Che bello è, anche al cimitero

Cari amici, il giorno dei morti sono stato ad Avellino, ma la notizia incredibile, gli appassionati ci avranno ricavato i numeri per il Banco Lotto, è accaduta a Benevento. “Che bello è”, si potrebbe parafrasare con l’inno di Enzo Costanza, “quando esco di casa, per andare al cimitero, a tifare Avellino”. Che cosa è accaduto? È accaduto che a fine giornata, riferiscono alcuni siti locali di Benevento, è risuonato dagli altoparlanti, l’inno dell’Avellino, sì, proprio così, e pare fosse proprio quello di Enzo Costanza.

Ho provato a capire di più, ma le notizie sono frammentarie e contrastanti. Pare che si trattasse di una suoneria telefonica impostata su quelle note, chi la racconta come la dimenticanza del custode (che quindi sarebbe un tifoso dell’Avellino, mi sembra strano) all’atto di allontanarsi dalla sua postazione per disbrigare alcuni adempimenti prima di chiudere la struttura, chi parla invece di un mezzo sabotaggio di un giovane non tutto giusto con la testa che in questo modo avrebbe inteso far risuonare le note dell’inno per coprirlo di contumelie che si sarebbero udite distintamente, da parte di tanta gente all’atto di uscire dopo aver adempiuto al pietoso rito.

Tutte questioni che andrebbero chiarite bene, onde consentire agli appassionati di giocarsi i numeri giusti. Come che sia ho come l’impressione che c’entri l’atmosfera un po’ elettrizzata nel capoluogo sannita all’idea – essendo primi in classifica – di poter lasciare a fine anno alla sola Inter il primato al momento detenuto in coabitazione di non esser mai stati in B, sebbene – come intuite – il record sia detenuto per ragioni opposte. Il coautore Antonello Candelmo è convinto che sia tutta una finta, visto che non sarebbe la prima volta che partono bene i nostri cugini del Sannio e poi si perdono per strada. Noi non possiamo, per parte nostra, che augurare loro le maggiori fortune, e la più grande fortuna di tutte sarebbe che una volta accaduto il miracolo per loro, salendo finalmente al piano di sopra dopo una vita di stenti, gli stregoni non ci ritrovassero più i lupi perché nel frattempo sono passati a miglior vita, nei piani alti del calcio dove erano una volta.

A proposito di Serie A, nel mio breve soggiorno ad Avellino ha avuto la possibilità di partecipare al tanto atteso ritorno in video di Linea Verde Sport, la storica trasmissione di Itv curata e condotta da Marco Ingino e Titti Festa, finalmente tornati sulla breccia. Ebbene, ho trovato, qualcuno ha seguito – in diretta o su You tube – un presidente Taccone perfettamente in palla, e pienamente convinto che ce la possiamo giocare. Due cose ho cercato di dire, inserendomi nella furia prorompente dell’eloquio presidenziale. La prima: che quest’anno non deve accadere come lo scorso anno che Rastelli parla di salvezza e il presidente di A, mentre la piazza (e un po’ forse anche lo spogliatoio) si smarrisce. Il presidente, avete sentito, dice che questa dicotomia non c’è quest’anno, perché il mister ci crede almeno quanto lui. E mi sa che ha ragione, io lo vedo rilassato e baldanzoso il mister, quest’anno, affrontare tutte le avversità con maggiore confidenza con la categoria e molta più consapevolezza dell’adeguatezza dell’organico, il che gli consente più cambi e soluzioni dello scorso anno.

irpinia tv avellino

L’altra cosa che ho cercato di dire, è che proprio per non rovinare questa situazione idilliaca creatasi attorno ai tre leader dello spogliatoio (uno per reparto, Fabio Pisacane, Angelo D’Angelo e Gigi Castaldo) fatta di grande unità d’intenti e grandi motivazioni di gruppo, non è il caso di far circolare intenti della società di andare sul mercato, come a bocciare questo o quello. Il paragone con lo scorso anno non regge: confermata la squadra per 7-8 undicesimi, lo scorso anno, di questi tempi, atleti collaudati e generosi davano l’idea di star girando a mille e di dover tirare il fiato da un momento all’altro non potendo contare sul validi sostituti. L’impressione quest’anno è quasi opposta. C’è una quantità di atleti che danno l’idea di non aver dato ancora il meglio di sé o che sono reduci da infortuni. Non abbiamo visto ancora il miglior Arini, e Zito non può essere quello visto finora, attendiamo il belga Angeli e avanti il vero Comi potrebbe essere anche molto meglio dell’attuale. Per non dire di D’Angelo e Fabbro in recupero dopo due fastidiosi infortuni.

In altre parole, se l’Avellino incerottato e incompleto tiene botta, siamo proprio convinti che fra un mese non ci troviamo in condizione di poter dare il meglio già così, a pieno organico? Poi, d’accordo, se fra un mese e mezzo dovessimo stare ancora lì o anche un po’ meglio, in grado cioè di potercela giocare per la promozione diretta, allora i giochi cambiano, ma in tal caso io penso che la vera urgenza diventerebbe un trequartista da schierare alla De Angelis dietro le punte, un uomo in grado di regalare il turbo alla squadra, avanti, per provare l’impresa e al tempo stesso di migliorare le performance sui calci da fermo che continuiamo a sfruttare troppo poco per chiudere le partite a poco prezzo.

Ma è presto per parlarne ora. In ogni caso la nostra convinzione è che la svolta vera sia la entrata in forma di Kone in mezzo al campo, un giocatore che è una delizia poterci giocare al fianco in un assetto a tre a centrocampo come quello che prevedo per oggi. Ma con lui così in forma diventa più facile anche giocare centrali vista la quantità impressionante di palloni che arpiona e gestisce, rubando metri preziosi alla capacità penetrativa degli avversari. E non può essere un caso che in coincidenza, nelle ultime due gare, di prestazioni super del centrocampista ex Atalanta la difesa non abbia subito reti dopo molte prove che avevano lasciato dubbi sull’affidabilità della nostra fase difensiva.

Moussa Kone

 

In questa ottica, avendo oggi in piena efficienza quei tre là in mezzo, Arini, Kone e D’Angelo, fa un po’ meno paura questa moria che si registra in difesa di atleti di ruolo. Il mister – che ha molto apprezzato, ci fa sapere, bontà sua, la Rastrellata su Sibilia, in particolare l’accusa di essere tante “pappemolle” risuonata a LVS 20 anni fa richiamata nella scorsa puntata della rubrica – ci ha detto di star tranquilli, che la soluzione per la difesa si troverà. A proposito, che bella quell’immagine, nel racconto di Rastelli, del suo incontro con Sibilia, al campo che porta il suo nome, dove l’Avellino si allena. Quello sguardo rassicurante, senza parole ma eloquente, complice l’età avanzata, ci è parso come una sorta di passaggio consegne, un anno fa: “Vai avanti così, riporta tu l’Avellino in quei palcoscenici dove era un tempo”, potremmo immaginare sia questo il non detto del commendatore a Rastelli, che fece in questo modo la sua conoscenza solo un anno fa, confesso che la cosa mi ha sorpreso.

Campo Antonio Sibilia

La formazione, con la conferma della squalifica di Ely, sarà certamente a 4, e nonostante tutto pensiamo che il mister opti per giocatori collaudati, anche se il dubbio dell’esordio di Petricciuolo resta. Tuttavia, una volta optato per Visconti e Chiosa centrali, la soluzione più probabile sembra il sacrificio chiesto a Zito e Regoli di arretrare sulla line di difesa, mentre a centrocampo la soluzione più logica conseguente potrebbe essere un “rombo” con Kone centrale arretralo, Arini a sinistra, D’Angelo a destra e dietro le punte Angeli (o Soumaré). Avanti, con Castaldo, favorito ancora Arrighini, generoso e ingenerosamente beccato da parte del pubblico, che cambierà musica presto, come si sono dovuti arrendere dopo aver fatto brutta figura i critici di Gomis e Bittante. E se con il Modena oggi (squadra che segna poco, ma subisce altrettanto poco, a sua volta piuttosto rimaneggiato) riusciremo a farla franca, sarà la prova in più che forse davvero questo è l’anno buono.
Quindi: Gomis: Regoli, Visconti, Chiosa, Zito: D’Angelo, Kone, Arini, Angeli; Castaldo e Arrighini