Carpi: Sognando la Serie A, dal terremoto alla favola

Fallita l’occasione casalinga contro la Ternana, l’Avellino ci riprova. Al “Sandro Cabassi”, gli irpini faranno visita al Carpi, rivelazione assoluta della prima metà del campionato di Serie B 2014/15. La “pareggite” che ha contagiato gli emiliani – reduci da quattro “0-0” consecutivi – non ha provocato particolari scossoni in seno alla classifica, laddove gli uomini di mister Castori sono ampiamente al comando con 53 punti, sei in più del Bologna secondo (47) e ben sette in più rispetto a Vicenza e Avellino, terzi a pari 46. Ma i Lupi di Rastelli non temono l’avversario e sono pronti a lottare fino all’ultimo minuto per cercare un nuovo colpaccio esterno, con il quale bissare la vittoriosa spedizione in quel di Livorno.

Parlavamo, appunto, di rivelazione del campionato cadetto. Già, perché il Carpi si configura come una di quelle poche realtà, attualmente esistenti nel calcio italiano, in cui imprenditoria locale e dirigenza competente si incrociano per costruire un progetto ambizioso. E non importa se tale progetto nasca in una megalopoli come Milano, in un capoluogo di provincia come Avellino o in un centro del modenese, soltanto relativamente piccolo. Anche a Carpi si è dimostrato, con calma e passione, di poter fare calcio, concentrando le forze economiche (gran parte delle quali provenienti dal settore tessile) su una squadra che ha appassionato i suoi 70.000 abitanti, pronti a sognare in grande dopo un periodo nero che ha visto colpire brutalmente la città. E, certamente, non solo dal punto di vista economico, con le varie industrie dell’abbigliamento (tra cui Gaudì e Blumarine, sponsor attuale della compagine emiliana) costrette a dover fronteggiare le sempre più crescenti importazioni di merci provenienti dall’Est Europa e dall’Asia.

Carpi Fc 1909

Il ricordo, in particolare, rimanda a quanto accaduto nel maggio di qualche anno fa, precisamente nell’anno 2012. Alle ore 04.03 del 20 maggio di quell’anno, due potenti scosse di terremoto, di magnitudo 5.9 della scala Richter, sconvolgono la quiete notturna in tutta l’Emilia-Romagna, seminando panico e distruzione tra le popolazioni colpite. Altri due fenomeni sismici, rispettivamente datati 29 maggio e 3 giugno 2012, faranno nuovamente tremare la terra in tutto il Nord Italia. Il bilancio complessivo è di 27 morti, il calcolo dei danni è stimato intorno ai 13 miliardi di euro. A pagare il prezzo più caro sono le province di Modena e Reggio Emilia, con alcuni centri, come Novi, Finale Emilia, Mirandola e Medolla messi a soqquadro dalla terra. Anche Carpi subirà gravissimi danneggiamenti al centro storico, con la lesione di alcuni monumenti storici, tra cui il Duomo dedicato a Santa Maria Assunta. Considerato come una delle cattedrali in stile manierista più belle, il Duomo sorge in Piazza dei Martiri, a sua volta annoverata tra le piazze più grandi e più belle di tutta Italia.

Ed è proprio in questo clima di caos e disperazione che nasce, paradossalmente, la favola odierna del Carpi Football Club 1909, erede dell’Associazione Calcio Carpi rinata, nel primo dopoguerra, dalle ceneri dello Jucunditas Carpi costituito agli inizi del Novecento, e famosa per aver disputato ben tre campionati di Prima Categoria (l’attuale Serie A), prima di essere estromessa a seguito del Compromesso Colombo. Probabilmente orchestrato – e, a questo punto, concedeteci un pizzico di ironia – da qualche antenato di Lotito. E, proprio in quel maledettissimo 20 maggio 2012, il Carpi si ritrova a Sorrento, a giocarsi l’andata dei play-off della Lega Pro Prima Divisione, valevoli per la promozione in Serie B. La squadra, guidata da Egidio Notaristefano, vanta alcuni nomi preziosi, come l’esperto difensore centrale Gabriele Cioffi, il terzino destro francese Vincent Laurini, i centrocampisti Antonio Di Gaudio, Ledian Memushaj e Fabio Concas, nonché l’attuale bomber del Benevento, Umberto Eusepi.

Quanto accaduto in Emilia, nelle ore antecedenti al match dello stadio “Italia”, rischia di deconcentrare l’intero ambiente calcistico carpigiano, al momento stesso di affrontare uno degli eventi più delicati di tutta la stagione. E invece, la voglia di riscatto di un popolo ferito verrà trasmessa a tutta la squadra che, con orgoglio, riuscirà a compiere l’impresa, battendo il Sorrento nella gara di andata (0-1) e resistendo, una settimana dopo (27 maggio 2012) all’assalto dei campani che riusciranno solo a pareggiare i conti, al secondo round (0-1), senza però riuscire a prevalere, in virtù del miglior piazzamento del Carpi. Gli uomini di Notaristefano accedono, così, in finale, dove ad attenderli vi è la Pro Vercelli. Al “Silvio Piola”, la gara di andata si chiude a reti bianche (0-0), dopo che i biancorossi non riescono a sfruttare la superiorità numerica per buona parte della gara. Il pareggio sembra, comunque, favorire il Carpi che, a causa del rifacimento dello stadio “Sandro Cabassi”, si sposta al “Braglia” di Modena per preparare la festa. Ma è qui che la “tragedia” sportiva si consuma: il 10 giugno 2012, i piemontesi si impongono col punteggio di 1-3 e volano in Serie B. Svanisce, così, il sogno di una piccola cittadina che, solo venti giorni prima, aveva conosciuto le crudeli e assurde leggi di una Madre Natura fin troppo “matrigna”.

Carpi Concas

Eppure, la vita offre sempre una seconda chance. Si riparte dal “Cabassi” rinnovato e si conferma gran parte dell’organico della stagione precedente. Dopo una pesante flessione avvertita agli inizi del girone di ritorno, però, la società prende i provvedimenti: via la coppia Tacchini-Cioffi, dentro l’esperto allenatore Fabio Brini. Il Carpi ritrova un’identità, macina punti e chiude nuovamente al terzo posto la stagione regolare. Dopo aver eliminato in semifinale play-off, senza troppi intoppi, il Sudtirol con un 4-3 complessivo, gli emiliani dovranno imbattersi, all’ultimo atto, in un avversario ostico: il Lecce di Franco Lerda, corazzata del girone A della Lega Pro e declassato in terza serie dopo lo scandalo scommesse che aveva visto i salentini coinvolti in una combine nella partita della stagione 2010/11 contro il Bari. Ma il Carpi, guidato dal tandem d’attacco “made in Marocco”, Arma-Kabine, sorprende tutti gli addetti ai lavori. È il 16 giugno 2013: i Falconi, dopo l’1-0 dell’andata (rete di Concas al 73’), passano in svantaggio al “Via Del Mare”, per poi riuscire a pareggiare i conti proprio con Kabine, a un quarto d’ora dal termine del tempo regolamentare. L’1-1 basterà agli uomini di mister Brini per soffiare la serie cadetta al Lecce, sotto lo sguardo euforico e commosso dei cinquecento tifosi giunti dall’Emilia per lo storico evento. Il Carpi, questa volta, è davvero in Serie B!

Si giunge, così, fino ai giorni nostri. Dopo la salvezza tranquilla dell’anno passato – il Carpi chiuderà a metà classifica, a quota 59 punti, gli stessi totalizzati da Avellino e Brescia – il patron Stefano Bonacini decide di confermare, per la stagione 2014/15, tutti i propri pezzi pregiati: da Gaetano Letizia a Lorenzo Lollo, da Filippo Porcari ad Antonio Di Gaudio, fino ad arrivare alla stella della compagine emiliana, Jerry Mbakogu, richiamato dal Padova per fine prestito e successivamente ri-tesserato dalla società emiliana, a causa del fallimento dei veneti. Il centravanti nigeriano migliora partita dopo partita, trascinando a suon di gol gli uomini di mister Castori verso il raggiungimento della vetta del campionato. Attualmente, la prima piazza sembra essere ancora al sicuro ma, da quando Jerry è assente per infortunio, il Carpi ha smarrito la via del goal. Quasi una maledizione aleggia intorno ai Falconi che, d’altro canto, possono ancora vantare un vantaggio considerevole nei confronti delle inseguitrici e cercheranno, già a partire dallo scontro di alta classifica con i Lupi, di rompere un incantesimo fin troppo duraturo.

Il Carpi si presenterà, dunque, agli occhi degli uomini di mister Rastelli, con l’intenzione di porre un freno al digiuno realizzativo. Vincere, per gli emiliani, significherebbe compiere un ulteriore passo verso il raggiungimento di un obiettivo che, da qualche mese a questa parte, non è più un’utopia. Ci farebbe piacere che la favola dei biancorossi, simile, per certi aspetti – non per ultimo, il dramma del terremoto – alla nostra leggenda in massima serie, possa tramutarsi in un lieto fine. Ancor più piacevole, tuttavia, sarebbe un’impresa dell’Avellino contro una compagine che, finora, ha conosciuto soltanto nei Lupi – oltre che nell’Entella e nel Livorno – avversari contro i quali dover soccombere.

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