Che fine ha fatto Rivaldo: l’eroe di Avellino-Foggia

Avellino, 17 giugno 2007, stadio Partenio. Si gioca Avellino-Foggia, finale playoff della Serie C1, dopo l’1-0 in favore dei pugliesi all’andata i lupi devono ribaltare il risultato per centrare la promozione in Serie B. Un’impresa che la squadra allenata da Giovanni Vavassori cercherà di compiere accompagnata da 20.000 tifosi biancoverdi presenti sugli spalti. In città c’è ottimismo, già nella semifinale contro il Taranto i lupi sono riusciti nella rimonta casalinga, e hanno tutte le carte in regola per ripetersi. Ma l’epilogo sarà sconsigliato ai deboli di cuore. In una squadra che può vantare un trio “macchina da gol” formato da Raffaele Biancolino, Gaetano Grieco e Felice Evacuo, quel giorno sarà un calciatore sconosciuto a regalare il sogno della cadetteria all’Avellino e a far esplodere il Partenio: il paraguaiano Gonzales Rivaldo Kiese.

Rivaldo arriva in Irpinia ad agosto del 2006, in prestito dal Genoa, dove ha disputato la Serie C1 la stagione precedente. Sarà il nome che ricorda un suo collega brasiliano che ha fatto sfracelli tra Barcellona e Milano, sarà la fiducia che ripongono in lui molti addetti ai lavori, che vedono il 19enne come un potenziale crack, sta di fatto che i tifosi dell’Avellino lo prendono fin da subito in simpatia. Rivaldo li farà aspettare un po’, prima che questa fiducia venga ripagata. Centrocampista rapido, bravo nel contropiede, Rivaldo non trova spazio nell’undici titolare di Nanu Galderisi. La squadra biancoverde viaggia a gonfie vele in campionato, prima in classifica per gran parte del girone d’andata e goleade rifilate alle avversarie nei vari derby con Salernitana, Juve Stabia e Cavese. L’unica stella a non brillare è proprio quella del paraguaiano. I lupi nel girone di ritorno vengono superati in classifica dal Ravenna e Pugliese opta per un inaspettato cambio alla guida tecnica, via Galderisi, arriva Vavassori. Con il nuovo mister Rivaldo trova più spazio, ma sempre partendo dalla panchina. Alla fine della stagione regolare, l’Avellino è secondo dietro ai ravennati e si qualifica per i playoff, per Rivaldo il misero bottino di 14 presenze (la maggior parte da subentrato) e 0 gol.

Rivaldo Avellino
Rivaldo con la maglia dell’Avellino

Dopo aver sconfitto il Taranto in semifinale e perso l’andata della finale contro il Foggia, si arriva finalmente al ritorno. Vavassori schiera i suoi con il 4-3-3: Gragnaniello tra i pali, De Angelis, D’Andrea, Puleo e Moretti in difesa, Garzon, Di Cecco e Porcari in mezzo al campo e il tridente Grieco, Biancolino, Evacuo. Rivaldo parte dalla panchina, non è una novità. Il Foggia gioca una partita giudiziosa e non si propone in fase offensiva, è l’Avellino che deve segnare a tutti i costi. Poche emozioni nel primo tempo e l’unico episodio da ricordare è la vergognosa spinta di Vincenzo Marruocco ad un raccattapalle a bordo campo, con il ragazzino che verrà trasportato fuori in barella. Nella ripresa gli ospiti partono forte, e in un’azione riescono a tirare verso la porta biancoverde per ben tre volte consecutive, ma Gragnaniello cala la saracinesca. Al 27′ la sostituzione decisiva: fuori un impalpabile Garzon, dentro il giovane paraguaiano. A pochi minuti dal termine i lupi rimangono in 10 per l’espulsione di Ametrano, tutto sembra andare storto, in tribuna c’è chi prega per un miracolo, c’è chi piange ormai rassegnato. Ma al 90′ ecco che Rivaldo decide di dare un senso alla sua stagione ad Avellino e di scrivere il suo nome con un pennarello indelebile nella storia della squadra biancoverde:

Sugli spalti si piange ancora, sì, ma stavolta sono lacrime di gioia. Il boato del Partenio lo avranno sentito anche a Foggia, Rivaldo è un eroe. Nei supplementari i lupi chiuderanno la gara con i rigori realizzati da Evacuo e Biancolino, a fine partita invasione di campo per festeggiare il ritorno in Serie B dopo solo un anno. Ma chi è stato determinante per conquistarla, non la giocherà. Rivaldo nel mercato estivo passa in prestito al Lugano, in Svizzera, dove in una stagione riesce a segnare per due volte su undici partite. A fine stagione il Genoa ha già pronta un’altra destinazione in prestito per lui, stavolta al Potenza. Nemmeno in Basilicata riesce ad imporsi e a gennaio viene acquistato a titolo definitivo dalla Spal. A Ferrara colleziona soltanto 7 presenze. Nel 2009 allora scende di categoria e passa al Gubbio, dove ritrova il suo vecchio compagno al Genoa Boisfer. Con gli umbri conquista la promozione in Serie C2, da vero protagonista. Rivaldo è infatti un perno della formazione titolare, e si confermerà uomo decisivo in finale. Sarà lui infatti a segnare il gol dell’1-0 nella finale di andata, contro il San Marino, un gol fotocopia di quello messo a segno al Partenio tre anni prima.

Rivaldo Bari
Rivaldo con la maglia del Bari

Nonostante tutto, Rivaldo non viene confermato al Gubbio e torna in Sudamerica, nella Serie B Argentina per giocare con l’Atletico Patronato. Campionato anonimo per il paraguaiano, che in estate tornerà in Italia, coronando il sogno della Serie B a 24 anni, dopo averla conquistata con l’Avellino quando ne aveva 19. Esordisce in cadetteria con la maglia del Bari nel 2011, dove ritrova anche il suo allenatore di Gubbio Vincenzo Torrente. E’ grazie a lui che Rivaldo trova anche spazio e gioca per 17 volte, fino al 2013 quando scade il suo contratto con i pugliesi. Da allora se ne sono perse le tracce. Che fine ha fatto Rivaldo? I tifosi avellinesi se lo incontrassero per strada gli bacerebbero quel magico piede sinistro, che altrove ha avuto poca considerazione. Dopo essersi svincolato dal Bari, Rivaldo si è trasferito al River Plate, eh no, non quello dei Millionarios argentini, bensì quello dell’Ecuador. Altro campionato anonimo ed altro trasferimento, l’ultimo per adesso, ad agosto 2014, quando ha deciso di ritornare in patria al Deportivo Capiatà, club della Serie A paraguaiana che pochi giorni fa è balzato agli onori della cronaca per aver sconfitto il Boca Juniors alla “Bombonera” in Copa Sudamericana per 1-0 con un gol allo scadere. Di chi? Di Rivaldo? No di certo, sarebbe stato un finale inaspettato di questo racconto, quasi quanto quel gol contro il Foggia: il nostro Gonzales era comodamente seduto in tribuna.

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