Che fine ha fatto Serge Dié: dall’Avellino all’Impegno Umanitario

Prelevato dall’Atalanta, nell’estate scorsa, con la formula del prestito, Moussa Koné ha conferito al centrocampo dell’Avellino una forza e un vigore maggiori, portando con sé il bagaglio di esperienze già acquisito nelle sue precedenti esperienze in Serie B e Lega Pro. Vincitore di un campionato cadetto con il Pescara nella stagione 2011-12, Koné non è, tuttavia, l’unico calciatore ivoriano ad aver calcato il prato del “Partenio-Lombardi”. Dobbiamo andare indietro di circa un decennio per incontrare un’altra vecchia conoscenza dei Lupi, proveniente dalla terra degli Elefanti. Si tratta di Serge Aristide Dié: giocatore che, per caratteristiche fisiche e ruolo, può essere realmente paragonabile al nostro Moussa. Ed è proprio di Dié che parleremo nella puntata odierna della nostra rubrica, “Che fine hanno fatto”.

Nato ad Abidjan (Costa d’Avorio) il 4 ottobre 1977, Serge Dié arriva ad Avellino nell’estate del 2001, sotto la presidenza di Stefano Monachesi. Prima dell’approdo in Irpinia, il centrocampista ivoriano aveva trascorso un periodo di tempo abbastanza lungo con la maglia della Reggina: in ben quattro stagioni con gli amaranto, però, Dié era riuscito a collezionare soltanto 15 presenze, senza mai andare a segno. Convocato in quella stessa Nazionale che, a partire dalla metà degli anni duemila, avrebbe fatto emergere campioni come Didier Drogba e i fratelli Kalou, l’atleta africano si era già messo in mostra con gli Elefantini al Mondiale Under 20 del 1997, in Malesia. In quest’occasione, un diciannovenne Dié veniva impiegato come laterale sinistro, creando diversi grattacapi ai pari età dell’Inghilterra di Michael Owen e riuscendo addirittura a segnare, nella gara successiva contro il Messico (1-1), il gol del momentaneo vantaggio per la Costa d’Avorio.

Le sue convincenti prestazioni con la Nazionale Under 20 avevano, dunque, attirato gli osservatori di diverse squadre europee. Ma fu la Reggina – militante allora in Serie B – ad assicurarsene le prestazioni, prelevando nell’estate del ’97 la futura meteora ivoriana dalla squadra della sua città natale, l’Africa Sports National. Come già anticipato, tuttavia, l’impatto con la compagine calabrese e con un palcoscenico calcistico decisamente più concorrenziale non avevano aiutato più di tanto il malcapitato Serge che, al termine della stagione 2000/01, opterà per la risoluzione del contratto. È così che, come un fulmine a ciel sereno, giunge la chiamata dall’Avellino, militante allora nel girone B della Serie C1. Il salto all’indietro di due categorie non spaventa affatto Dié, il quale considera, al contrario, la piazza irpina come una seconda possibilità per rilanciarsi nel calcio che conta.

Serge Dié U.S. Avellino

Il centrocampista ivoriano ha soltanto ventitre anni, quando pone la sua firma al contratto offertogli dalla società biancoverde: collocata in una fase di transizione, dopo il sogno della Serie B coltivato nella stagione passata, ma svanito nella semifinale play-off persa contro il Catania (1-0 all’andata, 0-2 al ritorno). La squadra è affidata a Gaetano Auteri, allenatore di belle speranze, pronto a stupire con il suo stile di gioco offensivo. Dopo un esordio non proprio esaltante – un 1-1 casalingo al debutto contro L’Aquila, seguito da un brutto ko nel derby contro la Nocerina (2-0) – i Lupi trovano la prima vittoria stagionale alla terza giornata, battendo al “Partenio” la Sassari Torres (2-1). Ed è in quest’occasione (16 settembre 2001) che si registra il debutto di Serge Dié con la maglia dell’Avellino. L’ottima prestazione contro i sardi convince il tecnico siciliano: da questo momento in poi, l’atleta ivoriano sarà titolare inamovibile, contribuendo a un filotto di sei risultati utili consecutivi, interrotto dalla pesante sconfitta ad Ascoli (4-1) alla 9°giornata. Dié riuscirà anche a realizzare il suo primo e unico goal con la casacca biancoverde: aprendo le marcature, dopo soli tre minuti, nel pareggio contro la Vis Pesaro (2-2) del 14 ottobre 2001.

Seguirà, poi, un periodo di flessione della compagine irpina, che culminerà in alcune pesanti sconfitte, come quelle contro Fermana (2-3) e Catania (3-1). Dié – già impiegato in misura minore rispetto alla fase iniziale del campionato – verrà chiuso ulteriormente dall’arrivo di centrocampisti del calibro di Davide Tedoldi e Maurizio Ciaramitaro. Per qualche settimana, l’ivoriano rivive l’incubo vissuto a Reggio Calabria, con il posto da titolare che vacilla di giornata in giornata. Fortuna vuole che, nella finestra del mercato di gennaio, il Benevento chieda al patron dei Lupi, Pasquale Casillo, un centrocampista con il quale poter rinforzare il reparto in questione. La scelta ricadrà, appunto, su Serge Dié, il quale approderà nel Sannio, per metà stagione, con la formula della comproprietà: dieci presenze e zero reti con le Streghe al termine della stagione 2001/02. Nella sessione successiva di mercato, l’Avellino, rimasto in terza serie, deciderà di ridimensionare ulteriormente i propri piani e di riscattare Dié alle buste.

Intanto, nessuno ad Avellino riesce a immaginare, neanche minimamente, che la stagione 2002/03 possa rivelarsi come una delle più belle e significative della storia recente del Lupo. L’avvio di campionato, preceduto dalle dimissioni di Ficcadenti e dall’annuncio di Salvatore Vullo come nuovo mister della compagine biancoverde, vede una presenza piuttosto limitata di Dié sul campo, spesso destinato a disputare brevi spezzoni di gara. Poi, dopo la sconfitta a Fermo (2-0) alla quinta giornata, l’ivoriano viene riproposto nell’undici titolare, in occasione della schiacciante vittoria dell’Avellino contro il Paternò (5-0): un risultato che aprirà la serie di sette successi consecutivi con i quali Molino e compagni si troveranno in testa alla classifica.

Per Serge Dié, si tratta di uno dei momenti più alti della carriera: torna nel giro della Nazionale ivoriana e inizia ad essere già adocchiato da diverse società di Serie A e B. Ma, ben presto, le lusinghe dei vari club (tra cui Bologna, Sampdoria e Torino) finiscono evidentemente per distrarre il centrocampista biancoverde, il quale, dopo l’espulsione nel derby contro il Benevento (1-0 per i sanniti al “Santa Colomba”), farà collezione di prestazioni negative. L’ultima, in ordine cronologico, quella fatta registrare nella sconfitta di Lanciano (1-0) del 5 gennaio 2003: ossia, la goccia che farà traboccare il vaso.

Dopo quindici presenze nella Serie C1 2002/03, sommate alle tredici della stagione precedente, Serge Dié lascia l’Avellino agli inizi di gennaio. Nei giorni precedenti alla risoluzione del contratto con la società irpina, diversi quotidiani locali e nazionali parlano di un’aggressione subita dall’ivoriano e da Alessandro Pellicori, a opera di tifosi biancoverdi: si vocifera che pugni e schiaffi siano inflitti senza pietà al malcapitato giocatore, il quale finirà in prognosi riservata per un giorno. Il Corriere della Sera titolo così sull’accaduto: “Avellino, Farwest del Pallone!”.  L’episodio fu decisivo per la cessione di Serge Dié al Nizza, nel gennaio 2003.

Corriere della Sera Avellino

Anche in Francia – e non solo in Costa Azzurra, ma anche a Metz e Ajaccio – l’ivoriano si farà riconoscere per il suo stile aggressivo e per la sua versatilità. Figura, inoltre, tra il 2005 e il 2007, anche un’esperienza in Serie A turca, con il Kayseri Erciyesspor. Nell’estate del 2008, infine, Dié approderà in Grecia, dove proseguirà, fino all’età di 36 anni, la sua carriera con le maglie di Iraklis Salonicco, Kavala, Veria e Skoda Xanthi. In particolare, con l’AO Kavala, Serge ha giocato in due periodi differenti: il primo, dal gennaio 2010 al giugno 2011; il secondo, dall’estate 2012 al gennaio 2013. Si tratta del periodo della carriera più fruttifero, in termini di prestazioni e di goal segnati (51 presenze e 5 reti). Memorabile resterà la punizione siglata nel match contro l’Aris Salonicco, stagione 2010/11.

E ora, che fine ha fatto Serge Dié? Da qualche mese, è di nuovo ad Abidjan, città che gli ha dato i natali. Sposato e padre di due figli, l’ormai 37enne atleta ivoriano è svincolato dalla scorsa estate: difficile, dunque, prevedere un suo ritorno in campo. In una recente intervista a un quotidiano online locale, Dié ha dichiarato di voler avviare una carriera imprenditoriale in Costa d’Avorio, senza però lasciare il mondo del calcio al quale «deve tutto». Già proprietario di una marca di pannolini, l’ex centrocampista dell’Avellino vuole far emergere ulteriormente il suo prezioso lato interiore, maturato nel corso della sua carriera.

La fondazione che porta il suo nome si prepone, infatti, l’obiettivo di costituire accademie calcistiche in Costa d’Avorio, Benin, Stati Uniti e Grecia, al fine di avvicinare tantissimi giovani allo sport, mettendoli al riparo dalla miseria e dalla criminalità. Il suo impegno umanitario lo ha portato a diventare anche ambasciatore per conto della OMPP (Organizzazione Mondiale per la Pace), nonché presidente della Manassé Foundation, associazione benefica che aiuta le fasce più povere della popolazione africana. È un manifesto desiderio, infine, quello di diventare vice-presidente dell’Africa Sports, trampolino di lancio per la carriera professionistica di Serge Aristide Dié. Semplicemente, un uomo dal cuore d’oro. Ah, caro Serge, se ti avessimo conosciuto durante la tua permanenza ad Avellino per quel che realmente sei… Ma non importa, sei comunque perdonato!

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