Castelvetere Sul Calore: la terrazza sull’Irpinia

Chiedo scusa in anticipo a tutti i lettori, ma al cuor non si comanda!

Per questo motivo al primo vero appuntamento non posso non parlare che di Castelvetere Sul Calore, il paese  in cui sono cresciuto, dove ho vissuto fino a 14 anni e dove ho lasciato una parte di me. In via Portello c’è l’abitazione di proprietà della mia famiglia che ancora oggi utilizziamo quando sporadicamente siamo a Castelvetere. Qui a Castelvetere vivono gran parte dei miei parenti, tra cui la mia nonna materna, gli zii e i cugini.

Castelvetere sul Calore è posto più o meno al centro dell’Irpinia e dista circa 20 km da Avellino a cui é collegato dalla Statale Ofantina. Sorge a 750 metri sul livello del mare ed è situato sulle pendici del monte Tuoro, alto 1424 metri, facente parte dei Monti Picentini, come già accennato nell’articolo della settimana scorsa. Il comune è inserito nella Comunità Montana Terminio-Cervialto. A valle è percorso, invece, dal fiume Calore Irpino. Caratteristico è il paesaggio circostante: la vista si estende nelle zone limitrofe fino a comprendere circa altri 30 paesi dell’Irpinia, un numero raramente eguagliato dai  vicini centri abitati e che fa di Castelvetere una vera e propria “terrazza sull’Irpinia”.

L’attuale nome di Castelvetere deriva da “castrum” e “vetus”=Castello-Vecchio ed  è dovuto al fatto che le abitazioni si siano sviluppate intorno all’antico castello, che fu edificato dai Longobardi e che dopo la ricostruzione è diventato l’attuale chiesa Madre di Castelvetere, dedicata alla Madonna dell”Assunta. Castelvetere è anche celebre per essere stato uno dei paesi precursori nell’edificazione dei cimiteri fuori del centro urbano, molto prima che lo imponesse l’Editto di Saint Cloud.

Il monumento più rappresentativo e più visitato del paese è senza ombra di dubbio il Santuario diocesano dedicato a Maria Santissima delle Grazie, Patrona di Castelvetere, che si festeggia in due momenti durante l’anno, il 28 aprile e il 2 luglio. Delle due date riveste maggiore importanza quella del 28 aprile, perché è in questa occasione che si svolge la processione a cui partecipano le cosiddette “spunziatrici” (dispensatrici), bambine di circa otto/nove anni, vestite di bianco e ornate da numerosi monili d’oro, proprio come la statua della Madonna delle Grazie, accompagnate da un cavaliere e da una madrina.

panorama di castelvetere
Panorama di Castelvetere

Il nome di spunziatrici si adatta al ruolo che le bambine hanno dopo la processione, perché le stesse, munite di ceste, assieme al loro cavaliere e ai masti ‘e festa, hanno il compito di portare i tortani (pane della Madonna) in tutte le case del paese. I tortani della Madonna vengono panificati nei mesi precedenti la festa; infatti già  in marzo si comincia con la raccolta della tanta legna e della farina che serviranno poi per panificare. La festa del 28 aprile richiede la preparazione di una enorme quantità di  forme di pane: si parla di circa cinquantamila tortani. Raccolte così legna e farina, si deve dare forma e vita ai tortani: le signore anziane del paese si riuniscono, assieme alle future dispensatrici, in un piccolo locale, al cui interno è presente un forno. La preparazione viene effettuata tutta lì, in quei pochi metri quadrati: le donne preparano le forme, le infornano e le sfornano; le bambine aiutano ordinando il pane così creato su degli scaffali di legno. C’è poi la raccolta dell’oro che adornerà le dispensatrici: i loro genitori chiedono in prestito i preziosi di famiglia a parenti e amici, catalogando ogni pezzo con un numero e il nome del proprietario. Il giorno prima della celebrazione, l’oro verrà pazientemente cucito sui corpetti degli abiti delle bambine.

Pochi giorni prima della festa, la Chiesa di San Lorenzo, nel centro attuale del paese, viene allestita con drappi preziosi e con fiori, nonché con un piccolo altare formato proprio da tanti tortani, dal quale le dispensatrici attingeranno il pane benedetto durante i necessari rifornimenti. Il giorno della festa le spunziatrici distribuiscono il pane agli abitanti del paese e il giorno seguente, il 29 di aprile, la festa continua per le campagne: le spunziatrici devono distribuire il pane anche nei piccoli agglomerati vicini. Comunque per capire il significato della festa e per percepirne il senso é assolutamente necessario parteciparvi di persona, cosa che purtroppo io non faccio da tempo ma che desidero fare al più presto. È una esperienza unica che  consiglio a tutti di vivere! Ricordate: il 28 aprile di ogni anno!

Campanile settecentesco

Altri monumenti interessanti di Castelvetere, oltre alle Chiese di Maria Santissima delle Grazie e di San Lorenzo, innanzi citate, sono la Fontana dello Zoppo, un tempo lavatoio pubblico, costruita in pietra locale agli inizi del 900, sotto l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Antonio D’Agostino; poi troviamo la Cappella cimiteriale, la prima in Italia che venne costruita prima dell’Editto di Saint Cloud; la Chiesa di San Michele, dalla quale è possibile visionare tutto il panorama circostante data la sua posizione privilegiata, posta ad un’altezza maggiore rispetto al centro abitato. Infine la Ripa, oggi rinominata Borgo Antico, una volta il centro del paese, che nel dopo terremoto del 23 novembre 1980 è rimasto praticamente disabitato. Il Comune, con la ricostruzione post-terremoto di nuove abitazioni in altre zone del territorio comunale, ha acquisito tutti gli immobili della Ripa, che, nel tempo, sono stati oggetto di una profonda ristrutturazione. Oggi nel Borgo Antico, quasi completamente  ristrutturato, sorge un Albergo Diffuso, di cui parlerò più avanti in questo articolo,  e qui si trova la chiesa di Santa Maria Assunta con il Campanile Settescentesco.

Merita una breve menzione anche il Carnevale castelveterese, sicuramente meno famoso di quelli più blasonati ma non meno affascinante. Tant’è che risulta tra i più artistici ed più rinomati Carnevali d’lrpinia e della Regione Campania. Baluardo del Carnevale,  ma anche di altre feste del paese, rimane la tarantella montemaranese, antico e coinvolgente ballo, tipico di queste zone.

Come ho già accennato, a Castelvetere si trova un Albergo Diffuso, denominato “BC Borgo di Castelvetere – Albergo Diffuso”, che,  come è evidente fin dal nome, è, sostanzialente, una struttura ricettiva alberghiera situata in un unico centro abitato, formata da più stabili vicini fra loro, con gestione unitaria e in grado di fornire servizi di standard alberghiero a tutti gli ospiti. L’albergo diffuso è, in primo luogo, un albergo, anche se particolare, che non si costruisce, ma che nasce mettendo in rete case pre-esistenti. In altre parole l’albergo diffuso è un albergo orizzontale che si caratterizza per una serie di requisiti, che sono stati messi a punto dopo una lunga serie di esperienze sul campo, avviate a partire dai primi anni ’80 in Friuli e Sardegna. E’ anche il caso del Borgo Antico di Castelvetere sul Calore, anche se di recente formazione. L’obiettivo del progetto è quello di rianimare i centri storici di piccoli comuni, garantire uno sviluppo eco-sostenibile e alla portata di tutti, favorire la crescita economica delle comunità. Caratteristico dei centri storici di comuni fino a 5mila abitanti, l’albergo diffuso deve essere in grado di garantire abitabilità, vitalità, vivibilità e animazione della vita economica attraverso attività commerciali enogastronomiche e di artigianato tipico.

una spunziatrice
Una Spunziatrice

A Castelvetere, conclusi i lavori di recupero e sistemazione del borgo, è stato inaugurato il rinnovato, caratteristico e suggestivo centro storico, che è diventato una struttura ricettiva turistica originale, la cui formula si è rivelata assai adatta per comuni e borghi che ospitano centri storici dotati di interesse culturale e di attrattività. L’albergo diffuso nasce per offrire un’esperienza di soggiorno all’interno di una piccola comunità, di un centro storico, a cui il turismo può fornire lo stimolo per la nascita e lo sviluppo di nuovi servizi e l’opportunità di crescita attraverso la valorizzazione dei prodotti e della cultura locali. E’ un albergo a tutti gli effetti ma ha la peculiarità di aderire al territorio in cui sorge ed è particolarmente rispettoso dei contesti ambientale ed urbano preesistenti, dal momento che non si basa sulla costruzione di nuovi immobili ma sull’utilizzo e la valorizzazione del patrimonio edilizio esistente. L’albergo diffuso si rivolge a coloro che sono interessati a soggiornare in un contesto urbano di pregio, a vivere a contatto con i residenti, più che con gli altri turisti e ad usufruire di normali servizi alberghieri, come la colazione in camera o il servizio ristorante.

L’iniziativa ha fatto sì che si potessero valorizzare vecchi edifici chiusi e non utilizzati, ed al tempo stesso si realizza anche un indotto per l’economia e lo sviluppo turistico. Per diventare albergo diffuso, il borgo di Castelvetere sul Calore ha aderito all’Adi, Associazione Nazionale Alberghi Diffusi. Il centro storico irpino è stato pioniere in Campania per quanto riguarda il recupero degli edifici e la loro destinazione turistica. Attualmente è gestito da un imprenditore irpino e rappresenta il fiore all’occhiello degli alberghi diffusi di tutto il territorio provinciale. Una filosofia che si sta diffondendo anche altrove. Esempi in Irpinia sono i comuni di Taurasi, Calabritto e Bisaccia.

L’albergo diffuso del Borgo di Castelvetere dispone di diciassette alloggi, un ristorante caratteristico, una sala accoglienza e intrattenimento, una bottega di prodotti tipici e artigianato locale, una sala convegni e vari spazi espositivi, senza trascurare le piazzette ed i vicoli del borgo. E poi eventi e manifestazioni fortemente legati alla vita degli abitanti, alla loro cultura, alle loro tradizioni ed al loro folclore.

Castelvetere ha una storia molto antica, la cui origine è però avvolta nel mistero. Tra le numerose ipotesi qualcuno afferma che a questo paese è legata la figura di Lucio Cornelio Scipione Barbato, il quale fra le sue numerose campagne militari, conquistò l’odierno monte Civitella, alto poco più di 1.000 metri, ai cui piedi sorge il paese, allora nominato monte Cisauna, che, data la sua altitudine, era un’ottima zona strategica dal punto di vista militare. E proprio su questa montagna sono stati trovati ruderi risalienti all’età romana. C’è anche una curiosità sul conto di Castelvetere: chi afferma che anticamente Castelvetere aveva il nome di Gaulonia o Aulonia (dal greco “aulon”=valle) e che Virgilio si riferisca proprio a Castelvetere quando parla di Caulonia nel Terzo Libro dell’Eneide: «…attolit se diva Lacinia contra; Caulonisque arces, et navifrabum Scylacaeum»; traduzione: “…Poscia a riscontro di Lacinia il tempio, la rocca di Caulonia ed il Sillaceo, Onde i navali a sì gran rischio vanno”. Non so se sia vero o meno ma è sicuramente una curiosità che affascina.

Panorama notturno
Castelvetere di Notte

Per la sua posizione geografica, tutta la valle del fiume Calore, di cui Castelvetere fa parte, è ricca di vitigni che producono uve di varie specie (barbera,  sangiovese,  coda di volpe, aglianico); tra queste, sicuramente il  fiore all’occhiello di Castelvetere è il vitigno Aglianico, da cui vengono prodotti i vini Aglianico DOC ed il Taurasi DOCG. Di non minore importanza sono le coltivazioni di olive da olio, di castagne, di noci, di nocciole, di pere “spadoni” e di mele “lemongelle”. Altre produzioni locali sono gli insaccati: sopersate (soppressate), sausicchi (salsicce) e prosciutto crudo. Inoltre il sottobosco castelveterese è ben fornito di funghi (anche porcini), fragole di bosco, origano e tartufi, che rendono rinomata la cucina tradizionale, arricchita ancora dalle ottime paste caserecce, tra cui un posto di rilievo deve essere riservato alla maccaronara di Castelvetere, tipica pasta lunga per la quale a metà agosto si allestisce solitamente l’omonima sagra, giunta nel 2014 alla XXXVII edizione, accompagnata però anche da cecaluccoli, cavatielli, orecchie ‘e prieuti (trad. “orecchie di prete”) e fusilli.

Infine vorrei fare una breve menzione del personaggio credo più famoso, originario di Castelvetere. La persona in questione è Fiorentino Sullo, nato a Paternopoli  1921 da genitori di Castelvetere e morto a Salerno nel  2000. E’ stato un politico italiano ed un grande statista e ha ricoperto importanti incarichi di Governo; infatti, oltre ad aver ricoperto numerosi incarichi di Sottosegretario, nel 1960 è stato Ministrio dei Trasporti nel Governo Tambroni, anche se per pochi giorni, poi guidò il Ministero del Lavoro nel III° Governo Fanfani (1960 – 1962) e quello dei Lavori Pubblici, prima nel IV° Governo Fanfani (1962 – 1963) e poi nel I° Governo Leone (1963). Tornò al Governo nel 1968, come Ministro della Pubblica Istruzione nel III° Governo Rumor, ma si dimise dopo pochi mesi. Fu infine Ministro della Ricerca Scientifica nel I° Governo Andreotti (1972) e per l’Attuazione delle Regioni nel II° governo Andreotti (1972 – 1973). Ma di lui probabilmente  parlerò in maniera approfondita in un altro articolo.

Spero di aver fatto cosa gradita ai Castelveteresi nell’aver parlato di questo grazioso paesino. Sicuramente questa piccola comunità sente in maniera più profonda i problemi che ha in generale tutto il Mezzogiorno d’Italia, primo fra tutti la disoccupazione e, in special modo, quella giovanile. Questo ha “costretto” molti giovani a lasciare il paese per cercare lavoro altrove.  Comunque personalmente auguro a Castelvetere ed alla sua comunità un futuro migliore dal punto di vista dello sviluppo economico e sociale, perchè credo che Castelvetere abbia le risorse per poter migliorare e sperare in un futuro migliore.

Qui di seguito trovate un video-documentario molto interessante sulla festa del 28 aprile, che consiglio vivamente a tutti di vedere.

Un saluto a tutti i lettori e appuntamento alla prossima settimana!

 L’IRPINAUTA DI SALVATORE NARGI: UN VIAGGIO NELLA NOSTRA AMATA IRPINIA