Che fine ha fatto Gaetano Calvaresi: dall’Avellino al Montottone!

Ci sono annate che i tifosi biancoverdi non potranno cancellare mai, sia in positivo che in negativo. Quella del 1995/96, ad esempio, è tristemente legata alla retrocessione consumatasi nel giro delle ultime giornate, culminata nella tremenda disfatta subita al “Bentegodi” (3-0) contro il Chievo. A nulla servirà il doppio cambio sulla panchina dei Lupi, che porterà Zibì Boniek, Corrado Orrico e Bruno Pace ad alternarsi alla guida della squadra, in una delle stagioni più sventurate della storia biancoverde. Ma, in un campionato in cui Pasquale Luiso provò, quasi da solo, con le sue 19 reti, a trascinare l’Avellino a un’insperata salvezza, è ancora vivo il ricordo di un attaccante che, pur essendo soltanto di passaggio nel capoluogo irpino, lasciò la sua traccia indelebile con uno dei goal più belli e memorabili della storia del calcio avellinese. Il protagonista odierno della nostra rubrica “Che fine hanno fatto” non può che essere lui: Gaetano Calvaresi.

Dotato di una statura e di un fisico minuti (169 cm per 65 kg), rapido e sgusciante negli inserimenti, abile nelle capacità balistiche, Calvaresi giunge in Irpinia a 27 anni, pronto alla sua prima esperienza in serie cadetta, dopo una lunghissima gavetta trascorsa tra la C2 e la C1. Lanciato, tra i Dilettanti, dagli umbri dell’Elettrocarbonium, l’attaccante ascolano (classe 1968) viene notato dalla Civitanovese, laddove trascorrerà cinque anni e una manciata di mesi, totalizzando più di 100 presenze e siglando 12 gol. Il suo ruolo naturale di seconda punta non gli consente, però, di essere un marcatore prolifico, tant’è che Calvaresi si ritrova ad essere ceduto nella finestra del mercato di novembre in ben tre occasioni: dal Como, al Carpi, al Leonzio (divenuto poi, nel 1994-95, Atletico Catania). Nella doppia stagione in Sicilia, grazie alla fiducia riposta da allenatori come Salvatore Bianchetti e Paolo Lombardo, Calvaresi si scoprirà cannoniere, realizzando la bellezza di 26 goal in 57 incontri complessivi. Numeri da capogiro, che gli valgono un’imperdibile opportunità, all’interno di un palcoscenico mai sperimentato prima: la Serie B. Sarà Antonio Sibilia, patron di un Avellino appena neopromosso nella serie cadetta (dopo la vittoria ai rigori contro il Gualdo nella finale dei play-off disputatasi a Pescara) a convincere l’attaccante marchigiano a vestire la maglia biancoverde per la stagione 95/96.

Ma le speranze di Gaetano vengono subito disattese. L’inizio di campionato per i Lupi non è dei migliori e, alla quarta giornata, Sibilia decide di esonerare immediatamente Boniek, chiamando Orrico. Con il tecnico toscano, l’Avellino inizia a riprendersi, ottenendo un pareggio a Pistoia (1-1) e un successo casalingo contro il Brescia (2-1). Arriva, a questo punto, una delle sfide più attese dal popolo biancoverde: il derby contro la Salernitana. 8 ottobre 1995: stadio “Partenio” di Avellino tutto esaurito, per un evento che richiama tantissimi tifosi. Interessante il colpo d’occhio anche nella curva Nord, colma di supporters granata. Nella Sud, celebre rimarrà la coreografia biancoverde, con uno striscione indirizzato agli odiatissimi cugini assiepati di fronte a loro. Uno striscione che recita testuali parole: L’Italia già lo sa: il derby è uno è Napoli-Avellino.

Corrado Orrico contro Franco Colomba, Pasquale Luiso contro Marco Ferrante. Duello aperto, almeno sulla carta, ma povero di emozioni, quello tra Avellino e Salernitana: una sfida che si prolunga fino al quarto d’ora della seconda frazione sul punteggio di 0-0. Il mister massese, allora, viene colto da un’ispirazione: sostituire, al 62’, un esausto Carmine Esposito con uno scalpitante Gaetano Calvaresi. Una scelta rischiosa che, sessanta secondi dopo, si rivelerà comunque vincente. Minuto sessantatre: lancio lungo a cercare Bortoluzzi che, di testa, la mette in mezzo verso Luiso, sovrastato però da Facci; arriva Calvaresi che, senza pensarci due volte, stoppa la palla di petto e la indirizza, con un micidiale sinistro al volo, nell’angolino della porta difesa da Chimenti.

È il tripudio del “Partenio”, che esplode dinanzi a una simile prodezza dell’attaccante marchigiano, inseguito da tutti i suoi compagni, raggianti di gioia per una rete che diventerà storia, per un goal che permetterà ai Lupi di battere il Cavalluccio, di misura, in una partita che, a diciannove anni di distanza, viene ancora ricordata con affetto dai tifosi dell’Avellino. Un ricordo che non muore mai: grazie, soprattutto, all’eroe di quella fantastica giornata, quel Gaetano Calvaresi tuttora idolatrato dal pubblico avellinese per l’unica rete realizzata in sole sette presenze con la maglia biancoverde.

La permanenza di Gaetano ad Avellino, infatti, durerà soltanto un altro mese. Nella consueta sessione di novembre, l’attaccante ascolano – già scaricato da Boniek e poi, definitivamente, da Orrico – farà di nuovo le valigie, ritornando all’Atletico Catania. Ma, nella stessa compagine che lo aveva lanciato nel calcio che conta, Calvaresi non riuscirà a ripetersi. Inizierà, per il nostro idolo, un viaggio infinito tra terza e quarta serie, con Marsala e Paternò come tappe fondamentali della sua carriera. Una carriera che terminerà nella stagione 2003/04, a 36 anni, con la maglia della Rosetana, in C2. E ora, che fine ha fatto il nostro attaccante operaio? Ebbene, è tornato nella “sua” Civitanova Marche, cittadina adriatica dove Gaetano vive con la sua famiglia. Ogni giorno, l’eroe del derby si sposta, a circa 40 km di distanza, verso Montottone (provincia di Fermo), dove gestisce, nel ruolo di allenatore, le sezioni Allievi e Giovanissimi della squadra locale, assieme a un altro ex biancoverde, il preparatore dei portieri Andrea Armellini. Chissà che l’indimenticato Gaetano non stia insegnando ai futuri campioni del domani come si stopp’e pietto e si tira al volo. Proprio come quel lontano 8 ottobre 1995, a molti di noi ancora così vicino.

Calvaresi Montottone
Calvaresi (a sinistra) al Montottone

EX CALCIATORI AVELLINO: CHE FINE HANNO FATTO?