Castelfranci (Avellino): Terra di Aglianico e Piatti Prelibati

Dopo Torella dei Lombardi, seguendo le orme del giro d’Italia in Irpinia, ci ritroviamo a Castelfranci, un grazioso paese  irpino di circa 2.000 abitanti, adagiato su una collina sulla riva destra del fiume Calore. Il borgo ha origini medievali. Si ipotizza infatti che sia sorto prima dell’anno mille come agglomerato di case e capanne sulle rocce e sulla riva destra del fiume Calore. Dal Giustiniani, 1795-1805, III, 297 è chiamato Castelfranco, che così ne scrive: “Si vuole che anticamente fosse stata una fortezza, come lo indicano gli avanzi delle sue mura, e delle sue torri; ed anche presidio di soldati, e che della franchigia, che godevano, ed immunità presa avesse di poi la detta terra sua denominazione”.

Secondo un’altra tradizione “il paese avrebbe avuto origini nel tempo in cui Ludovico II re di Francia scese in Italia nell’851 per conciliare le scissure sorte nel ducato di Benevento fra Redelchi e Siconolfo, e dai Franchi abbia preso il nome”.

Grazie alla sua posizione geografica, il paese presenta un paesaggio incantevole. A questo si associa la bellezza delle campagne e i sentieri naturali che corrono lungo le sponde del fiume Calore, dove fare escursioni guidate e visitare i tre Mulini costruiti intorno al 1800. Il Centro Storico conserva ancora oggi i tratti dell’impianto urbanistico medioevale, con vicoli, chiese, Palazzi Gentilizi e portali scolpiti in pietra.

Si raccomanda la visita alla Chiesa Parrocchiale di S. Maria del Soccorso, si trova all’inizio del Centro Storico e propone la splendida facciata settecentesca con tre portali, la torre campanaria, le tre navate interne, la volta con la tela di Matteo Vigilante raffigurante l’Immacolata e la tela dell’altare maggiore raffigurante la “Madonna del Soccorso”, sempre del Vigilante.

Santa Maria del Soccorso
Santa Maria del Soccorso

A proposito di questa chiesa, una leggenda popolare parla di un sogno fatto una sera d’estate, in cui la Vergine appare ad una povera donna del posto, chiedendole di recarsi l’indomani dal parroco affinché edificasse la sua Cappella nel luogo indicato e conosciuto come l’Ortora. Il mattino seguente la donna si recò dal prete e raccontato il sogno e venne schernita dal parroco. Tornata a casa piena di rabbia e di vergogna non volle più uscire da casa, ma la Vergine riapparve nuovamente nella notte e lei, imperterrita, ritornò dal parroco che la allontanò di nuovo con violenza. La terza volta la Vergine confidò in sogno alla donna che, come segno della sua presenza e della sua volontà, avrebbe fatto cadere nel posto indicato tanta neve quanta ne sarebbe bastata per definire il perimetro della cappella. Il giorno dopo, la prima domenica di agosto, dinanzi agli occhi esterrefatti dei popolani e dell’incredulo prete, nel posto dove oggi sorge la chiesa del Soccorso ,apparve, scolpito nella neve, il perimetro di una cappella. La gente accorse per pregare e dinanzi a quel prodigio i ciechi videro, gli infermi guarirono, gli storpi camminarono. E perché nulla di ciò che accadde fosse dimenticato, indusse quel popolo a ricordare ogni anno e per sempre quel giorno. Nasceva così la festa della prima domenica di agosto che ancora oggi viene commemorata.

La Chiesa di Santa Maria del Soccorso, contrariamente ad altri luoghi di culto, venne fatta erigere per volontà popolare. Un documento che da solo potrebbe sostenere la tesi dell’edificazione avvenuta nel XVI secolo, è il manifesto fatto preparare in occasione dei festeggiamenti del 1926. Si festeggiava il “Quarto Centenario di Maria Santissima del Soccorso”. Era il 2 agosto 1926 ed  i Castellesi nella gioiosa serata di festa gremivano la piazza, la Chiesa e le strade. Mentre l’orchestra suonava, improvvisamente la piazza fu scossa da micidiali e terrificanti scoppi. L’enorme quantitativo di materiale pirotecnico, custodito in una abitazione vicinissima alla piazza, esplose. Diciotto Castellesi persero la vita, altri rimasero feriti.

A Castelfranci troviamo anche la Chiesa di S. Nicola: già antico luogo di sepoltura, la chiesa di San Nicola vanta antiche origini, essendo citata in documenti sin dal 1565. L’edificio religioso, fortemente colpito da terremoti nel corso del tempo, è stato restaurato. Bello il portale di epoca rinascimentale, con un imponente campanile. In uno dei lastroni in pietra, si vede lo stemma della famiglia feudataria. All’interno, si conservano diverse opere d’arte e pregevole è l’altare maggiore. I quattro altari lalterali risalgono alla metà del XVIII secolo.

Chiesa di San Nicola
Chiesa di San Nicola

A Castelfranci abbiamo anche la Chiesa di San Pietro la cui struttura originaria risale al XVI secolo. I ripetuti terremoti hanno inciso fortemente sulla struttura, che venne chiusa al culto dei fedeli nel 1955. Trattandosi di un edificio religioso particolarmente importante per la fede dei cittadini di Castelfranci, la struttura è stata rinnovata. La chiesa chiude l’angolo della piazza dove sorge il municipio, e si trova esattamente di fianco al monumento ai Caduti.

Ai piedi del centro storico di Castelfranci, anzi, nel cuore della parte vecchia del paese, si trova un bel palazzo signorile, il palazzo Celli, risalente al XVIII secolo. Sulla facciata, spicca il notevole portale in pietra. In tale edificio, il Vescovo era solito dimorare quando si recava in visita pastorale a Castelfranci. Assai prossimo al palazzo Celli, troviamo palazzo Vittoli, un piccolo ma grazioso edificio signorile. Merita menzione anche il palazzo Juliani.

Palazzo Celli
Palazzo Celli

Castelfranci è uno dei paesi che sorge sulla ormai ex linea ferroviaria Avellino – Rocchetta S. Antonio. La necessità della sua costruzione venne sostenuta in Parlamento già dal 1865, ma prima di convincere l’assemblea dell’esigenza ferroviaria dell’Irpinia bisognerà attendere il 1876. Una commissione formata dal celebre letterato Francesco De Sanctis e dai deputati della zona si batté per la Ferrovia e nel luglio 1879 fu approvata la costruzione nelle linee di terza categoria. Il 27 ottobre 1895 venne inaugurata la linea ferroviaria Avellino-Ponte S. Venere lunga 118 Km. Il 19 novembre 1995 è stato celebrato il centenario, con grande entusiasmo da parte di tutti i cittadini interessati dall’intera tratta. Ma purtroppo ultimamente è stata messa in disuso e ormai quel treno non circola più, nonostante qualche battaglia sia stata fatta a livello locale per ripristinare il servizio ed evitare il definitivo abbandono della storica linea ferroviaria.

Il prossimo venerdì 31 luglio a Castelfranci  si svolgerà la X edizione della Sagra dei Piatti Poveri. In piazza Santa Maria del Soccorso andranno in scena i sapori delle antiche tradizioni castellesi. Sarà possibile assaggiare I Cecaluccoli al pomodoro, i Fusilli con sugo di coteca e braciola, i Cecaluccoli con panna e porcini, le Cotiche e braciole, la Carne alla griglia, la famosa Menesta ‘mmaretata, l’Insalata contadina, il Tris di fagioli e funghi, la Frittata di cipolle. Il tutto accompagnato da ottimo ed immancabile vino Aglianico di Castelfranci. La serata sarà allietata dall’Orchestra Spettacolo Musica Solare.

Palazzo Vittoli
Palazzo Vittoli

Quindi, chi in questo periodo di trova in Irpinia può approfittare per fare una visita a questo bellissimo paese e fermarsi per degustare le specialità che saranno servite alla sagra dei piatti poveri, ma non certo non gustosi.

Chi invece non avesse la possibilità di andare a Castelfranci,  oppure non ha voglia di leggere queste poche righe, può fare un viaggio virtuale a Nel paese attraverso la visione di questo documentario televisivo andato in onda qualche anno fa,  ma sicuramente ancora attuale.

Noi invece ci diamo appuntamento a giovedì prossimo e, sempre seguendo il percorso del Giro 2015 in Irpinia, ci ritroveremo a San Mango sul Calore, saltando la tappa di Castelvetere sul Calore, il mio paese d’origine,  di cui ho parlato agli inizi di questa bella avventura.

Chi non avesse letto il numero su Castelvetere o altri articoli del giovedì può ritrovarli tutti  sulla pagina L’Irpinauta di Salvatore Nargi sul sito www.avellino-calcio.it.

E ricordate: chi non legge L’Irpinauta fa una scelta molto incauta

UN VIAGGIO NELLA NOSTRA AMATA TERRA
L’IRPINAUTA DI SALVATORE NARGI