Cervinara (Avellino): Testimonianza Urbana di una Storia Antica

Riprendiamo il nostro percorso in giro per la verde Irpinia e da Gesualdo, che abbiamo “visitato” la settimana scorsa, ci spostiamo nella Valle Caudina, precisamente a Cervinara, un centro abitato di circa diecimila abitanti, con un territorio ampio composto da più frazioni. È il più importante centro irpino della Valle Caudina.

La Valle Caudina, il cui territorio è diviso tra le province di Benevento ed Avellino, conta circa 70.000 abitanti. In particolare nella valle  troviamo 14 comuni, di cui 10 in provincia di Benevento e 4 in provincia di Avellino. Oltre a Cervinara abbiamo Rotondi, Roccabascerana e San Martino Valle Caudina. La Valle è delimitata a sud dalla catena montuosa del Partenio e a nord dal massiccio del Taburno e da alture minori. Il suo principale ingresso da ovest è la Stretta di Arpaia, identificata in genere con le famose Forche Caudine, note per l’umiliante sconfitta  che i Sanniti inflissero ai Romani nel 321 a.C. durante la Seconda guerra sannitica. Il territorio della Valle nel complesso è pianeggiante o lievemente ondulato; l’altitudine media si aggira attorno ai 300 metri sul livello del mare. È attraversata dal fiume Isclero, che nasce dal Taburno e, attraverso la gola di Moiano, si riversa poi nel Volturno. I centri originari dei paesi attuali sorsero attorno a castelli sulle pendici delle montagne circostanti la Valle, a causa della necessità degli abitanti di premunirsi contro le incursioni dei Longobardi. Nel corso del tempo essi si sono sviluppati verso la pianura, anche se la parte centrale della Valle è tuttora dedicata prevalentemente alle coltivazioni.

il decadente Torrione Medievale
Il decadente Torrione Medievale

Tornando a Cervinara, la leggenda narra che il nome derivi da un altare dedicato dai Romani a Cerere, Dea delle messi. Il borgo, probabilmente, sorse tra il IX e il X secolo d.C., in età longobarda, quando le popolazioni si concentrarono, dalle campagne, intorno al borgo fortificato in località Castello. Cervinara ebbe numerosi feudatari, tra cui i Della Leonessa, i Filangieri, i Carafa, i Caracciolo ed i Sant’Eramo. Dal Feudalesimo fino agli inizi dell’Ottocento, il paese conobbe un forte sviluppo agricolo, soprattutto grazie alla particolare fertilità del suolo. Durante il Risorgimento il paese contribuì ai moti liberali del 1820 e del 1848, quando i carbonari decisero di partire proprio da Cervinara per marciare su Napoli ed instaurarvi la Repubblica. Ma i fermenti rivoluzionari non riuscirono mai a coinvolgere la maggioranza della popolazione, anzi, il 29 e 30 novembre 1860, la cittadinanza si schierò dalla parte dei Borbone ed insorse contro il governo piemontese che giungeva nel Regno di Napoli per occuparlo. Ebbe, così, inizio il periodo del brigantaggio, che si configurò come una vera e propria guerra partigiana. Le bande di Cipriano e Giona La Gala, scelsero come rifugio i monti sovrastanti il paese per combattere contro l’invasore straniero. Gli eventi del periodo sono stati ritratti da due cervinaresi: lo storico Luigi Barionovi, in una serie di studi legati al territorio non solo cervinarese, e lo scrittore Angelo Renna nel suo romanzo storico Terre di Briganti.

A Cervinara possiamo ammirare l’Abbazia di San Gennaro nella frazione Ferrari, costruita intorno al 1100, ed ora consacrata a Santuario della Madonna Addolorata; la Chiesa di San Nicola, nella frazione Ioffredo; la Chiesa del Carmelo, in Piazza Trescine; la Chiesa di San Potito; la Chiesa di Sant’Adiutore, a Salomoni; la Chiesa di Santa Maria della Valle; la Chiesa di San Marciano; la Chiesa della Divina Misericordia, a San Marciano; la Chiesa della Madonna di Montevergine, a Pantanari; la Chiesa di San Rocco, a Ferrari; la Cappella di San Biagio, sulle pendici del Monte Pizzone; la Chiesa rurale dei Santi Cosma e Damiano; il  Palazzo Marchesale, edificato nella frazione Ferrari nella seconda metà del XVI secolo; il Palazzo Finelli ed il Palazzo Marchese, a Salomoni; il Palazzo Bizzarro, alla Pirozza; il Palazzo Municipale; il Torrione medievale diroccato, in cima alla frazione Castello. Poi abbiamo la Villa Comunale e le aree di montagna protette del Parco regionale del Partenio,  ricche di boschi e di percorsi per escursioni. Sono presenti alcune sorgenti, come l’Acqua Rossa e il Pisciariello, dall’acqua molto fredda e potabile. Ai confini del territorio comunale, lungo la cresta delle montagne, troviamo la Piana di Lauro, a circa 1.100 metri di altitudine: in condizioni atmosferiche favorevoli, da qui si gode di un ampio panorama sul Napoletano, in particolare sul Vesuvio.

esterno del Palazzo Marchesale
Esterno del Palazzo Marchesale

Particolare approfondimento merita il Palazzo Marchesale in frazione Ferrari, il quale sorge imponente sulla Piazza Regina Elena e la domina per circa 90 metri. La pianta è a “C” con una grande corte centrale e con una splendida fontana in pietra. Il Palazzo, edificato nel 1500, fu ampliato e rimodernato nel XVII sec. da Francesco Caracciolo. Il maestoso salone di 22 metri per 9, denominato Salone di Giustizia, reso unico da un soffitto ligneo a cassettoni, è decorato da una fascia di affreschi raffiguranti scene della Gerusalemme Liberata. Gli ampi e suggestivi saloni tutti affrescati e caratterizzati da splendidi soffitti lignei a cassettoni e gli scorci del cortile, si prestano magnificamente a fare da cornice agli eventi più prestigiosi. Le scuderie e le cantine offrono invece caratteristici spazi espositivi. Di fronte al Palazzo Marchesale troviamo la bella Abbazia di San Gennaro, del XII-XII secolo; le prime notizie sulla chiesa risalgono al 1280, ma l’edificio è certamente più antico: il nome dell’arciprete rettore, don Giovanni, infatti, compare già in un documento del 1251. Pregevoli sono la cantoria lignea del 1400 e la bella Cappella dei Marchesi Caracciolo.

Palazzo Marchesale
Palazzo Marchesale

Per gli amanti della buona tavola, è d’obbligo assaggiare i cibi genuini del paese, le Lavanelle (rigorosamente fatte in casa) con i fagioli, la menesta ‘o pignato, i fusilli, gli gnocchi, la carne paesana, ruocculi e sasicchie, diversi tipi di cacciagione, cinghiale, fagiani, patate alla brace, peperoni arrostiti, dolci fatti con le castagne, funghi porcini, tartufi, il tutto annaffiato dagli ottimi vini locali, Aglianico in primis ovviamente. Piatto tipico e antico, quasi dimenticato da tutti, sono i ravioli farciti con ricotta e zucchero serviti con sugo al pomodoro fresco: questa pietanza rappresenta la tradizione di Cervinara. Ciò è dimostrato anche dal fatto che in passato l’agrodolce caratterizzava la cucina tipica dell’Irpinia. Grazie alla sagra della castagna, che si tiene ogni anno l’ultima settimana di ottobre al Borgo Castello, si sono riscoperti i sapori legati all’uso della castagna in cucina. Non solo zuppa con fagioli e castagne, cosciotto di agnello in salsa di castagna, ma soprattutto i dolci come il tronco di castagnaccio, la crostata, il flan di castagne e i tartufi dal cuore di pandispagna, tutto rigorosamente fatto a mano secondo le antiche tradizioni. Il terreno assai fertile produce fagioli di ottima qualità, tabacco, uva da vino (Aglianico e Falanghina) e frutta, in particolare ciliegie e mele annurche. La montagna, poi, produce castagne, funghi porcini e tartufi neri, di tipo scorzone.

Cervinara ha dato i natali anche ad alcuni personaggi noti al grande pubblico, tra cui il tennista Potito Starace, attualmente in attività ed il calciatore del Milan e della Nazionale Italiana Ignazio Abate, solamente nato a Sant’Agata dei Goti, in  provincia di Benevento, ma cresciuto nel paese irpino della Valle Caudina.

Vi lascio come al solito invitandovi alla visione del seguente video su Cervinara, realizzato da PiccolaGrandeItalia TV, e vi rinnovo l’appuntamento a giovedì prossimo.


Cervinara – Piccola Grande Italia di PiccolaGrandeItaliaTv

UN VIAGGIO NELLA NOSTRA AMATA TERRA: L’IRPINAUTA DI SALVATORE NARGI