acquisti e Cessioni in Serie B Taccone Sorride

Primo imperativo: vendere. Secondo: acquistare e valorizzare. Quindi, vendere ancora. E’ un circolo virtuoso quello che ha permesso al trio Taccone padre-figlio e al ds Enzo De Vito di regalare all’Avellino tre campionati di fila in Serie B e, soprattutto, di tenere in ordine quei conti che, nel lontano 2009, avevano costretto l’Us Avellino al fallimento.

Il rischio, quando la filosofia societaria è quella scelta dalla dirigenza dei Lupi, è che con un paio di scommesse sbagliate l’anno si trasformi da potenzialmente glorioso a potenzialmente fallimentare. La dimensione dell’Avellino, però, è questa e ai tifosi non resta che accettarlo, con fede ed orgoglio. Così come non resta che credere al presidente Taccone quando dice che lui i soldi nell’Avellino li ha investiti.

Nessuno, evidentemente, può dire il contrario.

Estate 2014, l’Avellino è appena tornato in Serie B dopo la sbornia di Catanzaro e all’ombra del Partenio arrivano a titolo definitivo Schiavon, svincolato dal Cittadella, che ha appena salutato Avellino; Togni, dal Pescara, e ora separato in casa; Pisacane, a 0 euro dalla Ternana; e a gennaio anche Ladriere, uno dei tanti belga senza contratto. Tra i prestiti con diritto di riscatto, quindi senza esborso per la società, arrivano i vari Terracciano, Seculin, De Vito, Peccarisi, Abero, Damo, Soncin; e, a gennaio, Decarli, Ciano e Pizza. Lasciano l’Avellino, invece, ad onor del vero senza grandi incassi, Panatti, Fumagalli, Giosa, Pezzella, Bianco, Ricci, Bariti, Catania, Zigoni e De Angelis.

Il primo mercato in B, insomma, si chiude con uno 0-0. Poche spese e ancora meno incassi, incrementati comunque dai premi della Lega per la promozione ottenuta grazie al gol di Zigoni al Ceravolo.

L’anno dopo, campionato 2014-2015, però la musica cambia. L’Avellino, complice l’ottima stagione appena conclusa, riesce a vendere. E vende bene. Tra i ventuno giocatori che lasciano il Partenio, tra fine prestiti e svincolati, spiccano i nomi di Armando Izzo e Davide Zappacosta. Lo scugnizzo napoletano viene riscattato per 200mila euro dal Napoli e venduto, pochi giorni dopo, al Genoa di Preziosi per una cifra attorno ai 300mila euro, lasciando nelle casse del club biancoverde una plusvalenza di 100mila euro. Il vero gran botto, però, Taccone lo fa con il pendolino di Sora: cessione definitiva all’Atalanta e – euro più, euro meno – un milione di euro intascato dall’Avellino più il prestito gratuito di Moussa Kone. Le cifre ufficiali di questi trasferimenti, però, non sono state rese note dalla società.

Avellino che, però, in estate si porta a casa Zito ed Ely a parametro 0 e Arrighini, acquistato dal Pontedera a titolo definitivo. Il colpaccio, invece, arriva a Gennaio, con Taccone che torna dall’Inghilterra con Marcello Trotta, strappato al Fulham per una cifra vicina ai 700mila euro. Investimento grosso senza dubbio, ma coperto dai ricavi e dall’aiuto, come confermato dallo stesso Taccone, di un imprenditore irpino. Tra sessione estiva e invernale, c’è una plusvalenza di 500mila euro o poco meno grazie agli addii di Zappacosta e Izzo.

Terzo anno in B, quello iniziato da poco, e stessa filosofia. Di nuovo. L’Avellino saluta Ely, via a 0; Bittante, riscattato dalla Fiorentina per 200mila euro; e Pisacane, “regalato” al Cagliari di Massimo Rastelli per una cifra tra i 150mila e i 200mila euro. In entrata il colpaccio, o almeno quello che doveva essere il colpaccio, è Ciccio Tavano, arrivato gratis da Empoli. Ottimi colpi anche Gavazzi, giunto in Irpinia a titolo definitivo dalla Sampdoria; Bastien, dall’Anderlecht in prestito con diritto di riscatto fissato a 4 milioni e strappato al Liverpool; e Biraschi, svincolato dal Grosseto.

A conti fatti, insomma, il presidente Taccone ha speso. Ma anche guadagnato. E fino ad ora il campo e la classifica gli hanno dato sempre ragione. Sperando che non ci sia due senza tre. E che anche quest’anno abbia ragione lui.

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