Catania: «Clamoroso al Cibali», lo “spettro” della Lega Pro

Dopo le due sconfitte consecutive contro Lanciano e Perugia, l’Avellino è atteso dinanzi a un durissimo banco di prova. Per gli uomini di mister Rastelli, vincere in trasferta al “Massimino” contro il Catania potrebbe rappresentare la svolta di un’intera stagione, sia dal punto di vista fisico, sia dal punto di vista psicologico. Eppure, l’importanza della partita e la rivalità tra le due squadre renderà l’incontro ancora più ostico.

Gli etnei, infatti, partono sulla carta come una delle formazioni della serie cadetta candidate alla promozione in Serie A, laddove la compagine siciliana può vantare ben 17 partecipazioni. Ma l’andamento, fin qui, si è rivelato completamente opposto alle previsioni iniziali: gli uomini di Marcolin occupano la terzultima posizione in classifica, in piena zona retrocessione, a quota 32 punti, tre in meno rispetto al Crotone (35), quartultimo e in zona play-out.

Dunque, il rischio di veder materializzarsi una discesa negli inferi è sempre più incombente sul Calcio Catania, nato nel 1946 dalla fusione tra la Società Sportiva Virtus Catania e l’Unione Sportiva Catanese Elefante. Fino a quel momento, le due società preesistenti non erano mai riuscite a oltrepassare la serie cadetta: la Virtus, addirittura, fu tenuta in vita soltanto per un biennio (dal 1944 al 1946), prima di essere inglobata, assieme alla Catanese, nella società che conosciamo oggi. In occasione della nascita del Calcio Catania, vengono adottati “il rosso fuoco dell’Etna e l’azzurro del cielo” come colori sociali per denotare “U liotru”: l’Elefante siculo, simbolo di un’intera città.

Il Catania, dopo alcuni anni di militanza in Serie C, riesce ad approdare in B al termine della stagione 1948/49, grazie al declassamento dell’Avellino, inizialmente promosso in serie cadetta dopo lo spareggio all’Arena Civica di Milano che vide gli irpini prevalere, appunto, sugli etnei. Lo scandalo del ’49 favorì la compagine rossazzurra, a scapito dei Lupi, retrocessi in Promozione a causa della presunta combine contro lo Stabia. Il salto di categoria non spaventa affatto l’ambiente, anzi. Al termine della stagione 1953-54, il Catania, guidato da Enzo Andreoli, dominerà il campionato e approderà, per la prima volta nella sua storia, in Serie A. Ma la gloria era in procinto di arrivare appena un anno prima, quando fu il Legnano a prevalere nello spareggio promozione, vinto sugli etnei col punteggio di 4-1. In questo periodo, tra le file dei siciliani, figura anche Enzo Bearzot, futuro commissario tecnico della Nazionale italiana trionfante ai Mondiali di Spagna’82.

Enzo Bearzot (1927-2010)
Enzo Bearzot (1927-2010), al Catania dal 1951 al 1954

La prima stagione in massima serie si chiude, però, in malo modo: il Catania, dopo aver ottenuto una salvezza tranquilla, verrà colpito dalla Giustizia Sportiva e retrocesso in Serie B a causa di un controverso illecito sportivo. La risalita non sarà facile e bisognerà aspettare il 1960, affinché gli etnei possano ritornare fra le grandi. Questa volta, gli Elefanti riusciranno a garantirsi una permanenza maggiore, restando in Serie A fino alla stagione 1965-66. Saranno anni magici per il Catania e per i suoi tifosi: squadre come Milan, Inter e Juventus cadranno di fronte all’imprevedibile compagine siciliana, in grado di raggiungere l’ottavo posto – miglior piazzamento conseguito dai rossazzurri nella massima serie – per ben due anni consecutivi (1964 e 1965). Le imprese degli uomini di Di Bella (allenatore degli etnei dal 1959 al 1966) faranno affermare a più riprese, al noto radiocronista Sandro Ciotti, la celebre espressione «Clamoroso al Cibali».

Seguirà un periodo piuttosto avaro di emozioni per il Catania: nel ventennio 1970-1990, infatti, la compagine etnea riuscirà a raggiungere la Serie A soltanto in due occasioni (1969-70 e 1983-84). Il resto delle stagioni verrà consumato tra la B e la C, prima che la società, dilaniata dai debiti al termine della stagione 1992-93, venga esclusa dalla Serie C1 per inadempienze con la Co.Vi.So.C e con la Lega Professionisti Serie C. L’illegittimità della radiazione verrà riconosciuta soltanto dopo un lungo processo legale e il Catania, così, potrà ripartire dall’Eccellenza, conservando logo e denominazione. Nel frattempo, in terza serie, spunta l’Atletico Catania, il quale rileva il titolo del Leonzio e diventa la prima squadra del capoluogo etneo. Il 7 novembre 1999, le due squadre si incroceranno nella prima stracittadina, che si concluderà col punteggio di 0-0. Al termine della stagione 2000-01, l’Atletico retrocederà in Serie C2, dalla quale verrà, poi, escluso per problemi economici.

Atletico Catania, seconda compagine etnea (stagione 1997/98)
Atletico Catania, seconda compagine etnea (stagione 1997/98)

L’estinzione dell’Atletico Catania coinciderà con la rinascita della società che ha ottenuto più gloria, guidata da Riccardo Gaucci, figlio di quel Luciano che, contemporaneamente, è al timone del Perugia, in Serie A. Dopo aver perso la finale play-off nel 2001 contro il Messina, il Catania non fallirà al secondo tentativo, sconfiggendo il Taranto nell’ultimo atto della stagione 2002-03 e approdando, così, tra i cadetti. La retrocessione immediata in terza serie (stagione 2002-03) verrà annullata dal TAR del capoluogo etneo, che riammetterà i rossoazzurri in B costringendo, tra l’altro, la FIGC a un allargamento del campionato cadetto a ventiquattro squadre. Nell’estate 2004, complice anche la discesa degli umbri in Serie B, la famiglia Gaucci è obbligata a vendere il Catania, non potendo amministrare più di una società nella stessa serie.

Emerge, così, Antonino Pulvirenti, giovane imprenditore siciliano, proprietario della Holding Finaria, nonché fautore del nuovo periodo aureo della storia del Calcio Catania. Gli etnei, infatti, al termine della stagione 2005-06, riusciranno a posizionarsi al secondo posto in Serie B, utile per la promozione in A dopo ventidue anni di assenza. In massima serie, il Catania vi resterà per ben otto stagioni consecutive, configurandosi come fucina di talenti sudamericani, la maggior parte dei quali argentini: Matias Silvestre, Nicolas Spolli, Mariano Izco, Maxi Lopez, Pablo Barrientos, Alejandro Gomez e Gonzalo Bergessio. Nella stagione 2012-13, grazie anche alla filosofia di gioco offensiva ed efficace di Rolando Maran (attuale mister del Chievo), la compagine rossazzurra riuscirà addirittura a ripetere l’ottavo posto degli anni sessanta. Soltanto un anno dopo, invece, avverrà la retrocessione tra i cadetti, al termine di un campionato difficile che vede l’alternarsi, sulla panchina etnea, di ben quattro allenatori (Maran, De Canio, di nuovo Maran e Pellegrino).

Gonzalo Bergessio: 109 presenze e 35 gol con il Catania, tra il 2011 e il 2014
Gonzalo Bergessio: 109 presenze e 35 gol con il Catania, tra il 2011 e il 2014

La discesa in serie cadetta è scottante, il patron Pulvirenti vuole subito il ritorno tra le big. Ma la squadra, nonostante sia costruita per le prime posizioni, stenta a decollare. Anche qui, la strage di “condottieri” non si placa, e lo stesso Dario Marcolin, dopo un avvio confortante, incappa in una serie di risultati negativi che fa sprofondare il Catania agli ultimi posti in classifica.  È proprio questa l’attuale situazione degli etnei, costretti a risollevarsi contro l’Avellino per evitare un collasso clamoroso e per tentare, quantomeno, di cambiare le sorti della stagione. A supportare i calciatori rossazzurri vi sarà il calorosissimo pubblico dello stadio “Massimino”. Ancora una volta. Prima che un altro eventuale passo falso possa far sprofondare ulteriormente i siciliani e raffeddare gli animi di una tifoseria stanca di un trend così deludente.

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