Che fine ha fatto Mario Salgado: “Avellino, che ricordi”

Di Mario Antonio Salgado Jiménez, attaccante cileno che ha vestito la maglia dell’Avellino nella stagione 2007-08, abbiamo già parlato in una precedente puntata della nostra rubrica, “Che fine hanno fatto”. Avellino-calcio.it vi offre, in esclusiva, l’intervista al giocatore sudamericano, autore di 10 gol in 34 partite con la casacca biancoverde, in un’annata culminata con la retrocessione in Lega Pro, vanificata soltanto dal ripescaggio dell’anno successivo.

Un’annata particolare, quella di Salgado in Irpinia, attualmente in forza al Coquimbo Unido (serie B cilena). Un’annata che il nostro ex, ormai 34enne, ricorda tuttora con affetto: “Ho dei bei ricordi di quella stagione perché ho ritrovato la serie B, dopo le precedenti esperienze a Verona, Terni e all’AlbinoLeffe. Il rendimento nel girone di andata fu positivo. Purtroppo, la parte finale del campionato fu al di sotto delle aspettative, a causa anche di un infortunio al ginocchio. Secondo me, la squadra aveva tutte le carte in regola per la permanenza in serie cadetta, ma i pochi punti conseguiti nel corso del campionato e i problemi societari hanno inciso molto”. Non mancano gli attestati di stima nei confronti della piazza: “Nonostante tutto, la tifoseria ci ha sostenuto fino all’ultimo. La Curva Sud Avellino è fantastica. Non importa la categoria in cui giochi, c’e sempre il sostegno, cosa che a me piace tanto come giocatore.”

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Mario Salgado, all’Avellino nella stagione 2007/08

Oltre a quella con i Lupi, Salgado ha ancora nella mente e nel cuore le esperienze più importanti della sua carriera, quelle con Foggia e Torino. Con i Satanelli, l’attaccante cileno ha disputato tre stagioni, di cui la prima (2006/07) è quella che vide i pugliesi soccombere proprio di fronte all’Avellino nella finale play-off del campionato di Serie C1: Il Foggia è la squadra italiana alla quale sono rimasto più legato, perché ho raggiunto il mio record di gol personali in una sola stagione. Quell’annata indimenticabile fu offuscata soltanto dalla delusione per non aver battuto l’Avellino ai play-off. In Puglia, mi hanno ridato la possibilità di giocare con più continuità e così sono riuscito a far vedere il mio potenziale. Anche il sostegno dei tifosi è stato encomiabile, mi hanno fatto sentire come in casa propria. Ho ancora tanti amici lì”.

Diverso, invece, l’epilogo con la maglia granata, con la quale il nostro Mario ha siglato soltanto un gol in sei partite nella stagione 2010-11. Eppure, Salgado non fa drammi, seppur con qualche rimpianto: “Quella al Torino è stata un’altra bella esperienza! Mi sono guadagnato un posto in una squadra con tanti giocatori forti. La squadra, partita da una situazione di metà classifica, riuscì ad arrivare ai play-off.  Nella stagione successiva, ho anche rinnovato con il Toro, ma un altro guaio al ginocchio mi ha bloccato e, quindi, ho deciso di tornare in Cile”. In patria, Salgado ha ritrovato gol e continuità. Tuttavia, un po’ di nostalgia per l’Italia continua a rimanere: “A dire il vero, nei primi due anni, ho potuto fare tutto quello che non ho fatto per tanti anni in Italia: dedicarmi alla famiglia, agli amici, al divertimento e così via. Il calcio è passato per un momento in secondo piano, poi mi sono reso conto che posso ancora giocare a buoni livelli. E dopo quei due anni, ho iniziato a provare nostalgia dell’Italia. Ho lasciato tanti amici”.

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Mario Salgado con la maglia del Foggia, con cui ha realizzato 27 reti in tre stagioni

L’attaccante cileno, infine, dà un giudizio sulla stagione 2014/15 dell’Avellino e un parere sulla prossima: “Una grande stagione per i Lupi. Peccato, per un pelo è mancata la promozione in serie A. Ora, bisognerà capire le intenzioni reali della società. Se gran parte dell’organico della stagione passata verrà confermata, è possibile ripetersi o fare ancora meglio”.  Un “patriottico” Salgado ci lascia, suggerendoci anche il pronostico dell’attesissima finale della Copa America: “Vincerà il Cile. Battere l’Argentina non sarà facile, ma ha sempre un sapore diverso, e poi in casa siamo fortissimi. Vogliamo che la Copa resti a casa”.

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