Caso Catania, Abodi: “Pulvirenti mi telefonò per lamentarsi“

Il telefono, evidentemente, non lo alzava soltanto per “prenotare” i “treni del gol”. Ma lo usava, e a quanto pare spesso, per lamentarsi anche del trattamento subito dalla sua società. Il tutto, nonostante sapesse di avere la coscienza sporca. E’ il presidente di serie B, Andrea Abodi, a confessare un retroscena sul presidente del Catania, Antonino Pulvirenti, condannato a un Daspo di cinque anni per aver comprato cinque partite dello scorso campionato per garantire la salvezza agli etnei, poi retrocessi d’ufficio.

Intervistato da “La Partita Perfetta”, su Sport 1, il numero uno della Lega di B ha raccontato che “Pulvirenti mi telefonò lamentandosi per il trattamento ricevuto da alcuni siti che parlavano di sospetti”. Sospetti che poi, come mostrato dall’inchiesta “I Treni del gol” e dalla stessa confessione del presidente siciliano, si sono rivelati più che fondati.

“L’ho vissuto come un tradimento – ha raccontato ancora Andrea Abodi -. Basta pensare che una delle gare incriminate l’ho vista allo stadio, come mi piace fare. Molti tifosi del Catania – ha spiegato – continuano a domandarmi: Abbiamo capito chi ha comprato le partite. Ma chi le ha vendute?'”.

Su questo, al momento, la magistratura non ha fatto ancora piena luce. La certezza, supportata anche dalla collaborazione dell’ex numero uno del Catania, è che i siciliani hanno aggiustato il risultato di Varese-Catania, finita 0-3; Catania-Trapani, finita 4-1; Latina-Catania, finita 1-2; Catania-Ternana, finita 2-0; e Catania-Livorno, terminata 1-1.

Il filotto di risultati utili degli etnei, secondo quanto certificato dal procuratore federale Stefano Palazzi, sarebbe stato aperto dalla gara del 29 marzo scorso tra Catania e Avellino, vinta dai rossoazzurri per 1-0 grazie a un rigore molto contestato dai biancoverdi.

Palazzi scriveva negli atti delle indagini, che gli accusati – Pulvirenti, Cosentino, Delli Carri, Di Luzio e Arbotti – avevano condizionato il risultato del match “offrendo o promettendo denaro o altra utilità o vantaggio ovvero compiendo altri atti fraudolenti volti al medesimo scopo e comunque contattando a tale fine calciatori dell’Avellino”.

Oggi, a due mesi esatti da quel giorno, non è ancora chiaro se ci siano stati davvero calciatori dell’Avellino coinvolti, né quali fossero.

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