Candida, il paese dei chiovaruli

Dopo Baiano ecco che ci ritroviamo a Candida, piccolo paesino d’Irpinia che sorge su un colle che sovrasta la media Valle del Calore, immerso nel verde, tranquillissimo e salubre centro di antiche tradizioni agricole. Candida fu celebre nei secoli passati per la produzione artigianale dei chiodi, protrattasi fino alla metà del XX secolo. Tale attività rivestì una tale importanza per la vita e la finanza delle famiglie di questo paese, che riconoscenti, eressero una bella lapide metallica a ricordo dei chiovaruli cioè i chiodaroli, che si trova ai piedi del borgo antico. La vicinanza al capoluogo ha ovviamente influenzato la storia di Candida e tanti sono i Candidesi pendolari che lavorano ad Avellino.

Il paese sorge a 644 metri sul livello del mare ed a 9 chilometri da Avellino, ospita poco meno di 1100 abitanti, il Santo Patrono è S. Filippo Neri, festeggiato il 26 maggio. Altre importanti feste religiose sono quelle dedicate a Maria SS. del Buon Consiglio (26 aprile) ed a S. Antonio (13 giugno). Immersa nel verde ed ai piedi di monti, Candida vanta sorgenti di acqua purissima e leggera, come la sorgente Radice, nota per i ruderi di edifici di epoca romana ritrovati nei suoi pressi.

Panorama di Candida

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Fino al IX secolo d. C. non ci sono documenti che attestano l’esistenza del borgo di Candida, ma dai numerosi ritrovamenti di terracotta e di ceramica antica nelle zone che degradano verso il vallo che separa il territorio di Candida da quello di Montefalcione, si può facilmente presumere che vi fossero insediamenti di famiglie dedite alla pastorizia e alla coltivazione di quelle terre, sfruttando le acque del torrentello e i boschi circostanti che facevano parte del nemus Corilianum, così detto per la prevalenza del noccioleto selvatico. I rinvenimenti lasciano pensare che non vi fosse alcuna costruzione in laterizio, visto che gli oggetti, tuttora visibili in quelle terre, riguardano esclusivamente tegole e cocci in ceramica d’uso domestico.

Casina di Caccia

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Il toponimo del paese è di origine classica indicando le candide e biancheggianti rocce su cui è insediata la parte più antica dell’abitato. Un’altra ipotesi, invece, fa riferimento alle denominazioni che prendevano le villae romane, ispirandosi alle caratteristiche dell’ambiente su cui insistevano. All’epoca dell’impero romano, il territorio ricadeva nella Civitas Abellini, iscritto alla tribù Galeria. Con la dissoluzione dell’impero romano e l’invasione dei barbari, il territorio irpino fu conquistato e devastato prima da Belisario, nel 536, e poi da Totila, nel 543; infine fu definitivamente sottomesso ai Bizantini. Nel periodo longobardo, la prima notizia storica documentata di Candida risale al 1045, quando rientrava come casale nella contea di Avellino sotto il dominio dei conti Adelferio e Giovanni. In un documento rogato dal notaio Tasselgardo nel Castello di Serra, sotto i principi longobardi di Benevento Pandolfo III e suo figlio Landolfo VI, una nobildonna, Domnanda figlia di Giovanni Menao, dichiara di possedere delle terre super ribus de Candida.

Antica officina dei chiodaroli

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Le prime notizie documentabili del castello di Candida e del suo signore risalgono a metà del 1100. Il Catalogus Baronum, compilato tra il 1150 e il 1168 a seguito del censimento, ordinato da Ruggero II di Sicilia, dei feudi e dei feudatari del Regno, attesta che feudatario di Candida e Lapio con Arianiello era Alduino de Candida. A causa di un duro scontro con il cancelliere, Alduino perse i feudi che furono incamerati nel demanio; nel 1186 Guido de Serpico ebbe in concessione il feudo di Lapio e Arianiello, mentre il castello di Candida fu venduto a Rogerio, feudatario di Trogisio de Cripta di Serpico. A metà del XII secolo Candida, notevolmente ampliata, costituiva un vero borgo raccolto intorno alla montagnola rocciosa su cui si ergeva il castello, osservatorio privilegiato per controllare gli spostamenti delle truppe nelle zone a valle. Dell’ottima posizione strategica del castello di Candida fu persuaso anche Alfonso V d’Aragona che, nella sua avanzata verso Napoli, il 16 giugno 1440 firmò un documento nel Castello.

Castello di Candida

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Giordano Filangieri sposò nel 1234 la sorella di Alduino de Candida, il quale nel testamento redatto a Foggia nel novembre dello stesso anno gli concesse i feudi di Candida e Lapio. Tali feudi avrebbero costituito il nucleo dei possedimenti irpini della famiglia Filangieri. Alla morte di Giordano, il feudo di Candida toccò in eredità al figlio Aldoino, dal quale prese nome il ramo dei Filangieri di Candida. Per la grande considerazione che i Filangieri di Candida avevano presso la corte di Federico II, Candida fu elevata ad Universitas, cioè in Comune, con il diritto di tenere adunanze partecipate da tutti i cittadini e gli uffici per l’amministrazione della giustizia civile e militare. Alcuni documenti dei Registri Angioni attestano e avvalorano l’idea che Candida godeva, oltreché di buon prestigio, anche di un’elevata floridezza e vivacità economica e civile. Nel 1330 Filippo Filangieri entrò nel governo del feudo e nel 1340, raccogliendo i centri di Arianiello, Parolise, Salza Irpina, S. Potito, Salsola, Manocalzati, S. Barbato e Pratola Serra, costituì la Baronia di Candida. Ciò favorì lo sviluppo demografico ed edilizio del borgo nonché una forte espansione economica soprattutto con la lavorazione del ferro, essenzialmente chiodi. Ancora oggi gli abitanti di Candida sono chiamati “i chiovaruli da Canneta” (i chiodaroli di Candida). Il prestigio della casata dei Filangieri e la floridezza della baronia spinsero Filippo a sostenere un incremento edilizio che meglio esprimesse le magnificenze della sua signoria. Nel 1366 finanziò la costruzione di un importante complesso monastico, affidato ai frati agostiniani, composto da un convento e dalla chiesa della SS. Trinità. La chiesa, in stile gotico, divenne la cappella gentilizia della famiglia Filangieri. Dopo Filippo, nuova signora di Candida divenne Caterina Filangieri, che si rese promotrice della costruzione del palazzo baronale e della costruzione del monastero della Concezione di Candida dei monaci dell’Abbazia territoriale di Montevergine. Nel 1513 Maria de Cardona divenne la nuova baronessa di Candida. Donna di grande cultura e di molta pietà cristiana, la marchesa de Cardona fece restaurare la chiesa agostiniana e si impegnò per la costruzione di una nuova chiesa in onore di Santa Maria Maggiore, che sostituisse quella stretta e scomoda situata a ridosso della torre campanaria. Successivamente il feudo fu posseduto dal genovese Niccolò Grimandi, da Nicolò Doria e da Andrea Leone. Nel 1581 il feudo fu venduto a Bendillo Saulli. Nel 1590 fu ceduto dal demanio reale a Vittoria de Sangro, marchesa di Montefalcione, che l’anno successivo vendette la baronia a Lucrezia Moscato, moglie di Giovan Battista Magnacervo feudatario di Pulcarino, l’odierna Villanova del Battista. Il feudatario di Montefalcione trattenne però nelle sue pertinenze metà del molino di Candida. Il 5 dicembre del 1691 i discendenti del barone Giovan Battista vendettero le terre di Candida a Francesco Marino Caracciolo, principe di Avellino e gran cancelliere perpetuo del regno. Il feudo di Candida entrò a far parte del principato di Avellino. Il feudo di Candida restò legato alla famiglia Caracciolo fino all’eversione della feudalità avvenuta nel 1806. Il principe Giovanni Caracciolo fu l’ultimo signore feudatario di Candida.

Fontana di Candida

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A Candida bisogna distinguere due strutture che vengono denominate entrambe “castello”, e tutte riconducibili agli antichi feudatari Filangieri: il castello nel vecchio borgo oggi è inglobato in edifici privati, mentre il castello-palazzo Filangieri, che si trova all’ingresso di Candida, oggi è in evidente stato di rovina. Il primo, ubicato nel punto più elevato del centro storico, è un castello edificato al tempo della dominazione dei Normanni. L’originario edificio venne distrutto dalle milizie di Filippo Filangieri nel 1418. Durante il XV secolo, sulla struttura residua, di cui oggi rimangono solo due torri cilindriche, venne realizzato il palazzo rinascimentale dei Filangieri, i cui resti oggi fanno parte di abitazioni private.

Palazzo Filangieri

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La chiesa settecentesca, precisamente del 1745, dell’ex Monastero di Montevergine, o Monastero Virginiano (più antico perché risalente al XVI secolo), presenta un’imponente facciata che domina una piazzetta ed ha uno splendido portale in pietra, sormontato da uno stemma. All’interno del Convento, si trova un magnifico chiostro centrale e un cortile con un artistico pozzo del 1644. La chiesa Parrocchiale di S. Maria Assunta presenta un’imponente facciata che sovrasta la piazza principale di Candida. L’edificio religioso risale al XVI secolo e presenta una facciata in stile barocco e delle decorazioni a stucco. La facciata è impreziosita da una torre campanaria di forma quadrangolare. Dall’altra parte della piazza su cui si erge la chiesa di S. Maria Assunta, si trova una piccola costruzione attualmente adibita ad altro, che prima era la chiesa di S. Maria della Neve, che di edificio religioso oggi non ha più nulla.

Stemma del comune di Candida

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Lo stemma del comune di Candida, un drappo di color avorio, presenta al centro, su un campo blu cobalto, una fenice che rinasce a vita nuova da un nido posto su un colle più alto degli altri e sotto un cielo assolato che le sorride. Lo stendardo, chiuso da un elegante decoro dorato, è coronato da un diadema baronale impreziosito con rubini e smeraldi. Il senso dello stemma è riconducibile alla storia stessa del paese, distrutto a causa di un feroce incendio nel 1426 e poi rinato, come una novella fenice.

A Nord del paese, nelle Selve Corte, c’è la casina di caccia dei principi Caracciolo. Fatta costruire da Marino Caracciolo nel 1692, l’edificio presenta al centro della facciata un’importante quanto architettonicamente interessante torre a base poligonale con una loggia con colonne in pietra e archi a tutto sesto. Tutto l’abitato sia quello sorto nelle vicinanze del castello che del palazzo dei Filangieri è ricco di caratteristiche abitazioni e vecchie case gentilizie con una grande quantità di portali in pietra e davanzali finemente lavorati e tutti pertinenti ai secoli XVIII e XIX. Delle tante sorgenti d’acqua fresca e rifocillatrice, l’unica ad avere una struttura in fabbrica e una cisterna per l’accumulo delle acque è la fonte, posta a sud dell’abitato, chiamata semplicemente ‘a fontana. Conserva ancora gli ampi e levigati lavacri in pietra dove tante generazioni di donne del paese, raccolta la biancheria in mastelli di legno, i cupielli, si recavano per fare il bucato.

Qui in fondo trovate un vecchio filmato-documentario su Candida e l’antico mestiere dei chiodaroli che ha reso famoso il paese. Chiudiamo la nostra visita a Candida, dandoci appuntamento alla prossima settimana per visitare un altro paese della nostra splendida Irpinia.