Catania-Avellino: dallo scandalo del ’49 ai giorni nostri

Ventisei incontri nei tre principali campionati nazionali, dal 1948 a oggi, con un bilancio totale di dieci vittorie, sei pareggi e dieci sconfitte. Catania-Avellino è, da diversi anni, una sfida molto sentita da ambo le parti. In realtà, le ragioni di questa rivalità, al di là dei determinati rapporti che oppongono le rispettive tifoserie, attecchiscono le proprie radici in un evento particolarmente noto nella storia della Serie C degli albori. Una storia di combine e irregolarità, che vide coinvolte entrambe le squadre, ma con esiti completamente opposti.

Siamo, come appena detto pocanzi, nella stagione 1948/49, nel secondo dopoguerra. Il girone D della terza serie di quell’anno presenta una varietà di compagini, pronte a compiere il salto di qualità: Benevento, Reggina, Messina. Tra queste, il Catania è considerata, dagli addetti ai lavori, come la seria favorita alla promozione in Serie B. Le vittorie iniziali della compagine etnea confermano quanto di buono prospettato ai nastri di partenza. Poi, però, il 4 novembre 1948, in Sicilia arriva l’Avellino di Alfonso Ricciardi: formazione giovane e caparbia, decisa a configurarsi come più di una semplice rivelazione. Sicché, al primo incontro in assoluto tra etnei e irpini, questi ultimi riescono nell’impresa di battere il Catania, tra le proprie mura, col punteggio di 0-1, grazie a un goal di Morgia.

Da questo momento in poi, i rossoblu iniziano a vedere nell’Avellino un osso duro, difficile da allontanare. I risultati non convincono il presidente degli etnei, Lorenzo Fazio, il quale opta per un cambio in panchina: via Giovanni Degni, dentro Jozsef Banas. Con il tecnico ungherese, il Catania ricomincia a macinare punti, conquistando nuovamente la vetta. Ma l’Avellino non molla un colpo e, pur non riuscendo a sfruttare il fattore campo nel big match del 20 marzo 1949 (Avellino-Catania 1-1), resta, fino alla fine, aggrappato alle speranze di una promozione storica in Serie B.

Si giunge, così, all’ultima giornata della Serie C 1948/49. Proprio in quest’occasione, emerge un particolare interessante sulla compagine siciliana, la quale, dopo aver tesserato irregolarmente un giocatore, alla vigilia del derby contro l’Igea Virtus, perde l’incontro a tavolino e si fa raggiungere proprio dai biancoverdi, vittoriosi nell’ultimo turno di campionato (2-1) proprio contro la squadra di Barcellona Pozzo di Gotto. La situazione di parità in classifica obbliga Catania e Avellino (entrambe a quota 45 punti) a giocarsi lo spareggio per la promozione. All’Arena Civica di Milano, i Lupi chiudono tutti gli spazi e infilzano, al momento propizio, gli Elefanti. Sarà Fabbri, a due minuti dalla fine, a fissare il punteggio sull’1-0, permettendo ai biancoverdi di conquistare, per la prima volta nella loro storia, l’accesso alla serie cadetta.

L'Avellino di mister Ricciardi (stagione 1948/49)
L’Avellino di mister Ricciardi (stagione 1948/49)

Ma la gioia in Irpinia dura poco. La società etnea si rivolge immediatamente alla questura di Catania: si susseguono, infatti, voci su un presunto tentativo di corruzione da parte dell’Avellino che, nella partita contro lo Stabia (3-0), avrebbe pagato un premio ai dirigenti stabiesi, al fine di battere il Catania e perdere il derby contro i biancoverdi. Di fronte a questa situazione di caos totale, si esprime, allora, la Lega Nazionale, che giudica illegittimo tutto il girone meridionale, funestato dai continui tentativi di combine orchestrati dalla maggior parte delle compagini partecipanti. Sarà, tuttavia, soltanto il ricorso alla CAF da parte del Catania a rivelarsi decisivo: l’Avellino, infatti, verrà giudicato colpevole dell’illecito contro lo Stabia e retrocesso, dunque, in Promozione. Ciò comporterà la scalata, in prima posizione, degli etnei, i quali riusciranno ad approdare in Serie B, nonostante la norma, a quei tempi, vieti il ricorso alla questura per questioni di natura sportiva.

Il ricordo di questo clamoroso smacco rimarrà impresso nella storia del club biancoverde, che incrocerà sulla propria strada il Catania soltanto venticinque anni dopo, nella prima stagione in serie cadetta dell’Avellino, datata 1973/74. Saranno sei gli incontri tra irpini ed etnei fino al 1977, con un bilancio di tre vittorie a testa e zero pareggi. Risale, invece, alla stagione 1983/84, l’unico momento in cui Avellino e Catania si affronteranno in Serie A. Ma, mentre i Lupi riusciranno a ottenere la salvezza all’ultima giornata, grazie al pareggio interno contro la Fiorentina (0-0), gli Elefanti disputeranno un campionato piuttosto anonimo, retrocedendo all’ultimo posto in classifica, con una sola vittoria e dodici punti conseguiti in trenta incontri.

Eppure, l’Avellino non riuscirà a battere il Catania nella sua sesta stagione in massima serie. Dopo lo 0-0 del 30 novembre 1983, fatto registrare al “Partenio”, i biancoverdi, guidati da Osvaldo Bianchi, non andranno oltre l’1-1,  nella sfida di ritorno dell’11 marzo 1984, disputatasi allo stadio “Celeste” di Messina. È in quest’occasione che diversi sostenitori della squadra locale – acerrima rivale della compagine rossoazzurra – sosterranno i biancoverdi, dando vita a un’amicizia che, sia dagli irpini che dai peloritani, verrà rinsaldata in più di un’occasione. Altra curiosità legata a quest’incontro in campo neutro: al goal del pareggio dei Lupi (firmato da Barbadillo), un inferocito ultras etneo proverà a lanciarsi sull’arbitro Vitali di Bologna, franando però sul malcapitato portiere rossoazzurro Sorrentino.

Dovranno trascorrere altri otto anni per rivedere un match tra Catania e Avellino. Siamo di nuovo in terza serie, nella stagione 1992/93: il sonoro 5-1 incassato dai Lupi in Sicilia verrà riscattato, al ritorno, con una vittoria di misura al “Partenio” (1-0). Le vie tra le due squadre si separeranno ancora una volta, per poi ricongiungersi tra la fine del secondo e l’inizio del terzo millennio: è qui che la rivalità calcistica tra le due squadre riemerge a galla, sfociando, a volte, anche in episodi di violenza. Nella Serie C1 2000/01, irpini ed etnei danno vita a un duello senza esclusioni di colpi per la conquista del terzo posto: irraggiungibili, infatti, si rivelano Palermo e Messina, in lotta per la promozione diretta. Mentre gli scontri diretti sorrideranno agli uomini di Ammazzalorso (2-0 all’andata e 0-0 al ritorno), la compagine catanese, guidata prima da Ivo Iaconi e poi da Vincenzo Guerini, riuscirà a ottenere quel punto in più in classifica (58) che le consentirà di staccare l’Avellino, fermo a quota 57. Avellino e Catania si affronteranno, così, nella semifinale play-off, dove gli etnei, sconfitti all’andata (1-0) grazie a una rete di Giuseppe Mascara, riusciranno a ribaltare la situazione nel match di ritorno, nel 2-0 firmato da Cordone e Ambrosi. I Lupi verranno, però, vendicati dal Messina che, in finale, batterà gli Elefanti, approdando in Serie B assieme al Palermo.

Giuseppe Mascara - all'Avellino nel 2000/01 - con la maglia del Catania
Giuseppe Mascara – all’Avellino nel 2000/01 – con la maglia del Catania

Il resto non è altro che storia recente. L’ultimo incontro tra Catania e Avellino risale alla stagione corrente: all’andata, grazie a un rigore trasformato da Castaldo, i Lupi sono riusciti a battere gli etnei (1-0), a dodici anni di distanza dall’ultimo successo casalingo (5 maggio 2002). Ora, ancor più eclatante sarebbe strappare quella vittoria esterna che, in terra etnea, manca dal lontano ’48. O, volendo essere più precisi, da quella stagione che avrebbe potuto regalare a tutta l’Irpinia un appuntamento con la storia in netto anticipo. Catania-Avellino: molto più di una semplice partita. Sarebbe il caso di definirla “la Partita”.

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